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I lati oscuri indesiderati di Jane Eyre

I lati oscuri indesiderati di Jane Eyre

Quante cose da dire ci sono su Jane Eyre? Tante, tantissime. Pubblicato da Charlotte Brontë nel 1847, è un incredibile spaccato della società britannica vittoriana e ha come protagonista una delle eroine più interessanti di sempre.

La prima parte del romanzo ci introduce all’orfanella Jane Eyre, lasciata in custodia a una ricca zia che la odia così tanto da rinchiuderla in un orfanotrofio invece di mantenerla. A diciotto anni, Jane decide di “vedere il mondo” e diventare una governante in una casa privata. È così che finisce a Thornfield Hall, dove comincia una relazione tormentata con il padrone di casa Edward Rochester. Ma, colpo di scena: nella soffitta del maniero si nasconde Bertha Mason, la prima moglie di Rochester, impazzita e rinchiusa lontano dagli occhi di tutti.

Jane Eyre è un libro pieno di paradossi. Sia l’autrice che la protagonista escono dal canone della donna sottomessa vittoriana, la prima pubblicando i suoi romanzi sotto falso nome, la seconda trovando la propria indipendenza come una donna economicamente e sentimentalmente autonoma – almeno per un po’.

Ad ogni modo, Charlotte Brontë lotta con le unghie e con i denti per dipingere Jane come una donna “accettabile” dalla società vittoriana. Un esempio di questo è il fatto che il suo lieto fine con Edward Rochester arrivi solo dopo che ha ereditato la fortuna di suo zio, rendendola così una sua pari a livello economico.

Un altro esempio, forse ancora più lampante, è come venga descritta in confronto all’aristocratica Blanche Ingram e alla prima moglie Bertha Mason. Entrambe presentano elementi che non si conformano alla donna ideale della società vittoriana. La prima è vanitosa, stravagante, e fa il primo passo per cercare di conquistare Rochester; la seconda è isterica, pazza, impresentabile alla società. Nonostante non sia bella o ricca, invece, Jane è intelligente e soprattutto modesta, una qualità insuperabile per una donna vittoriana.

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Illustrazione di Sara Zanello

Non è difficile intuire il rapporto profondo tra i personaggi di Bertha e Jane, intessuto negli elementi gotici che caratterizzano Jane Eyre. Da una parte, le due vengono accomunate: Bertha è rinchiusa nella soffitta di Thornfield perché non aderisce alle leggi della società proprio come Jane veniva rinchiusa nella stanza rossa di Gateshead come punizione per non aver aderito alle regole dettate da sua zia. Entrambe vivono a Thornfield Hall nel ruolo di estranee, in qualche modo indesiderate – Bertha a causa della sua pazzia, Jane a causa del suo livello sociale inferiore.

Dall’altra parte, ad ogni modo, proprio questa comunanza aiuta a definire ancora di più Bertha come altro. Mentre Jane si è adattata alle regole del buon vivere ed è diventata una cittadina rispettabile, Bertha è pazza e quindi tenuta lontana dal resto del mondo.

Non è un caso se le prime apparizioni di Bertha – che all’inizio appare solo nella forma di grida dalla soffitta – sono in concomitanza con i momenti in cui Jane si sente sperduta, arrabbiata, o desidera andarsene da Thornfield. Bertha è, nemmeno tanto segretamente, il lato oscuro di Jane. Bertha nella soffitta è, molto prima di Freud, l’inconscio di Jane che cerca di uscire.

Charlotte Brontë rende ancora più esplicita la relazione tra Bertha e Jane nella scena in cui le due finalmente si incontrano. Bertha si trova ai piedi del letto di Jane, vestita di bianco con tanto di velo da sposa, e si sta guardando nello specchio; nel suo racconto, Jane ripete più volte di non aver mai visto un viso simile. Solo poche pagine dopo, la mattina del suo matrimonio, Jane si guarda nello specchio e vede “una figura vestita e velata, così diversa dal me stessa che mi sembrò quasi l’immagine di una sconosciuta”. È impossibile non notare che le due scene sono quasi identiche.

È particolarmente importante sottolineare che Bertha non è solo altro in questo senso: per quanto non venga mai descritta in dettaglio, si può intuire che Bertha sia creola e rappresenti un altro razziale. Non è un caso che venga spesso descritta con parole come “selvaggia”.

Per quanto non particolarmente sorprendente nel contesto di un libro scritto nel 1847, questo aspetto problematico di Jane Eyre è fondamentale in qualsiasi analisi odierna del romanzo.

L’uomo di merda Edward Rochester stesso dice che la sua prima moglie è matta perché viene da una famiglia di matti, e a riprova di questo specifica che “sua madre, la Creola, era matta e anche un’ubriacona!” e, poche pagine dopo, che “la sua famiglia voleva [che la sposassi] perché ero di una buona razza, e lei voleva lo stesso”.

