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Io non mi faccio riaccompagnare la sera

Io non mi faccio riaccompagnare la sera

Da bambini si guarda spesso alla possibilità di uscire da soli come a una delle più grandi conquiste della crescita; a sei anni ero già ossessionata dall’idea di potermi gestire da sola e non facevo altro che chiedere a mia madre quando avrei avuto il permesso.

Sono tappe d’indipendenza piccole – ma neanche tanto – che passiamo tutti, chi prima e chi dopo, ma che segnano la nostra autosufficienza. Sono importanti, perché segnano il passaggio alla vita adulta e il riconoscimento esterno della nostra capacità di badare a noi stessi.

Per le ragazze però, è un’esperienza diversa.

Mi ricordo benissimo che una delle prime volte che rimasi fuori fino a tardi ero a nemmeno 400 metri da casa mia, e mia madre comunque mi telefonò e obbligò i miei amici a riaccompagnarmi a casa. Da allora è stata una sequela di “Dove sei?”, “Sei lontana?”, “Ti riaccompagnano?”, “Non sei da sola, vero?”. E io, a vergognarmi come una ladra nello scomodare chiunque andasse vagamente nella mia stessa direzione per non dover fare la strada verso casa con le chiavi in mano, infilate tra le dita a mo’ di tirapugni.

Illustrazione di Francesca Romano

Illustrazione di Francesca Romano

Da un’indagine Istat del 2002 ricaviamo che “il 36,1 per cento di donne contro il 18,5 per cento degli uomini sostiene di provare un forte senso di insicurezza camminando nelle strade del proprio quartiere quando è ormai buio”. Il 44,8 per cento delle ragazze dai 14 ai 24 anni eviterebbe di uscire da sola la sera per paura, e la percentuale rimane piuttosto costante con il crescere dell’età.

Tuttavia, la percentuale di donne tra i 14 e 24 anni che effettivamente non esce mai da sola è il 2,0 per cento. È bassa, molto bassa. Perché alla fine, non possiamo – e non vogliamo – chiuderci in casa e farci togliere la nostra indipendenza. Quando i miei amici, o i miei genitori, mi danno dell’incosciente perché mi ostino a uscire da casa da sola anche se so che nessuno potrà accompagnarmi io mi impunto: la mia possibilità di trovarmi in un posto piuttosto che un altro non può dipendere dalla disponibilità di terze persone.

Sempre secondo l’Istat, nel caso delle molestie verbali, “i comportamenti che espongono maggiormente a rischio di subire molestie sessuali risultano la frequenza di uscita serale e l’uso dei mezzi pubblici per gli spostamenti […] le donne che escono di più la sera e quelle che utilizzano maggiormente i mezzi di trasporto pubblico hanno tassi di vittimizzazione maggiori (21,1 per cento […] per le donne che escono tutte le sere, e 18,1 […] per le donne che utilizzano i mezzi pubblici di trasporto tutti i giorni)”.

Ma io non mi faccio riaccompagnare la sera.

È una questione di orgoglio, certo, ma soprattutto di giustizia. Non possiamo dover vivere una vita diversa ed esperienze diverse solo perché siamo una categoria demografica “più a rischio”. Più a rischio non per comportamenti rischiosi adottati da noi stesse, ma semplicemente per chi siamo: chiunque, camminando per strada, può subire un furto, ma nessuno gli consiglierebbe di non camminare per strada. Quindi io non accetto chi consiglia di non uscire di casa la sera da sole: perché la colpa non è di chi torna a casa munita di un corpo femminile; la colpa è di chi decide di sfruttare la situazione.

Sì, il mio struggente desiderio di mescolarmi con ragazzi di strada, soldati, marinai e frequentatori di bar – di far parte della scena, ascoltatrice e testimone anonima – tutto è guastato dal fatto di essere una ragazza, una femmina, sempre in pericolo di essere violentata o aggredita. Il mio struggente interesse per gli uomini e la loro vita viene spesso scambiato per smania di seduzione o invito all’intimità. Sì, Dio mio, voglio parlare con tutti quelli che posso e il più a fondo possibile. Voglio poter dormire in aperta campagna, andare a Ovest, passeggiare liberamente di notte…

― Sylvia Plath, The Unabridged Journals of Sylvia Plath

 

Ma non possiamo – e non vogliamo – ritenerci responsabili per qualsiasi cosa ci possa accadere per strada e non possiamo, da adulte, far dipendere i nostri piani dalla volontà di altre persone – semplicemente perché altrimenti non saremmo adulte.

Un aspetto positivo alla situazione c’è: l’indagine Istat del 2002 nota un miglioramento della situazione rispetto al 1997-1998; sarebbe interessante osservare la situazione oggi e magari gioire di qualche nuova conquista. Piano piano, prima o poi, potrò camminare sotto il mio portico alle tre del mattino senza che qualcuno si senta in dovere di farmelo notare.


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  1. Lauret

    13 luglio

    Si! Esatto! Grazie di averlo scritto, per anni mi sono battuta con chi diceva “non prendo l’autobus di notte perché è pericoloso (Roma)”. Bè, se non lo prendi tu, se non lo prendo io e non lo prende lei l’autobus diventa pericoloso!
    E comunque non ho mai avuto un problema. 🙂

  2. Ena

    27 luglio

    Io devo ammettere che nella mia adorata Milano, che conosco come le mie tasche e che giro da sola da anni -abitando da sola e non avendo la patente- inizio ogni tanto ad aver paura.
    Sono stata più volte seguita sotto casa e recentemente sono stata fisicamente aggredita.Non è successo nulla, solo un grosso spavento.
    Sto cercando di fare i conti con questa cosa trovando una via di mezzo, mi fa molta rabbia, ma, in una cultura sempre più violenta e maschilista, è davvero difficile gestire la propria vita da donne sole e indipendenti.

  3. k

    14 marzo

    All’ufficio dove lavoro c’è una ragazza moldava che spesso la sera, mi chiede di riaccompagnarla a casa con la mia macchina, altrimenti dovrebbe aspettare per lungo tempo l’autobus. A me la cosa fa molto piacere, prima la accompagnavo fino ad un certo punto, poi adesso la lascio direttamente al portone di casa. Secondo me le donne dovrebbero chiedere di più ed è giusto che lo facciano, se desiderano essere accompagnate in macchina lo chiedono e noi maschi siamo ben felici di fare una gentilezza ad una donna!

  4. Warrior

    21 novembre

    Finalmente qualcuno che condivide il mio pensiero. Ormai credevo di essere l’unica al mondo a pensarla cosí. Grazie per aver scritto questo articolo, chounque tu sia, non sai cosa darei per conoscerti di persona e congratularmi con te. Dobbiamo lottare, lottare e lottare affinché le donne siano libere e affinché sia abbattuto questo maschilismo. Noi donne dobbiamo uacire la notte da sole quanto caspita vogliamo…senza doverci far problemi per colpa degli uomini che pensano solo a provarci. Sono stancaa di sentire tutti i giotni notizie di stupri da parte di immigrati…. la colpa è dello Stato che non ci tutela con le sue leggi così “leggere”, che da vittima ti trasformano in aggressore. É ora che ci ribelliamo perché non si può continuare così. Grazie davvero, questo articolo é fantastico.

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