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Piccoli segnali di indipendenza: un sollievo estiv...

Piccoli segnali di indipendenza: un sollievo estivo

Qualche settimana fa mi sono ritrovata all’epicentro di uno dei momenti più bizzarri della mia vita: la migliore amica (inglese) del mio diletto consorte (inglese) si è infatti sposata (in un paesino disperso nelle West Midlands) con un italiano di terza generazione.

Durante il matrimonio anglo-avellinese, mentre i parenti dello sposo si radunavano in un angolo buio del palazzo per guardare la finale di Champions League, e io osservavo affranta le tradizioni inglesi che avevano fatto breccia nell’esistenza di questa famiglia italiana.

Molte delle decorazioni recitavano infatti “Mr. & Ms. CognomeIndubbiamenteItaliano” e, durante la festa, la sposa mi ha confermato di aver cambiato il suo cognome in quello del marito e mi ha chiesto, in maniera molto poco sottile, quando avrei fatto lo stesso.

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Voglio evitare le ire degli sposi, quindi quest’immagine NON è del matrimonio a cui sono andata.

Gli aspetti ingloriosi del matrimonio in Italia sono tanti, a partire dal fatto che nel 2015 ci si debba ancora battere per il matrimonio non-eterosessuale. Non finisce mai di stupirmi che, in Paesi socialmente e legislativamente più avanzati nel campo dell’uguaglianza, sia ancora così radicata l’abitudine (nelle coppie eterosessuali) di cambiare il proprio cognome in quello del marito e quanto venga trovato scioccante quando questo non avviene.

Negli stessi giorni ho letto, riletto e straletto di come Zoe Saldana condivida ora il suo cognome con il marito Marco (italiano pure lui, guarda caso). A giudicare dall’attenzione dedicata a questa notizia da giornali e blog, è praticamente un colpo di Stato che sia il marito a prendere il cognome della moglie. Il clamore è stato tanto che l’attrice ha commentato il tutto sulla sua pagina Facebook:

Padri, figli, fratelli, uomini ovunque: la vostra eredità non perirà perché prendete il cognome della vostra partner, o se non prende il vostro.

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Sua maestà Zoe Saldana con il suo diletto consorte Marco Saldana

Negli stessi giorni, la cantante Ariana Grande si imbizzarriva su Twitter dopo che, per l’ennesima volta, era stata sminuita al ruolo di “fidanzata di”. Parte del suo lungo post diceva:

Sono stufa di vivere in un modo dove ci si riferisce alle donne principalmente come il passato, presente o futuro di un uomo.

Nessuna delle notizie ci dice qualcosa che non sapevamo già: viviamo in una società ancora profondamente patriarcale e eteronormativa. Non molto tempo fa io stessa scrivevo dell’orribile tendenza di cui parla Ariana Grande, quella di trasformare le donne in un’appendice dei loro consorti (uomini).

Ad ogni modo, visto che il nostro tema di luglio è indipendenza, mi sembra giusto aprirlo con il segnale positivo di due donne (e anche un uomo) che non hanno fatto niente di straordinario o epico, ma hanno fatto strisciare nella coscienza di molte altre ragazze il fatto che una relazione eterosessuale non debba essere necessariamente un contratto di subordinazione.

Nelle prossime settimane parleremo di altre donne che hanno fatto scelte coraggiose, nella vita vera e nella finzione. Sarà un mese in cui spiaggiarsi sotto il ventilatore, ma anche un mese per abbracciare quello che siamo e siamo capaci di fare indipendentemente dagli altri.


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  1. Paolo

    1 luglio

    è una consuetudine tipica dei paesi anglo-sassoni che anch’io non ho mai capito, certo Angela Merkel porta addirittura il cognome del primo marito e non le impedisce di essere una donna indipendente e non subordinata ma comunque sia Zoe Saldana ha ragione

  2. Lidia

    1 luglio

    Anche a me (Olanda) quando mi sono sposata, tutti (olandesi, ma anche colleghi di lavoro tedeschi, inglesi..) chiedevano “e adesso quindi come ti chiami?” E all’inizio restavo interdetta perche’ in Italia (o almeno nella zona da dove vengo io) anche se l’opzione di prendere il cognome del marito esiste, non lo fa quasi piu’ nessuno… Nemmeno nella generazione di mia madre. E anche mia nonna si e’ sempre firmata col suo cognome che io sappia… Bisogna anche dire che in Olanda spesso quando ci si sposa si considera proprio quale cognome prendere in modo che la famiglia abbia tutta lo stesso cognome, e ci sono abbastanza casi nei quali si prende quello della moglie e non mi risulta che sia considerato particolarmente strano…

  3. Carla

    13 luglio

    Questo è stato uno dei primi argomenti di cui ho parlato col mio ragazzo, inglese. Di fronte a paragoni spesso ingloriosi per il nostro paese, è con un certo orgoglio che ho sventolato il fatto che in Italia non c’è la pessima abitudine di prendere il cognome altrui. Dopo un primo straniamento ha concordato anche lui che non ha senso.
    Come scrive Marta, c’è ancora tanto da fare in tema matrimonio in Italia, però almeno questo… Per me sarebbe inconcepibile cambiare il mio nome, la mia identità, pur se volessi passare tutta la mia vita con qualcuno. Un conto è dire “al primo piano abitano i Rossi”, un altro è cambiare i propri documenti, firmarsi con un cognome “altro”.
    Grazie per l’articolo!

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