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Il movimento libero di Isadora Duncan, pioniera della danza moderna

di Eleonora Grimandi

Le prime impressioni che si hanno sul mondo della danza riguardano molto spesso ballerine in tutù inamidato e scarpette, con un’immagine che si rifà ai dogmi tradizionali della “femminilità”, come grazia, cedevolezza, delicatezza.

In realtà, l’apparente fragilità nella ballerina classica è il risultato di una grandissima forza interiore e allenamento strenuo. I movimenti più complicati devono sembrare facilissimi al costo di ore e ore passate a ripetere sequenze; dietro alle belle scarpette di raso ci sono piedi distrutti e sanguinanti.

Una figura che ha portato ad un nuovo modo di intendere la danza è sicuramente quella della affascinante e rivoluzionaria Isadora Duncan.

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Ballerina di prim’ordine fra la fin de siècle e i primi anni del Novecento, Isadora Duncan interpreta una nuova esigenza di libertà: vuole ballare leggera, creare una donna che sappia dare fluidità al movimento senza sottostare alle regole della danza accademica.

Isadora coltiva uno spirito indipendente e vivace già dall’infanzia: figlia di un banchiere appassionato d’arte e di una maestra di musica, all’età di sei anni dimostra la sua passione per il movimento insegnando danza ai bambini del suo quartiere. L’ambiente scolastico e quello della danza accademica però cominciano ben presto a soffocarla, così all’età di dieci anni lascia definitivamente l’educazione per insegnare danza seguendo la tecnica innovativa.

L’ispirazione di Isadora Duncan proviene dall’antichità, dalle danze naturali hawaiane e le linee armoniose della Grecia; il movimento non è più inteso come semplice intrattenimento per lo sguardo dello spettatore, ma recupera un originaria natura di sacralità ed espressività.

La sua danza è caratterizzata da una completa libertà di movimento, che ha poco in comune con la tecnica del balletto. Del suo balletto, Duncan dice: “I spent long days and nights in the studio seeking that dance which might be the divine expression of the human spirit through the medium of the body’s movement.” (“Ho passato lunghi giorni e lunghe notti nello studio, cercando quel tipo di danza che potesse essere l’espressione divina dello spirito umano per mezzo del movimento del corpo”).

 

Illustrazione di Norma Nardi

Illustrazione di Norma Nardi

Duncan non indossa i costumi tipici della ballerina tradizionale: si esibisce invece scalza, indossa lunghe tuniche svolazzanti, e sfrutta lo spazio senza disdegnare l’improvvisazione.

L’arte di Isadora indica una nuova modalità espressiva grazie alla quale la donna-ballerina mette in mostra le proprie passioni senza altro filtro che non sia la propria sensibilità artistica. Non a caso la stessa Duncan guarda ben oltre i confini della danza e,nella sua autobiografia My Life, dice di ispirarsi come Nietzsche, Whitman, Rousseau.

Un tale rinnovamento può originare soltanto da una donna fuori dal comune, almeno per la sua epoca: la sua personalità travolgente ispira stilisti, pittori e scultori come Poiret, Bourdelle e Rodin, che tentano di riprodurre il particolare stato di “incoscienza” e trasporto in cui la ballerina è immersa nei momenti in cui danza.

La creazione di bellezza in libertà e l’educazione delle nuove generazioni alla sua filosofia del movimento sono le missioni fondamentali della sua vita: fonda numerose scuole di danza per insegnare la sua tecnica alle giovani donne, di cui una a Mosca, sponsorizzata da Lenin stesso. Questo la fa finire nel libro nero del governo americano, che la addita come una “bolscevica” e la ostracizza al punto che Duncan decide di non tornare più America.

Duncan non ha paura di mostrarsi in pubblico per quello che è e di sottoporsi al giudizio altrui, infatti non fa mistero della sua una bisessualità: sono famose le sue relazioni con l’amica Mary Dempsey e con la scrittrice americana Mercedes de Acosta.

Per ironia della sorte, è proprio una sciarpa regalatale da Mary Dempsey che nel 1927 si impiglia nelle ruote dell’automobile sulla quale Duncan sta viaggiando, spezzandole il collo e uccidendola.

La concezione odierna di movimento, e in questo caso anche della figura femminile, sicuramente non sarebbe la stessa senza l’effetto dirompente della Duncan: le due facce della donna che danza – quella che trova la sua forza nella disciplina e quella che ricerca la libera espressione a piedi nudi – sono tuttora presenti nel mondo del balletto e in un certo senso possono essere viste anche come modi complementari di presentare la propria interiorità al mondo.

 

 


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  1. k.

    18 novembre

    Non si può scrivere un articolo su Isadora Duncan senza citare Loie Fuller, grandissima ballerina e creatrice della danza serpentina, prima grande ispiratrice della più giovane Isadora.

  2. Giulia Gasparre

    24 giugno

    Isadora madre della danza libera. Grazieper avermi adottata♥

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