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Cos’ho imparato rileggendo Piccole Donne da ...

Cos’ho imparato rileggendo Piccole Donne da grande

Tra le sorelle più famose della letteratura americana ci sono sicuramente quelle di Piccole donne, romanzo scritto da Louisa May Alcott nel 1868.  Viene seguito nell’anno successivo da Piccole donne crescono, e successivamente da Piccoli uomini e I ragazzi di Jo, che raccontano dell’esperienza della secondogenita di casa March come direttrice di collegio.

Questa quadrilogia è stata scritta per motivi molto meno romantici di quelli che comunemente si immaginano. Cresciuta in una famiglia abbastanza serena, ma completamente instabile dal punto di vista economico, per Louisa scrivere non è soltanto questione di esprimere se stessa, ma un vero e proprio mezzo di sussistenza.

In uno dei suoi primi lavori, Work (1873), racconta di aver iniziato a lavorare a dodici anni per aiutare la sua famiglia, prima come cucitrice, poi da insegnante e attrice; l’attenzione al lavoro e l’importanza di essere indipendenti ritornano come temi anche in Piccole donne, dove tutte e quattro le sorelle hanno precisi doveri a cui adempire e cercano – nei limiti del possibile – di non sprecare mai il tempo.

Malgrado la nascita di Piccole donne sia stata pianificata quasi a tavolino, inserendosi in un filone più ampio che celebrava la famiglia americana, tentava di sanare i drammi della guerra civile da poco finita e era quasi sempre scritto da donne, il libro è incredibilmente sentito. Dentro Piccole donne, Alcott infila la storia della sua famiglia, ritraendosi come la secondogenita Jo, e raccontando delle altre tre sorelle come Meg (Anna), Beth (Lizzie) e Amy (May).

Confesso di averlo ripreso in mano con un po’ di timore: avevo paura che, non più all’inizio dell’adolescenza e ormai fuori target, il mio libro preferito di sempre non avesse più niente da dirmi. Fortunatamente, così non è stato: rispetto a quando avevo dodici anni ho soltanto notato qualcosa in più.

 

Illustrazione di Marianna Coppo

Illustrazione di Marianna Coppo

 

Meg, Jo, Beth e Amy

Nell’ipotetico caso in cui ci sia qualcuno che non ha mai sentito parlare di Piccole Donne e/o lo ricordi, questa è la storia: siamo in America nella seconda metà dell’Ottocento, durante la Guerra di Secessione. Quattro sorelle, tra gli undici e i sedici anni, aspettano il ritorno del padre dal fronte, vivendo con l’aiuto della madre le gioie e i dolori di ogni giorno.

Come si deduce da questa trama molto semplice, il punto di forza dl romanzo non sta nei colpi di scena, ma nei personaggi: Piccole Donne è un romanzo corale, dove ognuna delle quattro sorelle ha la sua importanza, il suo sogno, una storyline ben definita. Il fatto che la fascia d’età rappresentata sia sia così ampia e che ogni carattere trovi spazio nella famiglia March contribuisce al suo successo: è praticamente impossibile non riuscire a identificarsi in almeno una delle quattro sorelle March.

Anche se comunemente la protagonista della storia viene universalmente considerata la secondogenita Jo, in quanto gemella letteraria della Alcott, nel libro non ci sono soltanto la sua scrittura e anticonformismo, ma anche i primi amori e il teatro di Meg, la dolcezza e la musica di Beth, il disegno e i capricci di Amy. Forse anche perché modellate su persone realmente esistenti, nessuna di loro sembra un personaggio, una maschera. Sono veri e propri esseri umani con sogni, passioni e concezioni della vita ben precise e differenti, a dispetto della loro giovane età.

L’insegnamento più importante che le sorelle March possono dare oggi ad un’altra “piccola donna” credo sia proprio questo: la sorellanza. Nel libro molto spesso le sorelle March battibeccano e non si capiscono, ma sono sempre pronte ad aiutarsi l’una con l’altra: non importa se il loro sogno è fare la mamma, la scrittrice o la pittrice a Parigi, loro non giudicheranno e faranno il possibile per aiutare a realizzarlo.

 

La quinta sorella

Nei primi capitoli di Piccole Donne, Jo, la ragazza con un nome da ragazzo, fa amicizia con Laurie, il ragazzo della porta accanto, che invece si è scelto un nome da ragazza. Theodore Laurence, detto Laurie, può essere considerato la quinta sorella, con la sua personalità e il suo sogno (stabilirsi in Germania per diventare compositore), e la Alcott scrive di lui come se scrivesse di una delle sorelle March: non soltanto per tutto Piccole Donne non ci sono implicazioni romantiche di nessun tipo nei suoi confronti, ma c’è anche una parità vera e propria tra lui e la sua migliore amica, Jo.

Certo, Jo come la Alcott sa che non può durare, non soltanto perché la famiglia di Laurie è ricca e la sua no, non soltanto perché lui andrà al college e avrà un brillante avvenire e lei chissà, ma anche perché siamo nella seconda metà dell’Ottocento, Laurie è un uomo, Jo è una donna, ma intanto vivono insieme il periodo beato dell’adolescenza inventando scherzi e vivendo avventure all’insegna della parità.

