Crea sito

Chi ha paura del gender?

Ho frequentato le scuole elementari nei primi anni Novanta. Per otto anni, avendo continuato il percorso all’interno dello stesso istituto anche alle medie, ho trascorso le mie giornate all’interno di una scuola cattolica. Messa di inizio e fine anno, recita di Natale a base di annunciazioni e bambinelli, contorno di cappella privata all’interno della struttura dove, di tanto in tanto, si faceva una capatina per una preghiera “che male non fa”. Un menù ricco e variegato all’interno del quale, vi stupirete, veniva servita anche la tanto perniciosa teoria gender.

Le maestre ci hanno sempre insegnato che bambini e bambine possono fare le stesse cose. Io giocavo a calcio durante la ricreazione e mi è capitato diverse volte di partecipare a sedute de “Il gioco della famiglia” dove erano i bambini a interpretare il ruolo del casalingo provetto, armati di pentole immaginarie, foglie e sassi come pietanze. Nessuno si stupiva vedendo i “maschietti” della scuola materna aggirarsi per i cortili armati di bambolotti e l’unica reprimenda che una bimba poteva buscarsi in caso di lotta libera coi compagni era legata al fatto che “la violenza è una brutta cosa”. Per tutti. Non si fa a botte, né fra maschi, né fra femmine.

Crescendo le cose non sono cambiate. I laboratori di cucito e découpage (per i famigerati banchetti di raccolta fondi durante le feste scolastiche) erano aperti a tutti e molte ragazzine optavano, senza problema alcuno, per il lavoro di falegnameria. Arrivati alla pubertà sono iniziati i problemi ovviamente ma, anche in questo caso, senza alcuna discriminazione o “variante” di genere: il sesso non si fa. La regola vale per tutti. Niente atti o pensieri impuri, punto e basta. Poi son passati vent’anni.

tumblr_n748cp5S7S1rpgpe2o5_r1_1280

Da “Piccolo blu e piccolo giallo”

In queste settimane, complice la ripresa delle scuole, social network e testate giornalistiche sono state invase da articoli riguardo la “minaccia” della teoria gender. Dopo la messa all’indice, da parte del sindaco di Venezia, di numerosi libri per bambini accusati di diffondere questa teoria fra i piccolissimi, non sono mancati gli attacchi al Governo e ai provvedimenti della “Buona scuola” che, sempre attraverso la pericolosissima teoria, mirerebbe a corrompere e pervertire l’animo dei ragazzi proprio all’interno delle aule degli istituti. Sessualizzazione dei contenuti divulgati, sovrapposizione dei generi “naturali”, confusione identitaria e sovversione della morale: ecco le accuse principali.

Su queste pagine abbiamo già affrontato – cercando di riderci su, per quanto possibile – il tema della crociata contro la teoria gender. Ma di cosa parliamo quando parliamo di gender? E siamo sicuri di sapere di cosa trattano i famosi libri che tanto clamore hanno suscitato nelle scorse settimane?

La “teoria gender” non esiste. Primo assunto. Esistono gli studi di genere (o gender studies), che racchiudono studi di carattere letterario, sociale, culturale, politico, economico, scientifico. Si tratta, per semplificare al massimo la questione, di un approccio ampio e ragionato alle questioni che riguardano la diversità. La medicina di genere, ad esempio, si occupa di studiare – cito solo un esempio fra tanti – il diverso “impatto” che le terapie farmacologiche hanno sull’organismo maschile e femminile. Sovversivo? Direi di no. Deviante? Nemmeno. In campo culturale l’approccio di genere implica una diversa attenzione nei confronti della variabile identitaria. Identitaria e non sessuale perché l’identità individuale non si basa sul semplice binomio X-Y.

Come siamo arrivati quindi agli odierni deliri riguardo i pericoli della perversissima teoria gender? In parte a causa di una lunga serie di fraintendimenti (gender=gay, gender=sessualizzazione…), in parte per evidentissime lacune culturali e, altrettanto evidenti, lacune nei mezzi d’informazione.

