Da piccola mia madre mi sgridava spesso perché mi trovava, mentre leggevo sul divano o sul letto, con una mano nelle mutande. Non era niente di realmente sessuale all’epoca, solo una bambina che gioca, come tutti i bambini fanno. Eppure, ricordo chiaramente la scottante vergogna che mi assaliva ogni qual volta venivo beccata, per così dire, con le mani nel sacco.

I bambini maschi giocano spesso con i propri genitali, ma nessuno li fa sentire inadeguati al riguardo. Eventualmente viene loro detto di farlo in privato. Il gesto è considerato invece molto sconveniente per le bambine, cui viene intimato di non farlo. La demonizzazione di quella parte del corpo femminile inizia dunque molto, molto presto.

Molte società e culture operano un sistematico controllo sulla sessualità e sul piacere femminile. Per secoli le ragazze sono state educate ad essere un accessorio del piacere maschile, a mantenersi “caste e pure” fino al matrimonio, a mostrarsi ed essere disinteressate verso il sesso, a considerare come fine ultimo di una relazione solo l’amore romantico.

Hailee Steinfeld ha capito tutto

Hailee Steinfeld ha capito tutto

Avevo già vent’anni quando raggiunsi il mio primo orgasmo, e tutto, da quel momento, mi fu più chiaro. Non avevo mai sperimentato quel tipo di liberazione prima d’allora, quell’ondata di piacere travolgente che arriva alla fine di un climax. Non avevo mai sperimentato quella sensazione di perdita di controllo che si ha per una manciata di secondi durante l’orgasmo. Non era la prima volta che avevo rapporti con una persona, ma fino ad allora, il magico mondo del piacere era rimasto misterioso ed elusivo. Pensavo di aver più o meno capito come funzionasse, e invece non avevo proprio capito un accidente.

Anche oggi che l’istruzione è un diritto inalienabile per tutti, l’educazione sessuale è scarsamente praticata, e i ragazzi vengono a sapere le cose un po’ per sentito dire, un po’ tramite internet e film porno. L’argomento dell’orgasmo femminile passa ancora grandemente sotto silenzio, al punto che esistono ancora articoli come questo, in cui si dibatte “l’inutilità biologica” dell’orgasmo femminile, ci dà da pensare (e non cose belle).

Diamo per scontato spesso che oggigiorno le cose siano diverse. Ormai si sa che le donne desiderano il sesso tanto quanto gli uomini (presente Sex and the City?). Eppure per tante donne è ancora difficile raggiungere l’orgasmo in un rapporto. Perché?

Educate alla pudicizia come valore fondamentale, noi donne non parliamo abbastanza di orgasmi, non parliamo abbastanza di masturbazione, non parliamo abbastanza di come, dove, quando e perché proviamo piacere. È un cane che si morde la coda, come riporta Bim Adewunmi sul Guardian: meno ne parliamo e più ci imbarazziamo quando ci sforziamo di cambiare la situazione.

Parlarne provoca sempre un certo rossore diffuso, specialmente se si parla di masturbazione. Ma perché l’autoerotismo, l’atto per eccellenza della ricerca del piacere fine a se stesso, ci crea così tanti problemi? Non sembra esserlo per uomini o maschi adolescenti. Perché dovrebbe esserlo, d’altronde, quando passano la maggior parte della propria vita parlando fra di loro dei propri genitali, confrontandoli, scambiandosi consigli su come fare cosa e con chi, ridendo al numero infinito di battute al riguardo in film, telefilm, libri, fumetti, eccetera.

Pensate che in Scozia, addirittura, già nel 1732 era stato fondato il Beggar’s Benison, un club per gentiluomini devoto “alla celebrazione conviviale della sessualità maschile”. Sì, è esattamente quello che sembra. Nel telefilm britannico Skins, popolare fino a qualche anno fa, un episodio si apre proprio con la scena di un ragazzo che si masturba come parte del suo rituale mattutino, senza voler essere una scena sconvolgente, ma appunto, di routine.

Insomma, ormai, la masturbazione sembra aver smesso i suoi abiti di tabù, ma se si aggiunge l’aggettivo “femminile”, zac, ecco che se li rimette addosso in un attimo, ecco che cala un silenzio imbarazzato.

tumblr_nii6pqGr361tqxsu6o1_500

Ho avuto il mio primo orgasmo a vent’anni e dopo tre partner perché non sapevo neanche cosa ci fosse davvero, lì nel misterioso mondo sommerso della mia vulva. Per anni non ho saputo dove mettere le mani, letteralmente, finché mi sono armata di Google, uno specchietto e buona volontà e sono andata a scoprirlo per conto mio. (Ma sempre cancellando la mia cronologia in seguito).

Molte di noi considerano il piacere sessuale qualcosa di intimo e privato. Sono d’accordo. Ognuno è libero di parlarne o no con il prossimo. L’importante, però, è avere quella conversazione con voi stesse, perché nessuno (in genere) verrà a spiegarvi come stanno le cose.

Conosco e ho conosciuto molte ragazze, donne, che rimandano al* loro partner la responsabilità di farle provare piacere.

Perché delegare? In fondo provare piacere e scoprire come arrivare a provarlo è un modo in più di conoscere il proprio corpo, di volersi bene. Una volta capito cosa funziona e cosa no, potrete spiegare al* partner di turno dove si trova il vostro clitoride, magari disegnando al detto pretendente una mappa con tanto di indicazioni e X del tesoro (tutti abbiamo bisogno di un aiutino, ogni tanto).

Prendere in mano la conversazione sul nostro piacere significa cambiare la conversazione. Oggetto diviene soggetto. Significa prendere il mano il nostro desiderio (gioco di parole voluto) ed espanderlo a tutti i campi della nostra identità. Significa sbandierare il fatto che anche io desidero, anche io voglio, anche io merito piacere, rispetto, potere, autonomia, indipendenza, libertà di scelta.

Da mero accessorio del piacere maschile, possiamo elevare quello femminile alla stessa potenza e scatenare una vera e propria rivoluzione. Niente più orgasmi finti, niente più rapporti insoddisfacenti, niente più sottomissione, niente più passività.