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Qualche domanda scomoda al Ministro Boschi

Qualche domanda scomoda al Ministro Boschi

Sembra proprio che io sia destinata ad affrontare nuovamente il rapporto fra donne e politica.

Solo ieri, molte testate online e siti di informazione hanno dato un grande spazio alla notizia dell’ennesima intervista di Maria Elena Boschi al settimanale Chi, notizia peraltro condivisa anche da molti siti di gossip (La Repubblica ha dedicato la solita ampia gallery di 28 foto a corredo dell’evento).

Il titolo è indimenticabile e vengono riportate alcune frasi del Ministro Boschi: “Sono ingrassata e non ho trovato l’amore”. Nell’intervista vengono fatte varie domande personali, circa la sua vita privata, i suoi week-end con le amiche, il tempo a disposizione per andare in palestra. In modo involontariamente comico, una delle dichiarazioni del Ministro è stata proprio sulla parità di genere che, a suo dire, raggiungeremo quando “non sarà importante per un politico come si veste e come è d’aspetto”. A questo punto la domanda mi sembra più che lecita: allora per quale accidenti di motivo Boschi si presta a questo tipo di interviste?

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La personalizzazione della politica non può essere considerato un fenomeno sconosciuto ormai. Si tratta di un processo indagato a fondo da sociologi e politologi da quasi vent’anni (tanto per citare un testo esaustivo, Il partito personale di Mauro Calise, risalente al 2000), che ha causato l’identificazione dei partiti non più nella tradizione storica di appartenenza ma nelle storie individuali dei loro leader, e per estensione anche ai loro esponenti di spicco.

La politica, come la tecnologia, è diventata user friendly, puntando su una presentazione semplificata dei concetti fino a farli diventare diventare vacui, privi di reale contenuto. I toni via via più informali permettono una rappresentazione semplice, che miri a creare una sorta di empatia e non una reale condivisione di idee.

Il Ministro Boschi, che tante volte è stata attaccata anche eccessivamente, tanto per farle svolgere quel ruolo da parafulmine spesso destinato alle donne che fanno parte di un gruppo decisionale, non può però sottrarsi a delle responsabilità. Perché accettare che i media offrano una simile rappresentazione di se stessa? Perché rispondere a domande tanto mortificanti per il suo ruolo come quelle sui chili in più, perché mettersi a parlare d’amore? Nella misura in cui le interviste personali sono funzionali ad una semplificazione concettuale, qual è il concetto che il Ministro vuole rimandare?

Simili discorsi a cosa possono servire se non a rimandare ai soliti, stantii stereotipi di genere: le donne buttano sempre un occhio alla bilancia, citano la nonna e aspettano l’amore. Perché? Perché il Ministro delle Riforme non si ribella e non spezza il circolo vizioso in cui sembra essere piombata? Ricalcare la vecchia immagine rassicurante della ragazza della porta accanto è sminuente e non lascia intravedere uno straccio di riforma.


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  1. Paolo

    27 febbraio

    Se i media italiani (non dico solo Chi che è una rivista di gossip e da cui non possiamo aspettarci grandi approfondimenti politici) non sanno fare altro che queste domande insulse ai politici e in particolare alle politiche, il problema è prima di tutto dei media italiani, e non voglio dire che un/a politico/a non sia responsabile di scegliere a chi rilasciare interviste

  2. silvia vaccaro

    27 febbraio

    Perché la scelta di chiamarla Ministro e non Ministra in questo pezzo? Stona tantissimo.

  3. carlotta majorana

    27 febbraio

    Ciao Silvia, sono l’autrice dell’articolo.
    Per gli atti ufficiali il termine “Ministra” non è ancora riconosciuto, pur non essendo scorretto linguisticamente. Nella misura in cui la forma è anche il contenuto hai certamente ragione. Come tutti non sono impermeabile alle inerzie e chi me le fa notare è più che gradito.

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