Da "Piccolo Uovo"

Da “Piccolo Uovo”

In questi giorni ho avuto modo di leggere, per l’organizzazione di un laboratorio per bambini, buona parte dei libri proscritti dal sindaco di Venezia. Ne avevo sentito parlare a lungo, ma non mi ero mai soffermata ad analizzarne i contenuti effettivi. Cos’ho scoperto? Niente. Non ho scoperto niente.

Nelle pagine di libri che parlano di pappagalli che sognano di tornare a vivere ai Caraibi abbandonando la gabbietta in cui sono stati rinchiusi, di principesse che vengono salvate dal drago da fanciulle in armatura e bianco destriero, di anatroccoli che sembrano non essere portati per nessuno sport e si scoprono poi capaci di aiutare con energia la loro comunità, di famiglie adottive, di famiglie con papà, senza papà, con papà part-time, con il solo papà, di bambine che vorrebbero tanto avere una sorellina e la trovano nella loro migliore amica, non ho trovato nulla di “perverso” o “deviante”.

Ho trovato la speranza per un mondo giusto, in cui le diversità vengono rispettate e valorizzate. in cui ognuno può trovare la sua strada ed essere accettato per ciò che è, in cui le difficoltà possono trasformarsi in potenziale di crescita. Ho trovato quello che si trova nella miglior letteratura per bambini e ragazzi da sempre.

Forse il problema è proprio questo: la cultura apre la mente. Leggere insegna, fin da piccoli, che i diritti sono diritti e non privilegi, che ogni bambino e ognuno ha il diritto di potersi esprimere e di cercare la sua strada. Ha il diritto di essere felice e di stare bene con sé stesso.

A fronte delle tante falsità in circolazione leggere dal vivo questi libri, farli conoscere e dare la possibilità alle persone di capire che non c’è alcun gender di cui aver paura potrebbe essere una strada più efficace di tante polemiche e divagazioni fuori tema. Perché non c’è alcuna naturalità sotto attacco, casomai solo una vita da raccontare e interpretare.


RELATED POST

  1. Micol

    21 settembre

    Sono d’accordo con te e mi piace come hai scritto l’articolo, complimenti!

  2. Caterina bonetti

    21 settembre

    Grazie mille!

  3. Donatella

    22 settembre

    Bell’articolo, grazi da una “editora gender’!

  4. caterina bonetti

    22 settembre

    Ah ah! Sta diventando un covo di pericolosissimi sovversivi gender!

  5. Marianna

    15 ottobre

    Devo fare una precisazione!
    Non so perché continuo a leggere “la teoria del gender non esiste” detto da chi si oppone a questo psicodramma del gender, davvero lo leggo in continuazione!
    Invece la gender theory in antropologia esiste eccome, e meno male che esiste!
    E’ la sacrosanta teoria che sostiene che sesso biologico e genere sono due cose distinte: l’uno è naturale, l’altro costruito culturalmente.
    E quindi sostiene anche, e questo è importante, che dal fatto che io abbia una vagina non ne consegue automaticamente che io debba essere civettuola e/o sensibile e/o delicata ecc.

    E inserire la teoria gender nelle scuole non significa indottrinare i bimbi con chissà quale ideologia sovversiva, ma solo passare il messaggio per cui OGNI modo di sentirsi maschi e femmine ha dignità. Se questo concetto passa, l’amico maschio che non gioca a calcio magari non viene più chiamato finocchio.

    Dal mio punto di vista, quindi, da queste argomentazioni si deve passare per contrastare i fanatici antigender, non dall’affermare che “il gender non esiste”.

  6. Valeria Righele

    16 ottobre

    Marianna, mi sembra che Caterina nell’articolo spieghi bene che “la teoria gender non esiste”, ma che “esistono gli studi di genere (o gender studies), che racchiudono studi di carattere letterario, sociale, culturale, politico, economico, scientifico… Un approccio ampio e ragionato alle questioni che riguardano la diversità”.
    Quando si cerca di far ragionare i crociati anti-gender, si cerca soprattutto di far capire che quello contro cui si battono non esiste, è una gigantesca paura infondata, e su quello è bene martellare PRIMA di spiegare (se mai presteranno attenzione) che esistono studi di genere utili e sacrosanti, con reali finalità educative.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.