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La casa degli spiriti e il femminismo magico

La casa degli spiriti e il femminismo magico

9788807880278_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleMi sono accorta che, se qualcuno mi chiede qualcosa da leggere, la maggior parte delle volte io tendo a consigliare La casa degli spiriti di Isabel Allende. Credo non dipenda soltanto dal fatto che sono perdutamente innamorata di questo romanzo fin dalla prima volta che l’ho letto, ormai otto anni fa, ma anche e specialmente perché dentro questa storia ci puoi trovare realmente di tutto, chiunque può identificarsi con almeno uno dei numerosi personaggi, o interessarsi a una delle questioni trattate.

Puoi leggere La casa degli spiriti se ti appassiona il paranormale e divertirti a immaginare un mondo di fiaba in cui nascono bambine con i capelli verdi, le apparizioni siedono a tavola conversando con i comuni mortali e il pianoforte suona da solo senza neppure aprire il coperchio. Ma ti piacerà anche se sei interessato alla situazione politica del Cile, specialmente nel 1973, quando ci fu il Golpe in cui perse la vita Salvador Allende, cugino del padre di Isabel e trasfigurato nel romanzo semplicemente come il Presidente.

Tra le cose che mi sono rimaste nel cuore de La casa degli spiriti e per le quali potrei voler rileggere questa storia all’infinito troviamo:

Il realismo magico, una questione di prospettiva

Teoricamente, La casa degli spiriti è una saga familiare che racconta le vicende di una famiglia cilena lungo tre generazioni, rappresentate ciascuna da una donna: Clara, Bianca e Alba. Quest’ultima chiude il cerchio ed è quella con cui Allende si identifica.

L’avvenimento storico decisivo con il quale culmina la narrazione è l’assassinio di Salvador Allende e il golpe del 1973, ma la storia inizia alla fine degli anni venti dello scorso secolo e offre una panoramica efficace degli eventi che portarono alla dittatura di Pinochet.

Eppure non è così tanto importante che cosa viene raccontato, piuttosto come: attraverso lo stile del realismo magico, che mescola elementi fantastici a fatti concreti, riusciamo a vedere il fantastico emergere nella vita di tutti i giorni, scegliendo di crederci o meno a seconda del punto di vista da cui si guarda la storia. Quando ho letto il libro io, senza aver fatto mai letture simili prima di quel momento, sono rimasta colpita dallo stato di sospensione dell’incredulità in cui vivono la maggior parte dei personaggi della storia: la magia non soltanto è possibile, ma è anche accettata come un altro qualsiasi aspetto dell’esistenza, e sembra che porti con sé cambiamento, rivoluzione.

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Illustrazione di Francesca Romano

Il femminismo magico

Confesso: prima di scrivere questo post non avevo la benché minima idea che esistesse qualcosa del genere e lì per lì, quando ho trovato la definizione di femminismo magico (termine coniato nel 1987 da Patricia Hurt a quanto pare proprio per descrivere le opere di Allende) stavo per mettermi a ridere, pensando “santo cielo, se le inventano proprio tutte!”.

Per femminismo magico in realtà si intende un sottogenere del realismo magico, che nella letteratura viene usato per sovvertire le strutture culturali, sociali e politiche di natura maschilista. Qualcuno arriva a dire che si può parlare anche di femminismo magico nella cultura pop, ad esempio in telefilm quali Streghe o Buffy l’ammazzavampiri, o ovunque ci sia uno (o più) personaggio femminile dotato di poteri magici, che idealmente dovrebbe rappresentare la protesta delle donne contro il maschilismo. Sicuramente ne La casa degli spiriti è forte il contrasto fra la realtà pragmatica del maschilista Trueba e quella fiabesca della chiaroveggente Clara, che con la sua fragilità apparente compie una vera rivoluzione.

I personaggi femminili

Generalmente Isabel Allende è la scrittrice dei personaggi femminili forti, anche se lei non li definisce tali, sostenendo che in potenziale qualsiasi donna di cui si racconta la storia è una donna forte. In effetti, Clara, Blanca e Alba, le tre donne che rappresentano le tra generazioni de La casa degli spiriti sono tutte e tre personaggi complessi e completi, diversissimi fra di loro.

