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La Marchesa de Merteuil: l’antieroina più ca...

La Marchesa de Merteuil: l’antieroina più cattiva di tutte

L’articolo contiene spoiler sul romanzo Le relazioni pericolose.


Sono nata per dominare il vostro sesso e per vendicare il mio.

Marchesa de Merteuil – Lettera LXXXI

Quando nel 1782 lo scrittore Pierre Choderlos de Laclos pubblicò i quattro volumi di Les liasons dangereuses (Le relazioni pericolose), il romanzo epistolare suscitò un grande scandalo. Considerato immorale ed eccessivamente esplicito, venne condannato in maniera pressoché unanime dalla comunità dei letterati francesi; questo non fece altro che accendere la curiosità dei lettori e, dopo un solo mese, il libro veniva già stampato in seconda edizione.

La regina di Francia Maria Antonietta non poteva certo lasciarselo scappare, ma ovviamente chiese che nella sua copia rilegata non fossero incisi né il titolo né il nome dell’autore, per evitare pettegolezzi. Seppure con le dovute differenze, la figura di Maria Antonietta era molto simile, nei suoi comportamenti, alla della protagonista femminile del libro, uno dei personaggi più cattivi della letteratura europea: la Marchesa de Merteuil.

La Marchesa de Merteuil e il Visconte di Valmont sono i due protagonisti di Le relazioni pericolose: sono entrambi cinici, libertini, manipolatori, uniti da un legame che mescola l’odio e l’amore. Tuttavia, mentre il Visconte è considerato da tutti un poco di buono, la Marchesa mantiene un’apparenza d’irreprensibile condotta ed è benvoluta e stimata.

Merteuil sa che una donna non può permettersi gli stessi lussi di un uomo ma decide ugualmente di non rinunciare a nulla di ciò che desidera. Così sviluppa un particolare talento per la dissimulazione e la finzione, e non solo. La Marchesa è anche capace di sfruttare la stima di cui gode per mettere in atto i suoi piani vendicativi.

Il romanzo nasce proprio da un’idea di vendetta della Marchesa, la quale prende di mira una giovanissima e inesperta ragazza, Cécile de Volanges, “colpevole” semplicemente di essere promessa a uno degli ex amanti della Marchesa, il Conte de Gercourt.

Chiede quindi al suo amico e amante Valmont di sedurla e svergognarla, facendo trovare così anche il suo futuro sposo Gercourt al centro di uno scandalo. Sin da questo primo proposito, appare evidente come la Marchesa sia il vero motore della storia e come Valmont sia in una condizione di subalternità rispetto a lei, ribaltando un po’ i tradizionali schemi letterari.

Sebbene i due siano complici nei loro piani, in numerose lettere la Marchesa rivendica una sorta di potere sul suo amante, facendo emergere un sottile sadismo: a volte lo deride, si dice costantemente delusa da lui, lo rimprovera per supposte mancanze di riguardo, reclama un’attenzione sempre maggiore, lo sminuisce, altre volte si finge più comprensiva e lo compatisce con benevolenza, in altre parole lo manipola, esercitando al tempo stesso una violenza psicologica ai suoi danni.

Per buona parte della corrispondenza, Valmont accetta questa condizione poiché non ne è pienamente consapevole, ma quando è lui a fare delle richieste alla Marchesa, questa lo allontana, facendolo sentire solo l’ennesimo giocattolo nelle sue mani. Presto, i due diventano apertamente nemici.

Illustrazione di Carol Rollo

Illustrazione di Carol Rollo

Tra le vittime della Marchesa e delle sue macchinazioni, vano citati anche gli altri due protagonisti del romanzo: la Presidentessa Madame de Tourvel, una donna virtuosa e religiosissima che Valmont decide di conquistare, e il giovane Danceny, un ragazzo di cui Cécile si innamora e che si ritrova presto a essere una pedina nelle mani della Marchesa (che decide anche di farlo diventare uno dei suoi amanti) e di Valmont.

Gelosa di quest’ultimo, la Marchesa si scaglierà contro la Presidentessa con ferocia e sarà proprio questo personaggio ad apparire più tragico di tutti. Inizialmente la Marchesa ne critica con meschinità l’aspetto e l’abbigliamento, continuando però ad appoggiare i propositi di Valmont, ma quando questi manifesta dei sentimenti sinceri nei confronti di Madame de Tourvel, la Marchesa lo fa vergognare di quell’amore e lo spinge a lasciare la donna attraverso una lettera, che scrive di suo pugno, crudele e spietata, che spezzerà il cuore della Presidentessa, portandola alla morte. Contestualmente, la Marchesa sarà anche l’artefice della morte di Valmont, che avverrà per mano di Danceny in un duello, provocato dalla Marchesa stessa.

Non si può certo provare simpatia per la Marchesa per l’intero romanzo. Si mostra spietata in ogni circostanza, del tutto impermeabile al senso di colpa e priva di empatia nei confronti degli altri. L’autore decide quindi di farle avere una fine ingloriosa: prima di morire, Valmont consegna a Danceny le lettere che la Marchesa gli aveva scritto, smascherando la sua vera personalità, fino a quel momento tenuta ben nascosta.

Inoltre, la Marchesa si ammala di vaiolo, rimanendo sfigurata e “repellente” (nessuno tuttavia la vede e in tutto il romanzo non c’è nessuna descrizione fisica della Marchesa), ed è costretta anche a fuggire verso l’Olanda dopo aver perso il suo patrimonio.

Come dicevo, la Marchesa non è simpatica a nessuno. Ma è lei stessa a portare avanti una sorta di giustificazioni delle sue azioni nella lettera LXXXI, in cui racconta di come abbia dovuto imparare a emanciparsi da una società che la voleva muta e obbediente con i mezzi che aveva a disposizione, osservando e riflettendo.

Il marito che la famiglia aveva scelto per lei non era stato cattivo, ma si trattava comunque di un estraneo verso il quale la Marchesa non aveva provato alcun sentimento. In questo senso, appariva rassegnata, sin da ragazza, a una vita senza amore e senza possibilità di comprensione da parte delle persone intorno a lei. Le sue scelte sono dettate da opportunismo, ma anche dall’incapacità di aprirsi agli altri, che tiene sempre a distanza imparando a dissimulare ogni minima emozione (esercizio che prevede un lungo allenamento).

La Marchesa è a sua volta un personaggio tragico, capace di “raccogliere l’eredità di tutti i Don Giovanni precedenti” (G. Macchia, introduzione all’edizione Rizzoli, 1968), fredda e calcolatrice, ma anche infelice, una villain per eccellenza.


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