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La canzone del mese: Naughty Betsy, “Sail To...

La canzone del mese: Naughty Betsy, “Sail To The Sun”

Le Naughty Betsy sono nate quasi per caso. La loro storia ricorda quella di tanti gruppi che occupano un posto nel nostro cuore: incontratesi per bere un caffè e parlare di musica, Cecilia, Federica e Claudia hanno fatto della loro comunione d’intenti il pretesto per formare una nuova band. Il gruppo è stato poi completato da Anna e Chiara.

Le ho scoperte un po’ per caso, su segnalazione di un’amica. Il loro suono ricorda il surf pop di Bethany Cosentino e si radica in quella terra di pregevolezze indie rock che è la Romagna. Mi sono piaciute fin da subito, e così ho deciso di contattarle per un’intervista.

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Da adolescente sognavo di suonare in una band di ragazze, ma tra una cosa e l’altra non ci sono mai riuscita, e a dir la verità ho preso davvero in mano uno strumenti (anzi, svariati) quando avevo compiuto vent’anni da un bel pezzo. Per voi com’è stato questo percorso? Come avete iniziato a suonare da piccole? Avete militato in altre band prima di Naughty Betsy?

CECILIA e ANNA: Io e Anna siamo cresciute molto unite ai nostri fratelli che ci hanno passato una forte passione per la musica, pur se di generi diversi, e che ci hanno messo a disposizione una quantità industriale di strumenti tra chitarre, bassi, tastiere, banjo, clarinetto, violino, cavaquinho, percussioni e sintetizzatori. Mi sono avvicinata all’età di 5 anni, ovvero quando ho iniziato a partecipare ad un coro gospel nel quale ho militato per qualche tempo, anche se devo dire che in quel contesto ho imparato soprattutto a leggere uno spartito. Durante gli anni delle scuole medie io ed Anna abbiamo fatto parte di un’orchestra, dedicandoci alla chitarra classica. In seguito Anna ha continuato a suonare la chitarra e più recentemente il basso, mentre io ho messo un po’ da parte la chitarra per avvicinarmi al basso e alla tastiera.

CLAUDIA: Ho iniziato a suonare la chitarra alle scuole medie ma in maniera molto scolastica, in quanto faceva parte delle mie materie di corso, partendo dalla classica e optando poi per l’elettrica. Purtroppo non ho mai frequentato scuole e corsi mirati di musica, di conseguenza non ho sicuramente la tecnica di una chitarrista solista, però molte cose le sto imparando da autodidatta e spero di migliorare sempre di più nel tempo. Sono molto soddisfatta dei pezzi che abbiamo scritto fino adesso, collaborando tutte insieme e arricchendo in saletta le nostre idee.
Naughty Betsy è la mia prima band, sento un fortissimo legame verso questo progetto e una grande sintonia all’interno del gruppo che mi rende davvero felice.

FEDERICA: La musica è sempre stata presente, soprattutto grazie a mia mamma che mi faceva ascoltare sempre tutti i suoi CD quando eravamo in auto. Mi ricordo ancora UP dei R.E.M. tutte le mattine, quando mi portava a scuola, a 5 anni. Il primo strumento che ho iniziato a suonare è stata la batteria. Poi sono passata al pianoforte, che ho suonato per qualche anno. Verso i 13 anni ho comprato la mia prima chitarra elettrica (una BC Rich metallosissima e piena di corna) ed infine il basso elettrico. Questi ultimi due non li ho più abbandonati.

CHIARA: Ho iniziato a suonare la batteria all’età di 11 anni quando, quasi per gioco, i miei mi iscrissero ad un corso di batteria. Da quel momento la musica mi ha sempre accompagnata e non mi sono mai fermata ad esplorare questo fantastico mondo: da varie band a corsi di solfeggio ed armonia, ho sempre avuto una sorta di spinta interiore che tuttora, grazie a dio, non mi fa smettere di amare la musica.
Nelle Naughty Betsy sono una delle ultime arrivate; ho iniziato a suonare con loro più o meno a marzo/aprile dell’anno scorso e devo dire di essere super felice far parte della band. In primis, ho realizzato uno dei miei sogni nel cassetto, ovvero avere una band di sole ragazze e in più ho avuto l’occasione di conoscere delle nuove amiche super cariche che, come me, hanno tanta voglia di fare musica e che credono in questo progetto.