È particolarmente interessante riflettere su come, anche al giorno d’oggi, le donne di colore siano considerate esseri intrinsecamente sessuali; in epoca vittoriana non solo la sessualità delle donne era il più pericoloso dei tabù, ma i corpi neri avevano a malapena superato lo status di oggetto.

Bertha Mason, pericolosa, pazza e senza limite, dà letteralmente fuoco al letto di Rochester per ben due volte; la prima il padrone di casa viene salvato da Jane, ma la seconda volta Bertha incendia tutta Thornfield e muore, lasciando invece accecato Rochester. È una metafora così folle – dà fuoco al letto! – che è impossibile da scartare quando si torna al testo originale.

Costruire il personaggio di Bertha come un “lato oscuro” di Jane Eyre è, in una visione positiva delle cose, accettare che le donne abbiano in loro più di quello che dimostrano, una nozione futuristica per uomini come lo stesso Rochester, che faticavano a vedere oltre alla superficie e, in fondo, non volevano neanche che ci fosse molto oltre la superficie e rinchiudevano in soffitta quello che non potevano capire.

Il personaggio di Bertha Mason non viene mai rivalutato, ad ogni modo: il suo essere non conforme rimane un aspetto indesiderabile, tanto che Jane può sposare Rochester e trovare la felicità solo dopo che la sua controparte oscura prende fuoco e muore.

 

Kate Beaton (Hark! A Vagrant) via NPR

Kate Beaton (Hark! A Vagrant) via NPR

 


Nota a margine: le citazioni sono tradotte dalla sottoscritta dal testo originale. Portate pazienza se non corrispondono alla vostra edizione.

 

FONTI

Brontë, C. (1847). Jane Eyre.
Carol, A. The figure of Bertha Mason. The British Library.
Cho, K. (2003). Contextualizing Racialized Interpretations of Bertha Mason’s Character.
Juplit, R. (1999). The Personification of Oppression Through a Doppelgänger Double.
Rhys, J. and Brontë, C. (1992). Wide Sargasso Sea. New York: Norton.
[VIDEO] Ron Lit, (2015). The Slave Trade in “Mansfield Park” & “Jane Eyre”.
Stone, C. The Sheets are on Fire: An Exploration of Sexuality in Jane Eyre.
Wang, Y. (2011). Women, Marriage and Economy in Jane Eyre.


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  1. Marina

    30 ottobre

    Bell’articolo, Marta. Chi ti conosce ti ritrova! Contribuisco segnalando un bellissimo saggio breve di j.c. Oates in prefazione a qualche edizione americana.

  2. silvia

    30 ottobre

    Veramente inquietante, quell’uomo. Mi chiedo come Jane abbia avuto il coraggio di sposarlo… Non le è venuto in mente che se mai avesse cominciato ad assumere attenggiamenti ritenuti “non consoni” alla società vittoriana, Rochester avrebbe potuto rinchiudere anche lei in soffitta??
    Alla faccia dell’intelligenza… Certo, il grande amore e tutto, però…
    E poi, davvero, guardando il film l’altra sera mi sono venuti i brividi a pensare a quella povera Bertha Mason, rinchiusa per anni in una stanza senza vedere mai nessuno. Sicuramente – supposto che un principio di follia già vi fosse – le sue condizioni non sono migliorate con quel trattamento. Il caro maschilismo ottocentesco…Brrr!
    Complimenti per l’articolo!

  3. Ludovica

    6 novembre

    Ho letto Jane Eyre a diciassette anni e l’ho adorato.

    (Le parti sui disegni di Jane le ho trovate particolarmente significative sia perché forse mai prima di questo romanzo c’era stata un’artista donna tra i personaggi della letteratura (o forse sì, ma per me era una novità) sia perché rendono la sua esperienza vicina alla nostra.)

    Ma ciò che ha contraddistinto la mia esperienza con il romanzo di C. Brontë è che prima di leggerlo già conoscevo Jane, e in particolare il suo lato oscuro: a tredici anni (più o meno) ho letto La bambinaia francese, in cui Bianca Pitzorno sceglie un personaggio di sfondo nella storia di Jane Eyre e lo rende protagonista di un’avventura incredibile tra diversi paesi. Né Rochester né Jane fanno una bella figura in questa storia, contrariamente a Bertha che è totalmente riscattata.

    (E poi va be’, lo avete letto Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde? È il primo capitolo di una serie fantascientifica/fantastorica ma soprattutto “fantalibresca” che mette in scena i personaggi di JE e… il suo finale. Consigliatissimo a tutte le lettrici e a tutti i lettori.)

  4. daniela

    22 febbraio

    CHE BELL’ARTICOLO, grazie. Sto rileggendo Jane Eyre da adulta ed ero appena arrivata alla scoperta dell’esistenza di Bertha Mason quando mi sono messa a cercare on line qualcosa sul personaggio.

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