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Le donne di Penny Dreadful

Questo articolo contiene spoiler della serie Penny Dreadful. Ve l’abbiamo detto.


 

 

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Mi era bastato sapere che Eva Green, una delle mie attrici preferite, avrebbe avuto una parte da protagonista in Penny Dreadful per farmi decidere di seguirlo come una nuova religione. Allo stesso tempo, però, sapevo bene che avrebbe potuto essere un altro caso in cui avrei assistito allo spreco delle sue indubbie capacità recitative e della sua presenza scenica ai limiti dell’ipnotico. Invece mi sono trovata a guardare una serie interessata ad indagare i propri personaggi femminili nel profondo.

Penny Dreadful è una serie creata dal drammaturgo e sceneggiatore John Logan (The Aviator, Coriolanus, Skyfall), che va in onda su Showtime in USA e che in Italia potete vedere in questi giorni su Rai4. Giunta ormai alla seconda stagione, segue le vicende di alcuni personaggi cardine della letteratura inglese di genere e non – tratti da romanzi come Il Ritratto di Dorian Gray, Frankenstein, Dracula – alternandoli ad altri creati apposta per la serie.

Se i personaggi «prestati» dalla letteratura sono quasi tutti uomini e a dir poco iconici (Dorian Gray in persona, Victor Frankenstein e la sua creatura, Van Helsing e la figura del vampiro), Logan ha concepito una galleria di personaggi femminili loro pari.

vanessa

Vanessa

Primo tra questi, la dama oscura protagonista della serie: Vanessa Ives, interpretata da Eva Green.

Vanessa Ives è un’ereditiera colta ed elegante che vive a Londra presso Sir Malcolm Murray, di cui è una sorta di pupilla. Il loro legame, ambiguo e contrastato, poggia sulla scomparsa di Mina Murray (Olivia Llewellyn), la figlia di Sir Malcolm, le ricerche per la quale costituiscono il motore principale della prima stagione.

Per quanto Miss Ives sia l’unica donna tra i personaggi principali (almeno nella prima stagione), infatti, la sua storia è fortemente influenzata dai suoi legami profondi con altri personaggi femminili. A Mina, forse il più tragico tra loro, e al suo rapporto con Vanessa viene dedicata un’intera puntata. La loro è un’amicizia profonda, radicata nell’infanzia ma non priva di sentimenti umani come l’invidia, e con qualche sfumatura sensuale che sembra andare oltre il semplice affetto.

Nel corso della seconda stagione, una volta esaurite le vicende che ruotano intorno a Mina, John Logan sviluppa meglio il personaggio di Evelyn Poole (Helen McCrory, la Narcissa Malfoy dei film di Harry Potter), già presentato nella prima stagione ma restato ai margini delle vicende. Evelyn Poole si rivela essere l’antagonista di tutta la stagione e incarna uno degli aspetti che informano l’archetipo della strega, vale a dire la serva del Diavolo che tenta gli uomini.

brona

Brona

Tuttavia, di nuovo in una puntata dedicata, Penny Dreadful delinea anche il perfetto contrappeso di Mrs. Poole: Joan Clayton (Patti LuPone), the Cutwife of Ballentree Moor, rappresentante di un’idea di strega che invece rimanda alle figure di donna saggia portatrice di un sapere antico e legato al femminile. Joan Clayton ospita Vanessa Ives durante uno dei suoi momenti di ricerca interiore e le offre una lente positiva attraverso cui vedere le proprie abilità sovrannaturali.

L’altra figura femminile presente fin dall’inizio della serie, anche se all’inizio in un ruolo più defilato rispetto a Vanessa, è Brona Croft (Billie Piper, la Rose di Doctor Who). Tratteggiata con compassione e simpatia, Brona è povera, grossolana e malata di consunzione; per vivere lavora come sex worker – si prostituisce e posa per fotografie osé – e dunque non potrebbe essere in un contrasto più stridente con la figura raffinata e benestante di Vanessa Ives.

Il destino di Brona rispecchia quello di molte donne reali del tardo Ottocento, per le quali il sex work era rarissimamente una libera scelta e la malattia cronica spesso dietro l’angolo. Brona muore alla fine della prima serie, e il suo corpo viene destinato a essere il nuovo progetto di Victor Frankenstein: resuscitare una donna in modo da dare una compagna alla sua prima creatura (che ha scelto per sé il nome di John Clare).

Rinata a nuova vita, Brona viene battezzata Lily da Victor Frankenstein, che continua a plasmarla a sua immagine: Lily impara a parlare con l’accento posh del suo creatore, il quale provvede anche a tagliarle e tingerle i capelli, che da lunghi e castano-ramati passano a un taglio corto biondo grano.

Anche in questa nuova vita, Lily resta isolata, divisa tra John Clare, che accampa diritti su di lei perché crede di non meritare la solitudine e Victor Frankenstein, che, nonostante sia consapevole di essere per lei la cosa più simile possibile a una figura paterna, non si pone grandi problemi riguardo l’avviare una relazione fisica.

Lily, in principio, si caratterizza per la sua mitezza, ma quando finalmente si strappa la maschera – non ha dimenticato niente, ricorda ogni sopruso subito, e non prova alcuna pietà per i comuni esseri umani ora che lei è andata oltre l’umano – ha senso che scelga come compagno il personaggio dall’influsso più negativo (come ben sa Vanessa): Dorian Gray. Brona/Lily vuole dominare il mondo.

La figura di Brona/Lily funziona anche come commento sull’incrocio delle politiche di genere e di classe dell’epoca. Dorian Gray e Victor Frankenstein, entrambi uomini provenienti dalle classi alte, usano Brona – ciascuno a suo modo – come mero corpo, mentre i loro rapporti con l’altolocata Vanessa Ives sono di tutt’altro tenore. Non è un caso che la trasformazione in Lily sconvolga entrambe le relazioni, portandole su un livello più paritario.
angelique
L’ambiente della prostituzione (l’altro vero demimonde dell’epoca, oltre a quello sovrannaturale su cui è incentrato lo show) è lo sfondo su cui si muove l’altro foil di Brona, Angelique (Jonny Beauchamp). Nonostante i suoi abiti eleganti, le sue maniere e il suo accento segnalino come Angelique si muova in un contesto più benestante rispetto a Brona, c’è un altro aspetto della sua identità che la rende particolarmente fragile rispetto alla società dell’epoca: Angelique è una ragazza trans in un periodo storico ancora meno pronto del nostro ad accettarla. La sua sorte, che in parte richiama quello di Brona per tragicità, al contrario del fato di quest’ultima è molto più definitiva.

Ho voluto espressamente una protagonista femminile – quella era la cosa importante, che il mio eroe sarebbe stato una donna, e una donna complicata. E non sarebbe diventata il mio eroe mascolinizzandola, dandole una pistola. Sarebbe stata una donna, e una donna del tuo tempo, eppure l’eroe di quest’opera. È la luce intensa intorno a cui si radunano le falene.

Queste parole di John Logan esprimono alla perfezione il traguardo raggiunto in Penny Dreadful. Nonostante alcune perplessità a livello narrativo – non c’è speranza che tu sopravviva se sei men che bianco e anglosassone al 100% – e gli elementi sovrannaturali della serie, i suoi personaggi femminili si rifanno ad esperienze basate nella realtà storica: gli intrecci narrativi che le riguardano non mancano di sofferenza e abusi, ma sono sempre caratterizzati da una nota distintiva di partecipazione umana.


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