Il più affascinante è senza dubbio Clara, la chiaroveggente, colei che è in grado di suonare il pianoforte con il potere del pensiero e di prevedere il futuro, ma anche la figlia Blanca, l’artista, e Alba, che vive la rivoluzione, non sono da meno. Oltre alle tre protagoniste, fra i molti altri personaggi femminili ce ne sono altri due che non dimenticherò mai: Férula, la sorella repressa di Esteban Trueba, il marito di Clara, che scopre tragicamente cosa significhi essere innamorati prendendosi una cotta per la moglie del fratello, e la giovane Amanda che sceglie di abortire prima, di sacrificarsi per il fratellino dopo. Nessuna di loro è un’eroina, tutte cercano di fare quello che trovano giusto.

Perdono e memoria, la catarsi della scrittura

Barrabàs arrivò in famiglia per via mare, annotò la piccola Clara con la sua delicata calligrafia. Già allora aveva l’abitudine di scrivere le cose importanti e più tardi, quando rimase muta, scriveva anche le banalità, senza sospettare che, cinquant’anni dopo, i suoi quaderni mi sarebbero serviti per riscattare la memoria del passato, e per sopravvivere al mio stesso terrore.

Chiunque abbia provato a scrivere un diario almeno una volta nella vita lo sa, scrivere è catartico. La casa degli spiriti inizia con i diari di Clara ormai bambina e finisce con gli appunti di Alba, che scrive la storia della sua famiglia dettata da nonno Esteban e capisce che può dare un senso a qualsiasi cosa è accaduta e il risultato sarà armonioso. All’interno del romanzo ogni personaggio è guardato quasi con benevolenza, anche quando fa cose cattive o spaventose, cercando di accettarne le stranezze e non condannare nemmeno senza appello le sue colpe.

La scrittura ricorda, attraverso la scrittura si può sublimare e perdonare: la conclusione del libro è che facciamo tutti parte di una catena di sangue, che prima o poi qualcuno dovrà spezzare e ricordare il passato può aiutarci a farlo. Interpellata in merito alla morte di Salvador Allende, Isabel sostiene che quanto è capitato al cugino di suo padre fosse destino, ma che sia comunque nostro dovere cercare di impedire cose simili e chiamare a rispondere gli assassini e i torturatori di quello che fanno. “Credo nel destino.” dice “Credo che ci venga affidata una mano di carte e che dobbiamo giocare il gioco della vita meglio che possiamo. E spesso le carte sono segnate.”


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  1. martina

    11 giugno

    Bello, bello, bello, sia il libro che il tuo articolo!

  2. Mara roberti

    13 giugno

    Concordo, molto bello e molto interessante. Mi chiedo quanti altri femminismi letterari esistono, più o meno imprevisti e imprevedibili. Nel mio blog Rosa per caso sto cercando di definire uno dei più inaspettati: il femminismo rosa. Il vostro post mi è servito molto. Grazie!

  3. carlo

    6 maggio

    Sto leggendo questo testo e sinceramente non ho capito una cosa, in che senso questo libro è “femminista”? Le donne sono abusate\umiliate in diversi modo e mai vedo una reazione degna di nota. Quando Clara viene picchiata fino a perdere un dente, decide di “non parlare più” al marito. Accidenti, che cattivona!! La sorella viene cacciata di casa e se ne va a morire in un angolo senza neanche un cenno. La madre in punto di morte chiama comunque il figliol prodigo al capezzale. Esteban abusa di donne uomini ed animali senza colpo ferire.

    l’idea che ho è che vi siano queste donne forti indubbiamente ma la cui forza risieda in una sorta di rassegnazione cosmica, l’accettazione verso un ruolo di vittime predestinate.
    Non vedo mai una reazione contro il male che subiscono. Neppure una vera condanna!
    Clara dipinta come una sorta di hippie veggente che si volta dall’altra parte di fronte alle angherie del marito è difficile da mandare giù.

    questo feeling mi sta avvelenando la lettura, ovviamente odio Esteban ma non riesco a provare empatia per altri personaggi del romanzo che trovo tutti passivi e privi di veri spunti di rivolta.

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