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Organizzare una nuova vita con l’agenda perf...

Organizzare una nuova vita con l’agenda perfetta: il Bullet Journal

Una delle cose che più mi manca di quando andavo al liceo è il diario. Usato teoricamente per scriverci sopra i compiti, in realtà perfetto se vuoi riempirlo di pensieri, disegni, ritagli, dediche e tante altre cose belle; credo che la sua perdita sia stata il momento più traumatico nel critico passaggio liceo–università.

A onor del vero, al primo anno ho provato a mantenere l’usanza, comprando una Moleskine che dicevano facesse tanto vita universitaria, ma quella copertina tutta nera non faceva decisamente per me e a parte annotarci cose tristissime quali “Esempi di Mate I alla copisteria dietro l’angolo” e “Disegno oggi è in Piazza Santissima Annunziata!” non avevo molto altro da aggiungere.

Inoltre, qualcosa mi diceva che sarebbe stato inopportuno fare il giro dei banchi durante Laboratorio di Progettazione dell’Architettura I e chiedere ai miei compagni di corso se per caso non volevano scrivermi qualcosa di carino, quindi ho desistito.

Negli anni successivi, ho sempre preso appunti più o meno dove capitava, sui quadernini (rigorosamente neri!) che fanno tanto architetto, sulle dispense fotocopiate, sul cellulare stesso, mettendo uno spropositato numero di sveglie e dimenticandone lo scopo un istante dopo. In parallelo ho provato anche qualsiasi tipo di agenda: quelle giornaliere, quelle mensili, quelle settimanali, quelle grandi come la trilogia de Il Signore degli Anelli, quelle piccole su cui non riconoscevo la mia stessa scrittura tanto ero stata costretta a scrivere piccolissimo. Ricevute tutte quante a Natale, abbandonate tutte quante prima della fine delle vacanze invernali.

Quando ho scoperto il Bullet Journal mi ero ormai convinta di non avere questa incredibile quantità di impegni da giustificare l’acquisto di un’agenda e che il dimenticarmi costantemente qualcosa facesse semplicemente parte di me esattamente come facevano parte di me gli occhi azzurri, le labbra sottili o la erre moscia.

Il Bullet Journal è, per ammissione del suo stesso autore, “un sistema analogico per un’era digitale”. Il suo inventore è un designer statunitense, Ryder Carroll, che racconta di aver sempre avuto dei problemi a organizzare la sua vita, perlomeno in modo tradizionale; si è così inventato un modo diverso, l’unico immediatamente chiaro ai suoi occhi.

La cosa più bella del Bullet Journal è che non c’è bisogno di comprare niente, tutto quello che serve per iniziare sono un quaderno e una penna: nella sezione dedicata del suo sito, Carroll ti aiuta a riempirne le pagine, insegnandoti un modo semplice per capire subito cosa ti aspetta oggi. Ad esempio, le cose da fare vengono indicate con un puntino, a cui puoi aggiungere una X se hai portato a termine quanto dovevi, una freccia verso destra se quella cosa l’hai rimandata a un altro giorno, una freccia verso sinistra se invece quella cosa l’hai prevista per oggi.

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Esempio di Bullet Journal

Un pallino vuoto indica gli eventi (ad esempio il compleanno della nonna o quella festa meravigliosa fighissima imperdibile a cui è richiesta la tua presenza), mentre invece i pensieri e le riflessioni a caso sono preceduti da un trattino. Nel caso in cui ci sia una vera e propria ispirazione, puoi aggiungere un punto esclamativo, mentre invece se devi approfondire qualcosa Ryder Carroll ti consiglia di disegnarci un occhio accanto.

