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Libera meu xixi, o del sacrosanto diritto di fare ...

Libera meu xixi, o del sacrosanto diritto di fare pipì

Dentro l’Università Federale di Roraima, campus di Boa Vista, lassù nell’estremo nord del Brasile al confine col Venezuela, da qualche giorno sono apparsi dei cartelli molto particolari. Posizionati vicino ai bagni, questi cartelli si propongono di rassicurare gli alunni transgender quando devono scegliere quale bagno usare; l’azione fa parte di un progetto più ampio, chiamato Libera meu xixi – in italiano rendi libera la mia pipì – e ha lo scopo di “educare e sensibilizzare” riguardo alle questioni di genere. Il consiglio che viene dato agli studenti incerti su dove andare a fare la pipì è infatti molto semplice: sei liber* di usare il bagno corrispondente al genere con cui ti identifichi.

Allo stesso tempo, è stata approvata dall’Università anche la possibilità di poter utilizzare i cosiddetti “nomi sociali”: spesso una persona in via di transizione sceglie un nome che rifletta meglio la sua identità, rispetto a quello che le/gli è stato assegnato alla nascita, con tutto il presumibile carico di frustrazione a esso legato.

Qui sei libero di usare il bagno corrispondente al genere con cui ti identifichi. No alla transfobia!

Qui sei liber* di usare il bagno corrispondente al genere con cui ti identifichi. No alla transfobia!

Libera meu xixi parte in realtà dall’Università di Brasilia, dove l’azione ha preso piede a maggio; l’omonima pagina su Facebook, da cui è possibile scaricare i pannelli illustrativi e il materiale da distribuire, sta crescendo in questi giorni. Ed è proprio da Facebook che il professor Linoberg Almeida, direttore del Centro di Scienze Umane dell’Università Federale di Roraima, ha scoperto l’iniziativa e chiesto “il permesso” di portarla anche a Boa Vista.

Non mancano le polemiche e c’è stato addirittura bisogno di precisare che usare i bagni del genere con cui ci si identifica è riservato soltanto agli studenti e al personale dell’università che si identifica come transgender, non a ipotetici “pedofili, stupratori, maschilisti che possono approfittare dell’iniziativa per fare del male”. Leggendo su internet ho però scoperto che, generalmente, gli studenti sono a favore.

Il genere non è binario, non è  relazionato a uno o l'altro, molte volte sono entrambi o più di uno, un po' di questo e un po' di quello. Questa infografica è solo un inizio. Identità di genere  femminilità  mascolinità è come tu ti ritieni nella tua testa Espressione di genere femminile  androgina  maschile è come si dimostra il genere per  il modo di esprimersi, agire, vestirsi Variabile fisica è quella che si può misurare e osservare scientificamente, i cromosomi, gli ormani, la fisionomia interna e estera Attrazione romantica e sessuale asessuale  etero  omo  bisex si ferisce all'attrazione (o no) per l'altro genere, che sia fisica,  psicologica o spirituale

Il genere non è binario, non è
relazionato a uno o l’altro, molte volte
sono entrambi o più di uno, un po’ di questo
e un po’ di quello.

Forse per chi non ha mai avuto incertezze su quale bagno da usare sembra una sciocchezza, ma credo che per una persona transgender voglia dire molto. Prima di conoscerne una e di farci amicizia, del resto, non ne avevo idea; rimasi basita quando R., durante l’Erasmus in Portogallo, arrivò da me in mezzo a una festa in discoteca e mi chiese se l’accompagnavo in bagno. Nell’atrio, R. guardò lungamente i bagni e poi guardò me. “Secondo te devo andare nel bagno degli uomini o delle donne?” mi chiese, in tono di sfida.

Credo che al tempo R. vivesse con il terrore di non essere accettata nella nuova realtà dell’Erasmus, e che per questo continuasse a buttarci in faccia il fatto che, nonostante le fosse stato assegnato il genere maschile alla nascita, in realtà era una donna: per quanto mi sforzassi di essere comprensiva, dopo un po’ parlarci iniziava a diventare veramente pesante. In più, questo genere di conversazione al tempo mi metteva parecchio a disagio, più che altro perché mi sembrava che qualsiasi cosa facessi o rispondessi non fosse mai quella giusta.

“Non lo so, R., vai dove ti senti di andare” le risposi esasperata, chiedendomi perché mai R. non andasse a fare pipì e basta, ma per la prima volta vidi il suo viso illuminarsi. “Graaazie, amica, graaaazie!” gridò, gettandomisi addosso “Che belle parole! Te ne sono grata!” Ricordo questo episodio come il momento che ha segnato l’inizio della nostra amicizia e anche come quello in cui, senza volere, ho iniziato a capire qualcosa.

Viviamo in un mondo in cui perdiamo di vista le cose più semplici e abbiamo il bisogno di mettere etichette ovunque. I cartelli informativi di un’azione come Libera meu xixi ci aiutano a ricordare il buon senso: prima di essere un uomo o una donna, sei un essere umano.


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