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Labyrinth: il potere delle ragazze

Disclaimer: le citazioni dal film sono in italiano per semplificare la lettura, ma alcune sono tradotte a braccio da me perché ho guardato il film in inglese e non le ho trovate su internet. Portate pazienza se ci sono delle discrepanze.

Disclaimer II: spoileeeeers.


Le scuole superiori ci hanno fornito un allenamento impareggiabile nell’arte di prendere un prodotto culturale, farlo a pezzi ed esaminarne attentamente le varie parti. Ho sempre pensato che molte delle metafore e dei significati rintracciati non solo da studenti e studiosi avrebbero lasciato l’autore di turno a bocca aperta. A questo proposito, negli ultimi anni mi è successo più volte di leggere di registi e scrittori che, avendo visto la loro opera definita come “femminista”, hanno rilasciato dichiarazioni confuse e talvolta orripilate, negando di aver mai avuto quell’intenzione.

Non ho alcun dubbio sul fatto che Jim Henson (mente dietro a molti dei personaggi di Sesame Street e The Muppets Show) scuote violentemente il capino dall’aldilà ogni volta che qualcuno associa la parola “femminismo” al suo film del 1986 Labyrinth. Vi invito a zittire per dieci minuti quella vocina nel retro della vostra testa e abbracciare il fatto che questo delirante, delizioso film ha un sottotesto favoloso.

Sarah, la nostra protagonista, quando ancora non sa cosa la aspetta.

Sarah, la nostra protagonista, quando ancora non sa cosa l’aspetta.

La protagonista Sarah (Jennifer Connelly) è una quindicenne alle prese con la tremenda fase “nessuno mi capisce” dell’adolescenza. Costretta per l’ennesima volta dalla matrigna a fare da baby-sitter al suo fratellino neonato, Sarah si trova a desiderare che quest’ultimo venga portato via dal Re dei Goblin. Quando però il Re (David Bowie) rapisce davvero il piccolo Toby, l’indomita Sarah si trova a dover affrontare il labirinto del titolo per raggiungere il castello e salvare suo fratello. Ha solo tredici ore per riportarlo indietro, o anche lui diventerà un suddito goblin.

Alla radice, Labyrinth è una storia di formazione: attraverso le sfide e i tranelli del labirinto, la lamentina ed egocentrica Sarah comprende che i suoi desideri non sono gli unici a contare e fa un passo in avanti verso l’età adulta. Comincia il film pregando che qualcuno la porti via da “quel luogo orrendo” che è casa sua, ma è felice di tornarci dopo aver imparato molto su di sé e sugli altri attraverso il labirinto.

L’ambiguo cattivo del film è il Re dei Goblin Jareth, una delle figure più sessualizzate che io abbia mai visto in un film teoricamente per bambini e ragazzi. La manifestazione più palese di questo si trova negli outfit di latex super-aderente sfoggiati da David Bowie, i cui genitali sono messi in tale evidenza che quasi schiaffeggiano lo spettatore. Come se non bastasse, Jareth passa l’intero film a giocare con le sue magiche palle e il suo potente scettro.

Jareth e una delle sue tante sfere di cristallo.

Jareth e una delle sue tante sfere di cristallo.

Nella prima scena in cui vediamo Sarah confrontarsi con Jareth, ci troviamo nel rifugio sicuro di casa sua e vediamo che il Re dei Goblin la considera ancora una bambina. Quando lei pretende che le venga restituito il fratellino lui le risponde: “Torna nella tua stanza, gioca con i tuoi giocattoli e costumi, e dimenticati del bambino”. Quando la nostra protagonista insiste, lui le lancia un serpente addosso e, come sappiamo, un serpente non appare mai senza un secondo significato.

È da questo momento che la figura “bambina” e asessuale di Sarah comincia ad avere, negli occhi di Jareth, una connotazione sessuale. Il comportamento del Re dei Goblin suggerisce a più riprese che lui si senta di avere il diritto di ricevere attenzioni romantiche di Sarah; un esempio è quando minaccia Hoggle dicendo che se osa baciare Sarah, lo trasformerà nel principe della Gora dell’Eterno Fetore.

