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Terribile e sfolgorante: L’amica geniale di Elena ...

Terribile e sfolgorante: L’amica geniale di Elena Ferrante

Avete presente quei libri che, una volta iniziati, impediscono qualsiasi attività che non sia quella di continuare freneticamente a leggerli? La tetralogia de L’amica geniale, di Elena Ferrante, è così.

Antefatto: una donna ormai sessantenne, di nome Raffaella Cerullo (soprannominata Lila) sparisce nel nulla. Mentre suo figlio si affanna a cercarla, soltanto Elena Greco, l’amica di sempre, capisce da subito che ogni ricerca sarà vana:

Sono almeno tre decenni che mi dice di voler sparire senza lasciare traccia, e solo io so bene cosa vuole dire. Non ha mai avuto in mente qualche fuga, un cambio di identità, il sogno di rifarsi una vita altrove. E non ha mai pensato al suicidio […] Il suo proposito è stato sempre un altro: voleva volatilizzarsi; voleva disperdere ogni cellula; di lei non si doveva trovare più niente. E poiché la conosco bene, o almeno credo di conoscerla, do per scontato che abbia trovato il modo di non lasciare in questo mondo nemmeno un capello, da nessuna parte.

elena_ferrante_l_amica_geniale1Così Elena decide di contrastare la decisione dell’amica nell’unico modo che le è possibile: scriverà una lunga, lunghissima storia, in cui registrerà ogni dettaglio dell’esistenza di Lila, la sua amica geniale.

Da qui prende le mosse una narrazione incredibilmente avvincente che, in quattro volumi, esplora la storia del rapporto d’amicizia di Elena e Lila attraverso le varie vicissitudini della vita: infanzia, adolescenza (L’amica geniale), università, matrimonio (Storia del nuovo cognome), lavoro, trasferimenti, figli (Storia di chi fugge e di chi resta), maturità e vecchiaia (Storia della bambina perduta). Il tutto si svolge nell’Italia dagli anni Cinquanta ad oggi, con un’attenzione e un coinvolgimento particolari negli avvenimenti del Sessantotto e degli anni Settanta.

Ricordate il Bechdel test? Ecco, L’amica geniale lo supera a pieni voti: il tema centrale del libro è il rapporto tra Lila ed Elena, ricchissimo sia sul piano emotivo, sia su quello intellettuale.

Elena è quella diligente, ordinata, che avrà le possibilità materiali per studiare e finirà per fare la scrittrice. Lila invece è il genio disordinato e, almeno in parte, sprecato, incredibilmente irrequieta, capace di eccellere e oscurare tutti gli altri in qualsiasi cosa faccia. Rispetto a Lila, Elena si sentirà l’eterna seconda, a partire dalla prima elementare e per sempre:

È probabile che questa sia stata la mia maniera di reagire all’invidia, all’odio, e soffocarli. […] Certo mi addestrai ad accettare di buon grado la superiorità di Lila in tutto, e anche le sue angherie. […] Se […] risultavo seconda dopo Lila, facevo un’espressione mite di consenso. In quegli anni credo di aver temuto una sola cosa: non essere più abbinata, nelle gerarchie stabilite dalla Oliviero [la maestra, ndr], a Lila; non sentire più la maestra che diceva con orgoglio: Cerullo e Greco sono le più brave. Se un giorno avesse detto: le migliori sono Cerullo e Sarratore, o Cerullo e Peluso, sarei morta sul colpo. Perciò impiegai tutte le mie energie di bambina non per diventare la prima della classe — mi pareva impossibile riuscirci — ma per non scivolare al terzo, al quarto, all’ultimo posto. Mi dedicai allo studio e a molte altre cose difficili, lontane da me, solo per restare al passo con quella bambina terribile e sfolgorante.

La maggiore bellezza di questa storia sta proprio nell’esplorazione della complessità di questo rapporto, fatto soprattutto di affetto e ammirazione, ma non privo di ombre e di emozioni difficili da accettare.

elena_ferrante_la_frantumagliaGli aspetti che mi hanno convinta meno, i nodi che ancora non sono riuscita a sciogliere dopo aver divorato tutti e quattro i volumi e averci riflettuto un po’, sono due.
Il primo è personale, e riguarda il femminismo della differenza. Elena Greco, personaggio letterario, vi aderisce. Non soltanto questo è perfettamente riuscito per quello che riguarda il personaggio; le pagine in cui Elena racconta la sua lettura di Sputiamo su Hegel sono davvero appassionanti.

Leggendo La frantumaglia, libro che raccoglie le (pochissime) interviste rilasciate da Elena Ferrante (pseudonimo di un autore/autrice/gruppo di autori, ndr), ho imparato che il pensiero della differenza, però, non è soltanto una caratteristica del personaggio, ma anche dell’autrice. Questo ha gettato una luce diversa, per me, su molti aspetti dell’intero romanzo, permeandolo di un retroterra ideologico molto preciso che, ad una prima lettura, mi era in gran parte sfuggito.

Questo ha suscitato in me sentimenti complessi perché, se il romanzo mi è piaciuto moltissimo, ho sempre guardato con una certa diffidenza il pensiero della differenza, visto che il mio entusiasmo per il femminismo è nato, piuttosto, a partire dalle correnti di pensiero che mettono l’accento sulla fluidità del genere, indipendentemente dal sesso biologico. Alla fine, credo di poter dire che questa lettura mi ha ricordato che i confini tra un sistema di pensiero e un altro, spesso, sono in realtà molto più labili e complessi di quello che tendo a pensare normalmente.

