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Di persone che spalano fango sulle vostre conquist...

Di persone che spalano fango sulle vostre conquiste e altre catastrofi

In inglese c’è una bellissima espressione che è anche il titolo di una famosa canzone di Broadway: “Don’t rain on my parade”. Significa, abbastanza letteralmente, “non rovinatemi la festa” o “non buttatemi giù per qualcosa di cui sono felice”.

Mai espressione mi è stata più utile, perché ho ormai perso il conto di quante volte persone a caso (o anche persone a me molto vicine) hanno, intenzionalmente o no, “piovuto sulla mia parata”, se mi perdonate il calco. Ma a chi non è successo, dopotutto? Certe persone provano un gusto morboso a rovinare i piani delle altre, a trovare la pagliuzza nell’occhio, a notare il difetto e a renderlo un gigante elefante nella proverbiale stanza. Insoddisfazione personale? Frustrazione? Gelosia? Invidia? Forse. O forse semplicemente la soddisfazione di essere una spina nel fianco.

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Illustrazione di Giulia de Giovanelli

Ricordo un episodio in particolare che mi fece abbastanza male perché arrivato da qualcuno che non mi sarei mai aspettata. Un commento sessista sotto il post su un articolo di Soft Revolution non era abbastanza, perché a volte riesco a “perdonare” il sessismo se i peccatori in questione si pentono in tempo. Ma invece di pentirsi, quest’anonimo – per l’occasione – commentatore proclamò aggressivamente l’inutilità e la futilità di tutti gli articoli di Soft Revolution, definendolo, e qui sto parafrasando, un covo di femministe fissate che cercano sessismo dove non ce n’è, e rovinano tutte le cose del mondo con le loro polemiche. Potrei aver aggiunto un leggero tocco di drammaticità all’evento, ma il succo della questione era questo.

Ora, io non vorrei fare un’ode a Soft Revolution nelle sue stesse pagine, perché potrebbe sembrare shameless self-promotion. C’è da dire però che delle cose che ho fatto nella mia vita, scrivere per Soft Revolution è certamente nella top 5. Quindi, ferita nell’animo da questo anonimo – per l’occasione – commentatore, con cui all’alba dei tempi avevo avuto un’amicizia delle più strette, mi sono sentita crollare il mondo addosso. Una persona di cui mi fidavo, proclamava la futilità dei miei sforzi, e degli sforzi di tantissime altre persone. Una persona di cui mi fidavo soffiava sul mio castello, chiamandolo un castello di carte.

A questo commentatore, la mia risposta finale, parafrasata e drammaticizzata, è stata che il mio castello sarà pure un castello di carte, ma è alto e ben costruito, le carte sono fatte del miglior materiale derivato dalle migliori intenzioni, e poi ci siamo noi, che abitiamo il castello, a tenere in piedi il tutto. Il mio sarà pure un castello di carte, ma per lo meno mi da più soddisfazioni di quanto un solido appartamento di mattoni potrebbe darne a te. Dopo questo scambio, il ponte levatoio si è chiuso e l’anonimo – per l’occasione – commentatore è rimasto fuori.

Essere femminista comporta un rischio calcolato: ogni due per tre verrà gente a disquisire sull’inutilità e la futilità di ciò in cui credete, di ciò che fate, di ciò di cui siete fiere. Non diversamente da chi crede nell’azione politica, da chi fa arte, da chi è laureato in lingue o in lettere, da chi vuole fare giornalismo, da chi è un blogger professionista, da chi cerca di fare qualcosa che non sia il classico mestiere percepito come tale. Perché non si trova lavoro, perché non paga, perché non serve a niente, perché tanto il mondo non cambia solo perché noi, bambine, ragazze e adolescenti del mondo, vogliamo che ciò avvenga. Cresci, ti dicono. Bel lavoro ma…, ti dicono, con la condiscendenza tipica delle persone che pensano di sapere come gira l’universo meglio di te.

Personcine simpatiche, tutta questa vostra buona volontà (perché sono sicura che in fondo, molto in fondo, ci sia un goccio di buona volontà nelle vostre critiche senza argomentazioni) potete anche tenervela per voi. Direste mai ad uno scienziato “non scoprirai mai niente di nuovo”, o ad un medico “non salverai mai la vita a quella persona”? No, perché non ha senso.

A voi che amate spalare fango (e altro) sulle parate degli altri, basta. Andate ad organizzarvi le vostre, di parate. Dio ce ne scampi credere in qualcosa, di questi tempi.

A tutti quelli che sono fieri di qualcosa, continuate ad aggiungere carte al vostro castello. Aggiungete ombrelli sopra le carte perché ci sarà sempre qualcuno a soffiare o a invocare temporali; proteggete il vostro castello perché è vostro e solo voi avete potere su di esso. Controllate i vostri sogni e non fatevi dire da nessuno, nessuno, che quello che amate è inutile, stupido, o poco funzionale. Se io voglio studiare una lingua parlata da quattro gatti nella foresta dell’Amazzonia, o l’antico babilonese; se voglio pensare di poter cambiare il mondo una persona alla volta, lasciatemelo pensare. Qual è il peggio che può succedere? Niente. Ma a quello siamo già preparate dall’inizio, grazie a tutte queste personcine laboriose.

Quindi, andiamo pure avanti, miei prodi. La strada è lunga, gli anonimi – per l’occasione – commentatori inutili sono in agguato ad ogni angolo, ma l’importante è che siamo saldi in sella e a testa alta. Al massimo cadiamo da cavallo, ma un modo per ripartire si trova sempre. Dopo tutto, per chiudere il cerchio con un’altra famosissima canzone, “The show must go on”.


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  1. ELISA

    20 gennaio

    BRAVA(E)!

  2. Luz

    20 gennaio

    Ben detto!

  3. La Simona

    20 gennaio

    Oltre alle motivazioni che hai elencato all’inizio, credo ci sia anche molta insicurezza da parte loro. Loro non riuscirebbero a fare quello che fai tu e quindi vogliono trascinarti giù nella loro miseria.

    Finché si tratta di anonimi su internet, chissene, qundo sono amici però,è difficile da mandar giù… 🙁

  4. Emme

    20 gennaio

    Una sola parola: grazie.

  5. Sara

    15 febbraio

    Anche io dico grazie per questo bellissimo articolo.
    Aggiungo un’altra motivazione ancora a questo comportamento: a volte soffiare sul castello di carta altrui è un modo per difendere a spada tratta il proprio castello. Che però non è fatto di carta, ma di aria.
    Cioé: quello che gli altri pensano di me non sono problemi miei.

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