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Puccini for Beginners: la commedia romantica che n...

Puccini for Beginners: la commedia romantica che non ti aspetti

di Alusa Valente

“Il cuore e la mente insieme formano un singolo continente come scriveva Emily Dickinson? Sì. Quel continente è l’essere umano e un film simpatico e geniale si preoccupa di ricordarcelo.”

Incappai in Puccini For Beginners due anni fa. Una commedia americana, in cui la protagonista si autodefiniva “lesbica”. Di primo impatto pensai che si trattasse di un film sciocco, poiché la trama era decisamente scontata: lei che viene lasciata dalla sua compagna e allora comincia ad uscire contemporaneamente con un ragazzo e un’altra ragazza, che prima di frequentare lei uscivano insieme. Le premesse parevano quelle di un film di puro e semplice intrattenimento; nulla di più.

Fu però grazie all’adorabile protagonista (interpretata dall’eccellente Elizabeth Reaser – che poi è finita a fare Twilight, povera, ndr) che il film rientrò comunque nelle mie simpatie. Lo riguardai addirittura una seconda volta, sospinta dalla voglia di ottenere una maggiore comprensione dei dialoghi del film.

Ascoltando i dialoghi in lingua originale e cercando di capire, anche attraverso i toni, cosa intendessero i personaggi, il film arrivò a toccare il mio lato romantico. Giunta ormai alla terza visione, posso dichiarare che ormai adoro Puccini For Beginners.

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Il titolo è già di per sé una sciccheria: ha un chiaro riferimento all’0pera, così tanto amata dalla protagonista, ma anche al genere della commedia. È stato scritto e diretto da Maria Maggenti (regista già conosciuta per il suo precedente film a tematica LGBT dal titolo The Incredibly True Adventure of Two Girls in Love del 1995) ed è stato prodotto e distribuito in America nel 2006.

Maggenti riesce a far trasparire la “complessità” dei suoi personaggi, a partire dalla sua protagonista: una giovane donna indipendente, lesbica e anche un po’ buffa, ma non di meno “avvenente” – capirete perché ho usato questo termine se vi prenderete la briga di guardare il film.

Dopodiché si avvale di una storia semplice e già trita: lei incontra lui, poi incontra anche lei e comincia ad uscire con entrambi. Un primo elemento brillante, a mio parere, è la costruzione dei dettagli che punteggiano la narrazione, e che rendono realistica la pellicola: si va da elementi più “banali”, come l’evitare di indossare un vestito perché si ha il timore faccia sembrare grasse, all’introduzione di argomenti più complessi, come la questione della sessualità libera dalle etichette. Basti pensare alla protagonista, che si definisce lesbica e intraprende comunque una relazione con un uomo. Si parla inoltre della monogamia come possibile formula dell’amore, tra tante altre opzioni, e del significato del matrimonio sia per gli eterosessuali che per gli omosessuali.

La storia si sviluppa secondo un articolato sistema di coincidenze, in cui nulla è lasciato al caso, ed ogni elemento ha il suo perché. Non mancano le situazioni inaspettate, segnate dall’intromettersi in scena di alcuni personaggi, senza nessun senso logico, come se fosse la protagonista stessa a ricreare per sé quelle situazioni e ad andare contro i propri pensieri o capricci, e a creare per sé nuove opportunità e spunti d’azione.

Guardando la pellicola più volte, infine, ho notato i riferimenti a Freud alla fine del film, e mi sono chiesta: “e se non fosse un caso?” Se la regista si fosse avvalsa sul serio di teorie freudiane per comunicare al nostro inconscio attraverso lo schermo? Dopotutto, le situazioni che si volgono sullo sfondo, accompagnando la protagonista nelle sue capriole mentali, accadono con tale naturalità che potrebbero benissimo essere una specie di codice riparatore del nostro inconscio, servire da elementi di sovrascrittura dei nostri pensieri omofobi che col tempo la società ha impresso nelle nostre ingenue menti. Chissà?


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