Ogni pagina viene numerata e aggiunta sull’apposito indice che devi creare sulla prima pagina del quaderno che, un po’ come un blog, funziona per tag: da quello banale del mese corrente a quelli più fantasiosi, quali “nuoto”, “viaggio nel Darjeeling”, “mercatino dei biscotti alla cannella”. È anche molto utile copiare, in quella immediatamente successiva, un calendario del mese in questione, su cui eventualmente segnare, in maniera molto schematica, la cosa più importante del giorno. Quando cambia il mese, si tirano le somme e – nel catartico momento che Caroll chiama migration – si pensa a quanto si è fatto, quanto c’è ancora da fare, cosa vale la pena di portare con noi nel mese successivo.

Il grande vantaggio di questo sistema è che è estremamente personalizzabile e, col fatto che sei tu in prima persona a creare la tua agenda, estremamente adatta a quelle che sono le tue esigenze. Puoi aver bisogno di scrivere dieci pagine il tre ottobre e non aver nulla da annotare il cinque novembre, non importa: in un Bullet Journal ogni giorno troverà sicuramente lo spazio di cui avrà bisogno.

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Il Bullet Journal di Salomè

Il Bullet Journal di Salomè

Il Bullet Journal di Salomè (Legenda)

Decisa a mettere in pratica quest’idea, ho prima di tutto fatto qualche esperimento per capire in che modo passare dal pensiero all’azione. Per me, la più grande difficoltà è stata senza dubbio capire quale fosse il formato migliore dell’agenda: tendenzialmente preferisco quaderni grandi, che trovo più comodi e ho spazio – eventualmente – per disegnarci sopra, ma ho dovuto anche tenere presente che praticamente ogni volta che esco di casa ho dietro la borsa del computer + il caricatore + un libro + mille altri aggeggi imprescindibili per la vita da pendolare, così mi sono limitata e ho scelto un quaderno in A5 con la copertina in simil pelle, ma flessibile. Ho personalizzato il fronte mettendoci sopra un’immagine che mi piaceva.

A questo punto dovevo scoprire come riempirlo. Il metodo di Carroll mi piaceva un sacco, però dovevo trovare il modo di sentirlo più mio. E poi, a voler essere sinceri, disegnare un mistico terzo occhio accanto alle cose che dovevo approfondire un po’ mi inquietava. Così, in cerca di alternative mi sono fatta un giro su Pinterest, fonte di grande gioia e ispirazione, scoprendo cose meravigliose.

Oltre alle imperdibili pagine personali di disegnatori bravissimi, così belle da farmi desiderare di desistere dall’impresa (tanto non sarei mai stata in grado di fare nulla del genere), ho scoperto che adattare la simbologia del Bullet Journal è prassi comune, molto più di quanto non si pensi. La prima cosa che ho fatto io è stata inserire stelline e cuoricini senza una logica apparente, dopodiché mi sono ricordata che al liceo attribuivo un colore a ogni compito (ad esempio fuxia era latino, di blu scrivevo inglese, in arancione matematica) per capire appena aprivo il diario di che morte sarei morta quel giorno, così ho riproposto qualcosa del genere, dividendo la mia vita in colori primari: rosso sono io, giallo gli altri, blu il lavoro-università. Ho abusato dei tag creando sezioni apposite per quasi tutto, dai programmi di home fitness che non porto quasi mai a termine, agli elenchi di film-libri-serie tv che attirano assolutamente la mia attenzione. Per non perdermi, uso dei segnapagina colorati.

Tenere un Bullet Journal ha cambiato la mia vita? Dopo un paio di mesi forse è ancora troppo presto per dirlo, però ho imparato che scrivere cosa devi fare aiuta a renderlo meno spaventoso. Inoltre, tutto è diventato letteralmente più colorato.

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  1. Euforilla

    9 dicembre

    Questa cosa potrebbe finalmente giustificare il numero imbarazzante di penne colorate che ho, nonostante i trent’anni.

  2. Raffaella

    25 agosto

    Da giorni navigo tra blog e pinterest cercando di capire se fare il passaggio da agenda a bullet journal ma quello che leggo o vedo mi sembra sempre troppo complicato. Grazie per aver condiviso i tuoi dubbi e i tuoi adattamenti 🙂

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