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A Ship Of Her Own Making: magia è costruire qualco...

A Ship Of Her Own Making: magia è costruire qualcosa con le mani

bookSettembre ha la pelle di un bel marrone caldo come il suo papà, ha dodici anni e un brutto carattere. Quando il Vento Verde le propone di volare via fino al mare periglioso che circonda Fairyland, la bambina non se lo fa ripetere due volte, dato che questo vuol pur sempre dire smettere di lavare le tazze rosa e gialle che la guardano dal lavello di casa.

La scelta sembra essere caduta su di lei per caso. Ci vorranno diversi capitoli per scoprire che, a dire il vero, il tutto ha a che fare col lavoro di sua madre, che da quando è iniziata la guerra aggiusta aeroplani e ha preso un odore d’ingranaggi e olio, nel quale Settembre ha imparato ad accoccolarsi come fosse profumo di pane. La spada che serve all’eroina di questa fiaba è molto particolare, infatti, e solo la figlia di una macchinista può avere in sorte di riuscire a brandirla. Ma sto correndo troppo.

The Girl Who Circumnavigated Fairyland In A Ship of Her Own Making mi ha accolta con la sua copertina color fiamma in una mattina di giugno dell’anno scorso. Dal centro mi osservava una sorta di drago con le ali bloccate da una catena, le lettere che formavano il titolo erano lunghe e sottili. Mi ero stupita a non trovarlo al piano terra della libreria, seguendo il consiglio casuale di una blogger che stimo, finché una commessa non mi aveva indirizzata al piano di sopra, quello con la narrativa per bambini.

Mentre me lo rigiravo tra le mani, la grafica mi confermava che, in effetti, di libro per bambini si trattava. Potrei dire che l’ho comprato comunque perché non credo nelle etichette; potrei buttare lì che sto per diventare zia, ma tecnicamente al tempo non potevo immaginarlo. Quando mi è capitato di scrivere di libri per bambini è sempre stato a proposito di romanzi che mi hanno segnata nella mia infanzia. Con questa storia qui, invece, il mio viaggio è stato un altro, e, risposte paracule a parte, è stato un viaggio alla ricerca di qualcosa che avrei desiderato una ventina d’anni fa.

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Da piccola ero certa di poter fare grandi cose con la mia mente. Mi riferisco sia a un livello puramente intellettuale, di comprensione del mondo, sia a uno splendidamente soprannaturale, con riferimento specifico a poteri magici e affini. Sul primo aspetto mi tranquillizzava la mia vita quotidiana; sul secondo i libri e, sopratutto, i cartoni animati che guardavo. Tutta questa fiducia nella mia mente non aveva nessuna controparte, tuttavia, quando si finiva a parlare di quel che avrei potuto fare con le mani. Immaginare di modificare il mondo con uno schiocco delle dita era una cosa; credere di poterlo fare manipolando, annodando, impastando, plasmando, usando insomma quelle due appendici a cinque dita che ci sono state date in sorte mi sembrava molto meno stimolante e, sopratutto, meno probabile (spoiler: sono imbranata).

Mi chiedo ora cosa sarebbe successo se avessi letto più libri come questo di Catherynne Valente, in cui la magia è sì qualcosa di etereo e capriccioso come un leopardo volante, ma è anche l’afflato che anima un manufatto costruito con le proprie mani, la frustrazione e il sudore.

A differenza del titolo della versione italiana – l’astratto e un po’ buonista La bambina che ha circumnavigato Fairyland per salvare la fantasia – il titolo originale suggerisce da subito l’idea di un racconto in cui la protagonista è chiamata a sporcarsi le mani, una fiaba fatta di ingranaggi, chiavi inglesi, nodi e molte altre cose concrete. E infatti Settembre, nella scena cui allude il titolo, rimasta ormai da sola imparerà che, se devi procurarti una nave per circumnavigare il mondo, non ti serve molto altro che te stessa: il tuo corpo, il tuo coraggio e la consapevolezza che, anche senza amici, capelli e vestiti, ciò che sei resta intatto e può persino portarti a destinazione, finché le scelte che fai sono tue.

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Non voglio dirvi di più perché non voglio rovinarvi nessuna sorpresa, se doveste decidere di leggere questo libro delizioso e struggente. Vi dico soltanto, allora, che in questa storia c’è un bosco dov’è autunno per sempre, ci sono draghi figli di biblioteche che vogliono soltanto prendersi cura dei libri e ci sono piccole creature dette maridi che custodiscono un desiderio onnipotente, ma per ottenerlo bisogna combattere e la lotta sarà molto ardua. Vi dico che la morte può andare a dormire se le si canta una ninnananna, che tutti i bambini sono senza cuore e le bambine, in particolare, sono terribili… Solo che, a Fairyland, questi attributi sembrano proprio un complimento.

 

In italiano il libro è edito da Sperling & Kupfer con il titolo La bambina che fece il giro di Fairyland per salvare la fantasia.


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  1. Eli

    10 agosto

    Grazie per la bella segnalazione! Spesso mi chiedo perché in Italia ci sia questa mania di cambiare i titoli dei libri e perché!

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