C’era una volta una pista di atletica dismessa, adesso c’è un giardino.
Non è una favola, ma quello che è realmente successo a Firenze in via Borgo Pinti 78 per volontà di Giacomo Salizzoni, architetto appassionato di guerrilla gardening.

Il termine, che forse avrete già sentito, viene usato per la prima volta nel 1973 a New York, quando Liz Christy e il suo gruppo Green Guerrilla si impadroniscono della fatiscente area di Bowery Houston per trasformarla in un giardino; più di quarant’anni dopo continuano ad essere emulati da molti altri attivisti in ogni parte del mondo, che intendono restituire alla natura dei pezzi di terra abbandonati, utilizzandoli per coltivare piante.

Liz Christy

Liz Christy

Salizzoni, ispirato da ciò, inizia a fare sopralluoghi nel rione di Sant’Ambrogio, alla ricerca di “uno spazio urbano estremo da poter tramutare in un giardino commestibile”. La pista di atletica in disuso che trova poco distante gli sembra perfetta e con un progetto di massima riesce a convincere sia il Comune di Firenze, che è proprietario dello spazio, sia l’Istituto Gaetano Barbieri, che invece ne fruisce.

Raccolti i soldi necessari, il nuovo community garden di Firenze viene ufficialmente inaugurato nell’ottobre 2013. Il nome Orti Dipinti non è soltanto un gioco di parole che rimanda al nome della strada, via Borgo Pinti, ma ricorda anche il passato della zona e il tempo in cui era piena di conventi con orti e giardini: a quanto pare, era così bella che gli artisti si fermavano a dipingerne il paesaggio.

Il giardino

Il giardino

Una della prime cose che mi ha colpito, visitando il giardino, è stata la scelta di mantenere il tartan della pista di atletica leggera: questo materiale non mi sembrava che combinasse molto con l’idea dell’orto, ma sono stata costretta a ricredermi. Tanto per dirne una, le coltivazioni a Orti Dipinti non vengono fatte per terra, ma in delle apposite casse in legno senza trattamenti chimici, che possono essere sposate mediante i transpallet (sorta di carrelli) a seconda delle esigenze.

Salizzoni spiega che questa tecnologia sta dando ottimi risultati: i cassoni consentono di areare il terreno e le ampolle di acqua inserite all’interno secondo il sistema della sub-irrigazione impediscono che si secchi troppo. La critica che viene comunemente fatta agli autori del guerrilla gardening di non avere la minima competenza nel campo che pretendono di occupare è lontana dai volontari di Orti Dipinti, che prestano anche grande attenzione alla biodiversità e mettono le piante in condizione di auto difendersi, senza usare prodotti chimici.

Il tartan permette inoltre  un facile transito di carrozzine, biciclette e skateboard: per un luogo come Orti Dipinti, che non soltanto si propone come spazio di coltivazione, ma anche come vero e proprio luogo di incontro e aggregazione, questo è molto importante. “Vorrei creare un laboratorio contemporaneo a cielo aperto” dice ancora Salizzoni. “Una scuola, che sia di esempio per altre realtà, dimostrando che è possibile creare un modello auto sostenibile nel settore del verde, in grado di formare persone e professionalità con alto valore sociale e terapeutico, riusando spazi abbandonati o degradati”.

Le coltivazioni nelle casse di legno

Le coltivazioni nelle casse di legno

Secondo lui, il successo di Orti Dipinti parte da questo: dal coinvolgimento delle persone, che siano gli abitanti della zona o i volontari che vengono liberamente a dare una mano. Attualmente i volontari si ritrovano il martedì, il giovedì e il sabato mattina dalle 10:30 alle 13 per occuparsi della manutenzione e della pulizia del giardino, ma capita che passino semplicemente altre persone a dare un’occhiata, scattare fotografie o fermarsi a leggere e a riposare.

Il coinvolgimento avviene su più livelli e grande attenzione è data all’aspetto social: non per niente, nella mente del suo ideatore Orti Dipinti è un Community Garden 2.0, dove gli spazi condivisi sono affiancati da una grande attenzione alle attività sociali e didattiche. “Di solito non c’è abbastanza spazio per coltivare, quindi è necessario che questo aspetto sia affiancato da altri, come ad esempio quello educativo”.

Il tartan della pista di atletica e, sullo sfondo, il bagno a secco che aiuta un albero a crescere

Il tartan della pista di atletica e, sullo sfondo, il bagno a secco che aiuta un albero a crescere

Tra i progetti futuri, un mercato dei prodotti locali ogni primo sabato del mese, una biblioteca “verde” a disposizione di chiunque lo desideri, l’illuminazione notturna e l’immancabile connessione wi-fi.
Al momento, sulla pagina Facebook Community Garden è in corso la raccolta fondi per l’acquisto di una serra, mentre già da un po’ è attivo il Pipì Compost Toilet, un bagno a secco che dovrebbe essere disposto a breve anche in altre parti della città sprovviste di bagni pubblici, come ad esempio i parchi, e si ripropone di ricavare un compost utilissimo per la coltivazione delle piante dai nostri bisogni.

Al tempo stesso, altri gruppi di persone lavorano al sito, al profilo Instagram e al blog su cui vengono documentate tutte le attività del giardino e i progetti a esso legati: “insieme stiamo costruendo una barca-arca che ci porterà lontano. Non sappiamo dove arriveremo, ma la rotta è certa e la strada già solida.” conclude fiduciosamente Salizzoni.