Crea sito
READING

“Del manto d’una belva aveva odore”: breve v...

“Del manto d’una belva aveva odore”: breve viaggio tra profumi anticonvenzionali

di Teresa Cannatà

Avete mai provato a descrivere un profumo? È come camminare sulle uova: pur aiutandosi con un ampio uso di aggettivi per comunicare una sensazione personale transitoria, rimane sempre il dubbio di non aver detto abbastanza. Scrivere di profumi però è un esercizio affascinante, sospeso tra il palese e il sottaciuto, il soggettivo e l’oggettivo; diventa anche una sfida quando si tenta di descrivere profumi costruiti attorno a concetti astratti.

65056-dana-perfumes-1953-tabu-camilla-hprints-comPrendiamo, ad esempio, l’idea di peccato, a cui i profumi sono stati spesso abbinati in quanto beni voluttuari. Anziché negare questo binomio, diverse fragranze (di solito contenenti ingredienti come lo zibetto, l’ambra grigia o il castoreo) sono state ideate per evocarlo.

Il profumo “peccaminoso” per eccellenza è senz’altro Tabu di Dana, lanciato nel 1932 con lo slogan “Le parfum défendu” (il profumo vietato). La storia narra che al suo creatore, Jean Carles, fu chiesto di elaborare un profumo “da prostituta”; secondo alcuni, il risultato ricordava vagamente l’odore della biancheria intima usata, effetto delle note di fondo, ovvero sandalo, patchouli, muschio, benzoino, ambra e il suddetto zibetto.

Altro profumo legato al concetto di peccato è Mon Péché (My Sin per il mercato americano) di Lanvin, creato nel 1924 dalla misteriosa Madame Zed: si apre con note di testa aldeidate che fissano il neroli, il limone di Amalfi e la salvia sclarea; il cuore è floreale, mentre il fondo comprende vaniglia, muschio, balsamo tolu e zibetto.

lanvin_my_sin_verushka

Lanvin, My Sin

Oggi, la palma di profumo del peccato va data senz’altro a Secretions Magnifiques e Putain des Palaces del brand francese Etat Libre d’Orange. Il primo, creato da Antoine Lie nel 2006, contiene una serie di “accordi”sintetici che rievocano le alghe, il latte, il sangue e lo sperma; l’intenzione è quella di ricreare un coito olfattivo, il momento in cui il desiderio trionfa sulla ragione. Il secondo, invece, creato da Nathalie Feisthauer nel 2006, evoca altre immagini seduttive – un boudoir, dita che stringono un divano di pelle, la presenza palpabile del desiderio sessuale; la composizione comprende rosa, violetta, pelle sintetica, mughetto, zenzero, polvere di riso, ambra e note animali.

ELO_ichetkar_putain_des_palaces

Altri profumi nascono come omaggi alla notte, il momento della giornata in cui la vita continua, avvolta dal buio e dalla quiete. Immagini di foreste addormentate, di stelle e luna vengono spesso legate a profumi dal fascino romantico.

Uno di questi è Endymion di Penhaligon’s, che prende il proprio nome dal protagonista di un mito greco: Endimione è un bellissimo pastore di cui si innamora la divinità lunare Selene, la quale ottiene per lui un sonno e una giovinezza eterni. Creato da Steve de Mercado nel 2003, contiene note agrumate, di geranio e lavanda, unite ad un fondo di olibano, pelle, noce moscata e incenso: il risultato è straordinariamente seducente, maschile e al tempo stesso femminile (qui potremmo parlare del potere gender bending dei profumi).

Altra fragranza dedicata alla notte è Nuit étoilée di Annick Goutal: il classico flacone scanalato è stato prodotto in versione blu per amplificare le immagini di una notte stellata che illumina una foresta. Creato da Isabelle Doyen nel 2012, è un trionfo di menta, pino e resina d’abete, che lasciano spazio a note cipriate di iris ed elicriso, per chiudersi con ambra, angelica e fave di Tonka. Personalmente, in chiusura sento note di cioccolato amaro, non menzionate nella piramide olfattiva.

nuit-annick-goutal

La quiete della notte può anche introdurre il concetto del sonno eterno. Ebbene sì: alcuni profumi possono evocare immagini funeree, inquietanti, a volte malinconiche.

Avete presente la villa di Norma Desmond in Viale del tramonto di Billy Wilder? Se un profumo potesse racchiuderne la bellezza sfiorita e il senso di oppressione, questo sarebbe Mon Parfum Chéri par Camille di Annick Goutal, creato da Isabelle Doyen e Camille Goutal nel 2011. Torna una forte nota cipriata di iris, a cui si abbinano la prugna, il patchouli, l’eliotropio e la violetta: il risultato è terroso, amaro e decadente.

Un riferimento biblico alla morte (Salmo 129) ha ispirato invece De Profundis di Serge Lutens, creato da Christopher Sheldrake nel 2011. “Finché sono vivo, lo è anche la mia Morte. Ogni eroe in cerca di gloria combatte verso la prova della sua mortalità”: così Lutens commenta il profumo, dominato da crisantemo, violetta ed incenso, a cui si aggiungono leggere note terrose e d’acqua stagnante. Qui ci muoviamo su un terreno gotico, tra cimiteri in autunno, cieli neri e, forse, rimpianto.

511ac7d9e4e1866c3017883e30a12fee

Echi vividi di terra umida, di pioggia e muschio dominano, infine, Bluebell di Penhaligon’s, creato nel 1978 da Michael Pickthall. Profumo preferito di Kate Moss, indossato anche da Lady Diana, è la quintessenza degli aspetti più malinconici dello spirito britannico: l’apertura agrumata svanisce in fretta, lasciando spazio al giacinto, al mughetto, al ciclamino e alla rosa, per chiudersi con note di chiodi di garofano, galbano e cannella. Indossandolo, la sensazione è proprio quella di camminare in mezzo ad un bosco dopo una pioggia autunnale; dal terreno bagnato emerge, quasi narcotico, il profumo dei giacinti.

Nessuno dei profumi da me selezionati si fa amare senza resistenze: prima di poterli apprezzare o coglierne la complessità, vanno approcciati con un cuore aperto ed una mente libera. Ma non è forse questo il fascino sottile della profumeria di nicchia?


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.