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Lamentarsi: guida al potere catartico

softlamentarsi

Illustrazione di Tostoini

Ci sono poche cose in cui mi reputo davvero brava, e una di queste è lamentarmi. Io mi lamento di continuo, di tutto, per tutto. Mi lamento se c’è il sole perché fa troppo caldo, mi lamento se piove perché è troppo bagnato, mi lamento se nevica perché fa troppo freddo. Condizioni meteorologiche a parte, una delle cose che preferisco fare è piangere le mie sciagure (dall’esame che va male, al lavoro che non si trova, passando per l’uscita che salta, le calze che si smagliano, i due euro che rifiuta la macchinetta, il treno in ritardo e il ragazzo che scompare) con chiunque mi capiti a tiro.

Per chi si sente perseguitato dalla sorte ed è convinto di essere Paperino, smettere di lamentarsi non è affatto facile. Però è possibile imparare a convivere con le proprie lamentele, concentrandosi più sul potere catartico insito nell’atto della lamentela che sulla sfiducia e la negatività che porta con sé. Di seguito, qualche spunto:

1) Sfogati
Lamentarsi prima di tutto è uno sfogo. In un mondo che ci vuole perfetti e imperturbabili, abbiamo tutti diritto di sfogarci ed esprimere quello che abbiamo nel cuore, senza filtri, senza censure. Visto che dire quello che abbiamo nel cuore senza filtri, senza censure, spesso ferisce qualcuno e/o semplicemente lo esaspera, tieni a mente quello che diceva Anna Frank (la carta è più paziente degli uomini) e nei momenti di crisi, anziché lamentarti a voce con chiunque ti capiti a tiro, inizia a scrivere senza censure. Questo ti aiuterà a rimettere ordine e, rileggendo quello che hai scarabocchiato nei momenti di crisi, potresti sorprenderti di trovare anche la soluzione.

2) Ironizza
Ci sono passata, te lo dico per esperienza: il mondo è più incline ad ascoltare le tue lamentele se fai della sana ironia mentre ti lamenti. Inoltre, se racconti una storia mentre ti lamenti, inizi a prendere le distanze da quello che ti preoccupa e ti fa stare male: non sei più tu ad essere perseguitato dalla sorte, è il tuo alterego a fumetti ad essere bersaglio di ogni sfiga esistente. Se – oltre a far ridere te stess* – riesci a ridere di te stess*, vedi la luce in fondo al tunnel.

3) Ascolta
Ovviamente le tue lamentele hanno tutto il diritto di essere prese seriamente e ascoltate, ma tu riesci mai a fermarti per ascoltare quelle degli altri? Essere un bravo confidente, oltre a portarti tanto karma positivo, ti aiuta inoltre a rimettere le cose in prospettiva: non è la sindrome di Pollyanna, non è provare gioia nel vedere che a te le cose vanno male, però a qualcun altro vanno peggio ancora, è semplicemente prendere consapevolezza che nel mondo non esisti soltanto tu con i tuoi problemi, che tutto passa e che molto spesso si può anche risolvere.

4) Esprimiti
Quando ti lamenti probabilmente stai chiedendo aiuto. Vuoi che il mondo si fermi per te, vuoi che qualcuno ti dia le risposte che non trovi, ma probabilmente lo stai facendo nel modo sbagliato: è difficile che anche il tuo migliore amico trovi il modo di darti un consiglio sensato se glielo chiedi agli orari più improbabili del giorno, affogandolo in un mare di parole, mentre sta facendo altro e presumibilmente è preoccupato per tutte le battaglie che a sua volta sta combattendo. Anziché lamentarti in modo sterile, prova quindi a parlare chiaro: dì che hai bisogno di aiuto, trovate insieme il tempo e lo spazio per una bella chiacchierata.

5) Let it be
Citando contemporaneamente una nota canzone dei Beatles (lascia che sia) e mia mamma (senti figliola, il mondo non l’hai fatto te) cerca di ricordarti che non tutto dipende da te. Lamentarsi può essere il tuo modo di esorcizzare la paura, rendendo ridicolo quello che ti spaventa, ma una volta che hai fatto del tuo meglio – o che hai provato a fare del tuo meglio – non c’è niente per cui valga la pena star male o rimproverarsi. Let it be, e ricorda: il pensiero positivo attira cose positive.


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