Leggere di Jo e di Laurie, lei così impetuosa e energica, lui così timido e dolce, mi è sembrato un modo molto delicato di sovvertire le regole dall’interno dell’America della seconda metà dell’Ottocento, per giunta in un romanzo che si inserisce in un filone successivo alla Guerra di Secessione e che aveva come scopo celebrare famiglia e focolare per dimenticare gli orrori della guerra appena finita.

 

Migliora te stesso

Se possiamo considerare come principale insegnamento del libro la sorellanza e l’accettazione incondizionata delle proprie sorelle, anche se è dura, anche se molto spesso costa qualche sacrificio, come un manoscritto bruciato nel fuoco o rischiare di affogare in un laghetto ghiacciato (le conseguenze del più grave litigio tutto il libro), direi che il secondo è migliora te stesso.

Forse anche perché il libro nasce come opera educativa-didattica, le sorelle March vengono costantemente spronate a fare del proprio meglio e a non sprecare mai il tempo. La novità interessante è che, oltre al generico, essere più buona (e soltanto la terzogenita, Beth, riesce completamente in questo, arrivando a rischiare la vita per assistere una famiglia povera e malata di scarlattina), c’è anche il nuovo e più moderno afferma te stesso.

Ciascuno dei talenti delle quattro sorelle viene costantemente incoraggiato dagli adulti presenti nel romanzo e all’interno del nucleo familiare non vengono mai scoraggiate a fare qualcosa in quanto donne; allo stesso tempo, vengono spronate a correggere i loro difetti. Non è soltanto Jo che deve imparare a comportarsi da signorina e avere una cura migliore della sua persona, ma Meg e Amy devono diventare meno egoiste e vanitose, Beth vincere la sua timidezza patologica; perfino Laurie, sotto la loro influenza, inizia a vergognarsi della vita pigra che conduce e dei suoi scatti di rabbia nei confronti del nonno con cui vive. I personaggi di Piccole Donne continueranno a sbagliare fino alla fine del romanzo, ma lo faranno sempre con una consapevolezza crescente.

 

Piccole Donne: femminismo sì, no, forse

Al termine di queste riflessioni proviamo a dare una risposta alla Grande Domanda: nonostante quello che ci hanno raccontato a scuola, Piccole Donne può essere considerato ancora un romanzo femminista? Su internet si possono trovare moltissime opinioni in merito, alcune di semplici lettori come me, altre di veri e propri studiosi. Louisa May Alcott, la scrittrice che divenne famosa scrivendo per l’infanzia e al tempo stesso redigendo sotto pseudonimo testi molto più scabrosi (alcuni, recentemente pubblicati, sono piaciuti perfino a Stephen King, per dire), è ancora un grande mistero.

In generale, le critiche che vengono fatte oggi al romanzo sono queste: nel seguito, Piccole Donne Crescono, nessuna delle sorelle March diventa qualcosa di diverso da una buona moglie, crescendo tutte quante si annullano un po’ all’ombra degli uomini che sposano e con l’eccezione in parte della sola Jo lasciano perdere i loro sogni di gioventù.

A queste critiche posso in parte rispondere dicendo che fondamentalmente lasciar perdere i propri sogni di gioventù è quello che accade anche a Laurie, anche se è un uomo, costretto ad abbandonare le proprie velleità artistiche e diventando l’uomo d’affari borghese che tanto aveva aborrito in gioventù, proprio come suo nonno. È il retrogusto amaro di Piccole Donne Crescono, diventare grandi (a fine Ottocento, ma non necessariamente), nonché parte del motivo per cui non mi piace granché il seguito e di solito fingo che non esista.

Io mi sento di rispondere che sì, Piccole Donne continua ad essere un romanzo femminista per un motivo tanto chiaro quanto semplice: le sorelle March vengono educate come esseri umani, non donne. Via i corsetti, sì all’esercizio fisico e ai libri, ognuna di loro è libera di affermare la propria personalità e il proprio carattere: a prescindere dalla fragilità di Beth o dalle insicurezze di Amy, sono quattro personaggi che, lontani dagli stereotipi, chiedono e ottengono il proprio spazio.


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  1. Paolo

    27 febbraio

    Grazie per questo articolo, prima di leggerlo non sapevo che May alcott avesse scritto thriller. sapete se sono usciti in italiano?

  2. Salome Sodini

    27 febbraio

    Che io sappia non sono mai stati tradotti. Questa dovrebbe essere una raccolta in inglese: http://www.amazon.com/Behind-Mask-Unknown-Thrillers-Louisa/dp/0688151329

  3. Paolo

    27 febbraio

    Grazie,Salome. Sono i momenti in cui vorrei che il mio inglese fosse migliore 🙂

  4. fairylizzie

    28 febbraio

    “Piccole donne” è uno dei miei libri preferiti e l’ho riletto con piacere circa cinque anni fa, dopo circa dieci anni di distanza dall’ultima volta e ogni volta che lo rileggo (anche solo una pagina, anche solo un capitolo) è un po’ come tornare a casa. Ho una sorella maggiore e mi ritengo una persona fortunata perché so che lei ci sarà sempre per me.

  5. Maria

    12 giugno

    Interessante. Ssarei molto curiosa di sapere cosa ne pensi di Anna dai capelli rossi.

    Per Paolo: é stato pubblicato “Un lungo, fatale inseguimento d’amore”
    http://www.amazon.it/gp/product/8873715079/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=24114&creativeASIN=8873715079&linkCode=as2&tag=parlarti0b-21

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