Avete scelto di registrare una cover di Sail to the Sun di Wavves. Quando vi ho proposto il tema “XXII SECOLO” vi è venuta in mente subito come possibile opzione o ci siete arrivate per gradi? Vi va di spiegarmi come è stata selezionata e perché?

FEDERICA E CLAUDIA: Non è stato un tema semplice! Ci abbiamo pensato abbastanza, ponderando molti pezzi diversi da proporre (da David Bowie ai Fanfarlo), poi con una sorta di brainstorming ci è venuta in mente Sail To The Sun e le abbiamo dato una nostra intepretazione: nel 22esimo secolo, e quindi nel futuro, riusciremo a fare cose impensabili, come navigare fino al sole, chi lo sa. Ma nonostante l’umanità cerchi in ogni modo di superare se stessa e i suoi limiti, non riuscirà mai a superare la morte, questa sorta di limite ultimo, che accomuna tutti. Abbiamo cercato di dirlo in una maniera abbastanza dolce con questa cover.

Quali sono i vostri programmi per il futuro? Avete in progetto di registrare un disco?

CLAUDIA e FEDERICA: Inizialmente ci siamo concentrate soprattutto sulle prove per poter iniziare a suonare dal vivo il prima possibile. Essere in cinque, sparpagliate per la Romagna (e non solo) rende l’organizzazione delle nostre attività abbastanza complicata. Pensiamo di uscire con un EP al più presto, perché in questi mesi abbiamo buttato giù i nostri primi pezzi e lavorato duramente; arrivare poi al primo disco è un grandissimo sogno a cui aspiriamo. Siamo determinate e abbiamo tantissima voglia di registrare e fare sentire la nostra musica!

Quando mi capita di diventare amica di qualcuno, arriva sempre un momento in cui mi viene spontaneo consigliare – se non sono già noti – alcuni dischi che sono stati importanti per me. Potreste farmi i nomi di una manciata di dischi che vi hanno cambiate, che ritenete parte imprescindibile della vostra storia di vita e che consigliereste ad una nuova amica?

CECILIA: Tra i miei dischi fondamentali c’è Three Imaginary Boys dei Cure perchè sono la band con cui sono cresciuta, sempre grazie a mio fratello, e pensare che in questo album ci siano canzoni che Roberth Smith ha scritto a 16 mi spiazza ogni volta. Gli altri sono il self-titled di Le Tigre e The Name Game di Shirley Ellis, perché sono gli album che mi hanno fatto venire voglia di mettere su una band.

CLAUDIA: Ci sono tantissimi dischi che considero sacri. Potrei stare ore ed ore a parlarne ma mi limiterò a citarne tre forse scontati, ma che per me sono stati importantissimi:
Lou Reed – Transformer
The Doors – The Doors
The Beatles – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

FEDERICA: Lungs di Florence and the Machine fu probabilmente il primo disco che comprai consapevolmente e che non ha mai smesso di farmi da colonna sonora.
Un altro dei miei preferiti è The Only Place di Best Coast, perché mi ricorda i tramonti di quando ero in California.

CHIARA: I dischi che mi hanno cambiata sono essenzialmente tre:
Into the wild di Eddie Vedder: credo di non essermi mai fatta tanti viaggi mentali come me li sono fatta con questo disco. Penso sia un vero capolavoro ed ogni volta che lo ascolto mi chiedo come abbia fatto a fare un disco così bello.
Plus di Ed Sheeran: con lui ho scoperto di amare l’acustico e il folk, lo ammiro moltissimo come musicista e come persona, mi ha davvero influenzata tanto.
Horses di Patti Smith: è stato uno dei primi dischi che mi ha fatto ascoltare mia zia, mi è rimasto dentro e credo che sia un disco pazzesco

Cosa state ascoltando di bello in questo periodo?

CECILIA: In questo periodo personalmente sto ascoltando molto the Julie Ruin, Viet Cong e Havah, mentre quando sono con Anna ascoltiamo sempre dei classici anni ’50 che ci mettono sempre d’accordo.

CLAUDIA: Vorrei citare almeno cinque band per quanto riguarda i miei recenti ascolti e scoperte: Cherry Glazerr, Sunflower Bean, ALVVAYS, MOURN e Hibou. Ma avrei altre centinaia e più gruppi di cui parlare!

FEDERICA: Title Fight, the Julie Ruin, Lykke Li

CHIARA: In questo momento ascolto molto James Bay, Ani Di Franco, Gavin James e i Pearl Jam.


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