Questo aspetto si fa ancora più palese quando, verso la fine del film, Jareth si lamenta del fatto che Sarah non ha ceduto al suo potere “dopo tutto quello che ha fatto per lei”, che “è esausto di essere all’altezza delle sue aspettative”, che sei lei farà come dice “lui sarà il suo schiavo”. La cornice di Jareth come un partner violento (e indesiderato) si completa quando consideriamo che ha mentito a Sarah, l’ha drogata, l’ha isolata dai suoi amici e glieli ha messi contro, le ha addossato la colpa di averlo costretto a rapire Toby.

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Sarah nell’illusione del ballo mascherato.

Jareth tenta di sedurre Sarah intrappolandola in un’illusione in cui lei – che ha avuto addosso un’enorme camicia rinascimentale e un paio di jeans per tutto il film – è vestita sontuosamente ed è “la sua regina”. Cerca di abbindolarla offrendole il sogno stereotipico di una ragazza – quello di essere una principessa.

Per quanto brevemente confusa, ad ogni modo, Sarah non è interessata alle promesse e alla vita che le viene presentata da Jareth. Instancabile, sicura della sua forza e delle sue capacità, Sarah decide di sfidare Jareth da sola, senza paura di quello che le succederà, e affronta la sua avventura senza mai perdersi d’animo e aiutando gli altri abitanti del Labirinto sulla sua strada. Il vero ostacolo di Sarah non è il labirinto, ma il gioco mentale in cui è stata intrappolata da Jareth. Per sfuggirgli deve rifiutare di riconoscere il suo potere, e lo fa letteralmente, quando lo sconfigge esclamando “Non hai potere su di me!”.

 

Ovviamente, mentre nel mio cuore Labyrinth è un film che esalta il potere delle giovani donne, non tutti sono d’accordo. Alcune interpretazioni del film sostengono che Jareth rappresenti il patriarcato e che quindi questo sia un film femminista, ma altre persone vedono l’avventura di Sarah come un percorso che avviene interamente perché lei impari ad essere una donna responsabile all’interno del ruolo di genere imposto dal patriarcato.

Ad ogni modo, a mio parere Sarah diventa completamente cosciente della sua forza e torna a casa con la consapevolezza di poter fare quello che vuole della vita. Nelle prime scene, Sarah si ribella contro la sua matrigna che non solo la obbliga a fare da baby-sitter al fratellino, ma suggerisce anche che sia strano che, alla sua età, Sarah non abbia appuntamenti romantici.

Alla fine del film accetta di prendersi cura di Toby non perché abbia accettato il suo ruolo di genere e abbia deciso di smettere di ribellarsi, ma perché sa di avere il potere per proteggere una creatura sostanzialmente inerme. Non accetta un ruolo di sottomessa, ma uno di eroina.

C’è anche l’innegabile fattore che la protagonista “femminista” di Labyrinth è pur sempre una ragazzina bianca, magra, abile, cisgender e di classe media, il che elimina – o almeno allontana – tutta una serie di problematiche intersezionali che ci stanno molto a cuore. Se mai dovesse esserci un remake di questo film, il privilegio quasi totale di Sarah sarebbe la prima cosa che cambierei.

Per il resto, però, mi terrei questa storia di una ragazzina che non sa a pieno quello che vale e, sfidata da un cattivo che cerca di lusingarla e costringerla, si ribella e diventa invincibile.

sarah


 

Come sempre, c’è molto altro da dire sull’argomento. Ecco alcuni articoli che ho letto mentre scrivevo il pezzo:


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  1. irene_bert

    29 giugno

    “Jareth passa gran parte del tempo a giocare con le sue magiche palle e il suo potente scettro”! Quante cose si perdono da bambine 🙂

  2. Paolo

    29 giugno

    di qualunque etnia o genere sessuale ecc..è importante che il personaggio sia ben scritto e credibile così anche l’eventuale messaggio edificante (molto presente nei film per bambini) passerà meglio.
    Comunque questa analisi di Labyrinth è veramente interessante

  3. Film che ho adorato da bambina, da adolescente e da adulta. Mai visto in lingua originale, però. Devo rimediare, anche se sarà difficile guardarlo senza recitare ogni singola parola in italiano.
    “Tu non hai nessun potere su di me” manifesto femminista. Che gran bei film mi registrava mio padre da piccola!

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