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Maria Beatrice Benvenuti e le donne del rugby

Maria Beatrice Benvenuti e le donne del rugby

Maria Beatrice Benvenuti, 21 anni, romana, non è solo un’arbitra di rugby. È l’arbitra internazionale più giovane di sempre, ma anche la più giovane a entrare in Accademia arbitrale e a dirigere una finale di serie A femminile, lo scorso 31 maggio.

Ha iniziato a 16 anni nel campionato under 14 e il suo è già un curriculum di tutto rispetto: ha partecipato al Sei Nazioni Under 20 femminile, alle Universiadi di Kazan nel 2013, alle Olimpiadi giovanili di Nanchino, al Sevens Grand Prix Series femminile 2014, alla Women’s World Cup 2014 (in qualità di assistente dell’arbitro, unica italiana presente) e al Women’s Sevens World Series 2014; in Italia dirige la serie A femminile, la B maschile ed è assistente nella serie A maschile. Nel suo futuro, invece, c’è il Sei Nazioni femminile e, incrociando le dita, le Olimpiadi di Rio del 2016.

Una volta, una donna le si è avvicinata a fine partita e, stringendole la mano, le ha detto: “Lei è il primo arbitro che, minacciando con educata fermezza di cacciarlo dal campo, ha fatto stare zitto quell’allenatore. Che poi io lo conosco bene: è mio marito.”

La sua carriera, però, non è sempre stata facile, soprattutto agli inizi. A 16 anni è stata protagonista di un episodio spiacevole: ha assegnato un fuori per una palla che, rimbalzando, è ritornata in campo, provocando le ire di un allenatore e poi quelle di un giudice di linea; quest’ultimo le ha tirato una bandierina addosso, dopo che lei gli ha chiesto di allontanarsi dal campo.

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Maria Beatrice Benvenuti

Maria Beatrice non ci ha pensato due volte a trascinarlo davanti alla Procura federale. Una ragazza che si fa rispettare dentro e fuori dal campo, insomma. Dichiara, però, che certe volte è soggetta a qualche battuta sessista da parte dei tifosi, in cui viene invitata ad andare a cucinare o fare la maglia.

A proposito di questo, ha detto: “Non è perché sono una donna che bisogna portarmi più rispetto. No. Io sono l’arbitro, sono il trentunesimo giocatore in campo, aiuto a rispettare il regolamento e come tale mi si deve portare rispetto, come io lo porto agli altri, giocatori, allenatori o dirigenti che siano”.

Dal 6 febbraio possiamo vederla in tv nel programma Rugby Social Club, in onda su Dmax, che segue il Sei Nazioni maschile; Benvenuti si occupa del commento tecnico in studio, spiegando anche le varie regole per chi non le conosce bene e le decisioni arbitrali. Purtroppo, questo torneo può solo commentarlo perché a livello internazionale una donna non può arbitrare matches maschili, “da un lato per mentalità e cultura, dall’altro per differenze fisiche evidenti rispetto agli uomini” , spiega lei.

La cosa curiosa è che Maria Beatrice non ha mai giocato agonisticamente a rugby, prediligendo altri sport come il triathlon e il pentathlon. Al mondo del rugby, però, è sempre stata legata grazie ai suoi due fratelli più piccoli, entrambi giocatori, e al padre, che è stato dirigente e che, insieme alla madre, ha spesso accompagnato la squadra dei figli nelle varie trasferte. Successivamente, anche la sorella minore è diventata arbitra.

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Per scrivere questo articolo, mi sono documentata tanto, leggendo interviste e articoli dedicati a lei e nella maggior parte di questi viene descritta come bella, sorridente, allegra, giovane, una tipa minuta con dei begli occhi nocciola, una miss con il fischietto, ma nessuno ha accostato al suo nome l’aggettivo brava o competente, al massimo “arbitra con esperienza”. Un po’ poco per una ragazza che ha bruciato tutte le tappe nella sua carriera arbitrale, diplomata a pieni voti al liceo classico Giulio Cesare di Roma, che parla tre lingue e studia Sport e Management alla Facoltà di Scienze Motorie del Foro Italico. Inoltre, mi è dispiaciuto constatare che l’unica pagina Wikipedia dedicata è in francese e che la maggior parte delle interviste sono legate alla sua recente partecipazione in tv.

Maria Beatrice non è sola. In Italia ci sono più di 70 arbitre – tra cui Federica Guerzoni (la prima ad arbitrare in un campionato nazionale in Italia), Barbara Guastini, Francesca Giuliani, Maria Giovanna Pacifico, Clara Munarini – e il numero continua a crescere,  così come nel resto del mondo.

Anche le squadre femminili di rugby sono in continua proliferazione; secondo i dati di World Rugby, nel 2014 si è toccato il record di 1,77 milioni di donne che giocano a rugby nel mondo: un bel passo avanti per uno sport considerato esclusivamente maschile, forse anche più del calcio. L’anno scorso, per la prima volta, una donna è stata messa in lizza con i maschi per il premio di meta più bella dell’anno, arrivando terza. Inoltre, nel 2011 è stato girato il documentario-film Salam Rugby, che parla del rugby femminile in Iran e che ha vinto l’European Independent Film Festival come migliore documentario indipendente non europeo.

La strada per la piena affermazione delle donne nel rugby è ancora lunga forse, ma sono sicura che tutte loro insieme riusciranno a placcare gli stereotipi e le discriminazioni. Nel frattempo, godetevi queste campionesse.


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