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Lee Price, un occhio artistico sul rapporto col ci...

Lee Price, un occhio artistico sul rapporto col cibo

Il mondo oscilla tra due poli: i reality in cui con fare marziale si impone ai concorrenti di dimagrire, e i programmi televisivi simili ad un peep show, dove si cucina per poi non mangiare. Un po’ sull’onda di precendenti articoli come quello su Clio Makeup e l’intervista a Luisa Stagi in cui abbiamo parlato del fat shaming promosso dai media, oggi proponiamo uno sguardo sulla pittura iperrealista di Lee Price, l’artista statunitense che ha deciso di diventare la protagonista della sua ultima serie di quadri per mostrare il suo complicato rapporto con il cibo.

lee price I

In quasi sette anni di lavoro Price si è dedicata a questo ciclo di pitture, in cui ha deciso di raffigurare i suoi momenti d’intimità con cupcake, Pringles, e fette di torta.

I luoghi in cui la protagonista viene ritratta sono ogni volta diversi: dalla vasca da bagno, al letto, fino alla poltrona del salotto. Tutti ambienti che evocano un senso di sicurezza e comfort. Nonostante il calore rilasciato da queste pitture c’è però qualcosa che disturba. Il disturbo non viene tanto dato dalla quantità e varietà di cibo che compare, quanto dalla consapevolezza che la protagonista in ogni quadro ha ritratto una sorta di inviolabile fortezza – fisica ed emotiva – dove poter “sfogare” comportamenti che vengono considerati deplorevoli da tutta quella parte di mondo che inizia al di là della porta di casa. Il luogo ideale dove la vergogna e la colpa del food shaming non trovano spazio.

Con i suoi ritratti la Price ha quindi reso pubblici quelli che sono momenti delicatamente privati. Ciò che non si nasconde diventa così un fatto di pubblico dominio che ci spinge a riflettere.

L’artista ha dichiarato di aver sofferto da giovane di disturbi alimentari e di non essere ancora riuscita del tutto a riconciliarsi con il cibo. Nonostante Lee Price non se la senta di parlare a nome di tutte le donne che in qualche modo si rivedono nelle sue opere, vale la regola: “The more personal, the more universal”.

Che ne pensate?

lee price III

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  1. laura a.

    22 marzo

    la trovo molto brava, e l’approccio al tema è interessante.

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