Il secondo aspetto che non mi ha convinta del tutto sono i numerosissimi colpi di scena che si susseguono nel corso della storia, che ho trovato molto convincenti fino al terzo volume, dopo, forse, un po’ meno.

Se i detrattori di Elena Ferrante la criticano soprattutto a partire da questo, accusandola di essere poco più che una brava “artigiana” capace di inventare storie avvincenti, c’è da dire che invece i suoi ammiratori dicono che è stata capace di elevare il romanzo d’appendice ad opera d’arte. E i suoi ammiratori sono tanti: il romanzo sta avendo un successo enorme tanto in Italia che all’estero, soprattutto in America.

In ogni caso, qualunque sia l’opinione finale che vi lascerà, L’amica geniale è un romanzo che vi terrà incollate dalla prima all’ultima pagina, che vi farà riflettere, che vi regalerà molto.


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  1. Paolo

    23 febbraio

    un romanzo è bello a prescindere dal Bechdel Test che non mi sembra dirimente nemmeno per stabilire il presunto maschilismo di un’opera.
    Nel femminismo della differenza ci sono cose condivisibili e cose meno condivisibili, ma questo vale per tutte le filosofie incluse quelle femministe. Quello che conta comunque è il romanzo non l’ideologia dell’autrice: se i personaggi sono credibili e plausibili e la storia è appassionante il romanzo è riuscito

  2. Marta Corato

    23 febbraio

    Paolo, il Bechdel Test ti potrà sembrare poco significativo – ci tieni a dircelo ogni volta che lo menzioniamo – ma forse ti è difficile percepire quanto sia fastidioso per una donna non vedersi mai rappresentata come una figura complessa.

    Un romanzo può essere bello, ma se le protagoniste sono donne e non parlano di altro tranne che i loro uomini, ti assicuro che a me verrà voglia di lanciarlo dietro all’autore o autrice. Non stabilirà il maschilismo di un’opera, ma di sicuro stabilisce che chi l’ha scritto non è in grado di vedere o riportare la complessità delle relazioni umane – o non vuole, e indovina cos’è quello? ESATTO! SESSISMO!

    Inoltre questo mina quello che hai nominato tu: non sono personaggi plausibili e credibili.

    Mi permetto anche di aggiungere che i pensieri e le azioni del creatore di un’opera d’arte contano eccome. Ti faccio il nome di Orson Scott Card, se ti serve un esempio nella vita reale di come il fatto che un autore sia una persona spregevole dovrebbe, a ragion di logica, allontanarci dalla sua opera.

    Dire che l’importante è che un libro sia avvincente mi sembra un tantino riduttivo e sicuramente non tiene conto del fatto che un’opera non esiste nel vuoto, ma nel contesto in cui è stata creata e viene usufruita. “A prescindere da” non esiste. Pensiamo criticamente, che è meglio per tutti.

  3. Paolo

    23 febbraio

    Si può criticare tutto, spero si possa anche criticare la critica

    Non ho letto Orson Scott Card e non lo leggerò, credo (perchè a parte Il Trono di Spade il fantasy non mi attira) ma anche Louis Ferdinand Celine era spregevole e non mi sembra affatto una ragione sufficiente per non leggere Viaggio al termine della notte.
    se dovessimo leggere solo scrittori e scrittrici con cui siamo sempre d’accordo e le cui vite sono state eticamente ineccepibili leggeremmo ben poco. Ci sono molti artisti che dal punto di vista umano hanno più di una pecca (per usare un eufemismo) la cui opera mi interessa ed è meritevole

    Sarò ottimista ma personaggi femminili complessi e credibili ci sono sopratutto oggi, che passino il bechdel o meno

  4. Paolo

    24 febbraio

    che un’opera esista nel contesto in cui è stata creata 8ma se è una grande opera riesce a parlare anche al di là dell’epoca in cui è stata concepita) è ovvio e non va dimenticato

  5. Marta Corato

    24 febbraio

    Se un personaggio femminile esiste in un mondo di personaggi maschili e parla solo di uomini, difficilmente è un personaggio complesso. Sei ottimista, o forse un po’ troppo di manica larga.

  6. Paolo

    24 febbraio

    forse io sono di manica stretta o altri/e sono di manica stretta (non mi riferisco a te). Non lo sapremo mai

  7. daniele

    27 febbraio

    D’accordo con Marta sul Bechdel test, e sull’importanza di creare storie non solo realistiche, ma che offrano modelli positivi e anti-sessisti. Però devo dissentire sul voler a tutti i costi valutare un’opera cercando di entrare nella psicologia di chi l’ha scritta. Questo è evidentissimo nel caso della Ferrante, che ha scelto volutamente di scomparire dalla propria opera, affinché noi possiamo giudicare solo il libro. Non sappiamo nemmeno se sia una donna, un uomo, una persona gender neutral, un collettivo, un alieno. E questo rende ancora più fantastico quello che ha scritto, il fatto che possiamo amarlo o odiarlo a prescindere dal pensiero sulla sua autrice. Un privilegio più unico che raro.

  8. Paolo

    5 marzo

    “forse io sono di manica larga..” volevo dire.
    E ammetto che cercare “modelli positivi” o “negativi” non è la mia priorità quando leggo una storia

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