Crea sito
READING

Riscoperte: La figlia della luna di Margaret Mahy

Riscoperte: La figlia della luna di Margaret Mahy

Ci sono poche cose di cui sono certa, ma sono oltremodo sicura di questo: non esistono libri per bambini e libri per adulti, esistono libri belli e libri brutti. A riprova di questo, ho passato l’infanzia leggendo le cose più disparate e non c’è mai stato un libro che abbia follemente amato da piccola che poi non mi sia oltremodo piaciuto anche da grande. Di questo gruppo fa parte La figlia della luna (The changeover nell’originale) di Margaret Mahy, che undici anni dopo (!) sto rileggendo in inglese e amando come allora. Tra i motivi per i quali si sta ripetendo questa magia troviamo:

1) Un paranormal romance incredibilmente reale

La storia è molto semplice: Laura Chant, una ragazzina di quattordici anni diventa una strega per riuscire a salvare il fratellino Jacko, preso di mira da un demone. La grande differenza la fa il modo in cui questa storia molto semplice viene raccontata: anche se il libro è stato scritto nel 1984 e alcune cose nel 2015 sembrano un po’ strane, come ad esempio il fatto che ci siano i telefoni a gettoni o che una mèche bionda venga considerata un cambiamento di stile particolarmente audace, il racconto è incredibilmente concreto e attuale. Ne La figlia della luna ci sono dentro i piccoli, concreti problemi di ogni giorno: la mamma che lavora da sola e non ha abbastanza soldi per mandare avanti la famiglia, i compiti di matematica e perfino il sesso. Ho apprezzato molto che la realtà di Laura non sia edulcorata, malgrado sia una ragazzina quattordicenne protagonista di un libro che ha come target ragazzine quattordicenni: tra le pagine del libro ci sono il sesso, le gioie e i dolori del proprio corpo che cambia, ma anche la più concreta e banale paura di essere violentata uscendo da sola in mezzo alla notte.

2) Una protagonista femminile forte & concreta

Laura Chant è una quattordicenne come tutte le altre salvo che per un piccolo particolare: nei momenti critici della vita è convinta di essere avvisata da premonizioni, che non le mostrano il futuro, ma le dicono semplicemente di stare attenta. Per il resto, Laura è una protagonista di paranormal romance incredibilmente concreta, che divide le sue giornate fra la scuola, il fratellino di cui si prende cura mentre la madre è al lavoro, qualche amicizia e un timido interesse per i ragazzi di cui ancora non si rende conto. Malgrado non sia una super eroina, ma una ragazzina normalissima che alterna momenti di straordinario coraggio a momenti di incredibile timore, ho apprezzato che venga lasciato bene in chiaro che Laura ha bisogno di crescere, di maturare e passare dalla condizione di figlia/sorella a quella di giovane donna con una sua identità, ma è perfettamente in grado di fare da sola questo passaggio, senza che venga salvata da nessuno.

The_Changeover_cover

La copertina originale di “The Changeover” quando è uscito nel 1984.

3) Un protagonista maschile che non è il cattivo, ma neppure l’eroe

Per fortuna che Laura non ha bisogno di essere salvata, perché molto probabilmente Sorensen Carlisle non ne sarebbe in grado. Sorensen, detto Sorry, viene presentato come prefetto della scuola e strega in incognito; quando il piccolo Jacko viene aggredito dal demone, Laura si fa coraggio e chiede consiglio a lui, con cui non ha mai parlato, ma ha riconosciuto come strega fin dalla prima volta che si sono visti. Sorry è un personaggio ambiguo, apparentemente brillante e affascinante (su Goodreads o aNobii viene spesso paragonato ad Howl de Il castello errante), ma che in realtà nasconde profonde insicurezze e profondi traumi – non l’ultimo, essere stato abbandonato dalla madre perché nato maschio (!) e riaccolto in casa soltanto quindici anni dopo, una volta che ha dato prova di avere comunque ereditato i poteri magici di famiglia. La parola strega non è usata a caso: la magia di Sorry è una magia di tipo femminile, anche se lui è perfettamente a suo agio come ragazzo, e questa ambivalenza è interessante. Paradossalmente, quando avevo quattordici anni io, un po’ avevo una cotta per questo personaggio, ma un po’ mi ci identificavo molto di più che con Laura: lei aveva un carattere troppo forte perché potessi rivedermici, ma l’ironia, le insicurezza e le mille maschere usate da lui mi sembravano un po’ quelle della mia adolescenza.

4) C’è il bene e il male, ma non ci sono buoni e cattivi

Oltre al demone che ha l’infelice idea di succhiare la vita al piccolo Jacko, ma comunque è un’entità esterna al mondo di Laura, non ci sono personaggi completamente buoni o cattivi dentro La figlia della luna, ci sono semplicemente personaggi che – a volte sbagliando, a volte facendo del male – tentano di fare quello che possono. Uno dei temi che più ricorrono non a caso è quello del perdono, o quantomeno la comprensione dell’operato altrui e il costante cambiamento di punti di vista. In più, la malvagità altrui, perfino quella dei demoni che cercano di uccidere tuo fratello, non è un motivo valido per essere malvagi: come Sorry dice a Laura, che senso ha combattere il male se poi lasciamo che entri dentro di noi?

5) Il cambiamento è inevitabile

Con il titolo originale (changeover, conversione, passaggio) forse si capisce meglio: il tema fondamentale di questa storia è un passaggio, che più che con le streghe ha a che vedere con il diventare grandi. La storia di Laura è la classica storia del romanzo di formazione, che inizia con lei-bambina figlia e sorella, finisce con lei-giovane donna con una sua propria identità e una maggiore capacità di accettare il cambiamento. La magia presente nel libro ha più a che fare con la meraviglia di diventare grandi e di cambiare, piuttosto che con gli incantesimi veri e propri.

Margaret_Mahy_at_the_Kaiapoi_Club,_27_July_2011,_smiling_(digitally_altered)

La scrittrice Margaret Mahy nel 2011, poco prima della morte.


RELATED POST

  1. Chiara

    12 febbraio

    Sono felicissima di veder citato questo libro… Lo lessi (ed adorai) verso i 13 anni, ora mi hai fatto venir voglia di cercarlo in originale 🙂

  2. Robin

    13 febbraio

    Un libro che ho adorato e, una ventina d’anni dopo, continuo ad amare!
    E anzi, quasi quasi me lo vado a rileggere. 😉

  3. Alessia Savi

    22 agosto

    Questa recensione è un colpo al cuore!
    Ho amato follemente questo romanzo e, come te, mi ero presa una bella cotta per Soren.
    Grazie per questo tuffo nel passato: mi hai riportato alla mente tanti bei ricordi.
    Quasi quasi, torno a rileggerlo anche io!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.