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“Knowledge is power” e le altre lezioni di Angelin...

“Knowledge is power” e le altre lezioni di Angelina Jolie

Il 24 marzo 2015 il “New York Times” ha pubblicato un editoriale scritto da Angelina Jolie, dal titolo “Angelina Jolie Pitt: Diary of a Surgery”. Nell’articolo l’attrice, regista e inviata speciale di UNHCR spiega perché si è sottoposta ad un intervento di ovariectomia (che prevede la rimozione delle ovaie e delle tube di falloppio), a quasi due anni dalla doppia mastectomia preventiva che aveva effettuato nel 2013. Anche allora aveva spiegato la sua scelta sulle pagine del Times.

Angelina Jolie ha una mutazione del gene BRCA1, la stessa mutazione che avevano sua madre, sua nonna e sua zia, tutte e tre morte di cancro al seno o alle ovaie. Confrontandosi con diversi medici, ha scoperto di avere l’87% di possibilità di ammalarsi di cancro al seno e il 50% di ammalarsi di cancro alle ovaie.

Ai tempi della mastectomia, non mi ero presa la briga di approfondire la difficile operazione a cui Angelina si era sottoposta e questa mancanza di conoscenza mi aveva portata ad accettare con una smorfia i commenti cattivi, le battute sarcastiche, le parole di chi la sa lunga senza aver letto una riga della diretta interessata. Ero arrabbiata, ma non trovavo le parole per definire al meglio cosa mi faceva arrabbiare.

Qualche giorno fa stavo scorrendo il News Feed di Facebook, quando un post della pagina Facebook “Lercio” ha attirato la mia attenzione:

Angelina_jolie_lercio

Ho iniziato a consultare post, ironici e non, su altre pagine e il risultato era sempre lo stesso: fiumi di parole contro Angelina, “la pazza”, “l’invasata”, quella che “non ce la fa più”. Mi ha travolta un senso di rabbia, seguito da un turbine di pensieri che mi portavano sempre alla stessa domanda: “Perché il mondo ce l’ha tanto con Angelina Jolie?”.

Prima di trovare una risposta e presa dallo sconforto di alcuni commenti (illeggibili e crudeli) sulle pagine social di giornali e quotidiani, ho voluto fare una breve ricerca su come il tema era stato trattato dalle principali testate italiane, sulle loro edizioni online: La Stampa, La Repubblica, Corriere, Il Fatto Quotidiano, Il Sole 24 Ore.

“La Stampa” titola “Per paura del cancro Angelina Jolie si fa asportare anche le ovaie” e dopo il primo paragrafo dell’articolo inserisce un sondaggio a cui è molto difficile dare una risposta dopo aver appreso le informazioni base relative all’operazione, posto che sia necessario chiedere ai propri lettori un’opinione in merito ad una questione medico-chirurgica delicata di cui molti di noi possono capire poco o nulla.

Sondaggio La Stampa Angelina Jolie

“La Repubblica” opta per un “Angelina Jolie si fa rimuovere anche le ovaie per paura del cancro”. In coda all’articolo segue una gallery di fotografie che la ritraggono in situazioni legate al suo impegno umanitario, la cui descrizione mi ha fatta trasalire: “Angelina Jolie continua la sua controversa battaglia preventiva contro il cancro. A due anni dalla doppia mastectomia, l’attrice ha deciso di farsi rimuovere anche le ovaie e le tube di falloppio. La Jolie, 39 anni, ha una mutazione in un gene (il BRCA1) che la portava ad avere l’87% di possibilità di sviluppare un cancro al seno e il 50% dei un cancro alle ovaie. Al di là della scelta controversa di combattere il cancro mutilando il proprio corpo, tutta la vita di Angelina Jolie è nel segno dell’impegno civile.”

In che modo la scelta di Angelina Jolie è controversa? Perché un’operazione chirurgica scelta con consapevolezza delle proprie opzioni e delle proprie alternative può essere definita “mutilazione” da un autore/autrice che non firma il proprio articolo? La risposta è presto detta: tante redazioni online dei quotidiani sono completamente separate dalla redazione dei giornalisti che lavorano all’edizione cartacea e spesso chi prepara articoli per il sito mette insieme pezzi di articoli altrui nei pochi minuti che ha a disposizione, componendo un collage di informazioni, questo sì controverso, che spesso non segue nemmeno le regole sintattiche e grammaticali di base della lingua italiana.

Mentre il Fatto Quotidiano ha scelto un titolo abbastanza sobrio, “Angelina Jolie si fa rimuovere le ovaie per rischio cancro: “La conoscenza è potere””,”il Sole 24 Ore come altre testate citate mette l’enfasi sulla parola “paura”: “Paura del cancro, Angelina Jolie dopo il seno si fa asportare anche le ovaie”. Paura è quella che ci assale quando non ci sentiamo in grado di fare qualcosa o quando stiamo per affrontare una sfida molto grande o quando un pericolo ci fa spaventare, intimorire, talvolta anche irrazionalmente. Quando la malattia è scritta nella storia della vita e della morte delle donne della tua famiglia, operarsi per evitarlo è una scelta, un’opzione ragionata, una decisione complicata dettata da un rischio a cui corrisponde un dato preciso, ma non dalla paura.

E ora parliamo del Corriere. Il pezzo, intitolato “Angelina Jolie rinuncia anche alle ovaie per prevenire il cancro”, contiene la spiegazione trita e ritrita del contenuto dell’editoriale di Angelina e il testo si alterna a due gallery fotografiche, intitolate “Dagli esordi come modella al cinema: i mille volti di Angelina” e “Angelina, magra e sola dopo la lite con Brad”. Magra e sola.

Il Corriere, così come centinaia, migliaia di testate, reti televisive e radio hanno fatto e continuano a fare in ogni parte del mondo, ripete lo schema del giudizio permanente sul corpo delle attrici e delle donne del mondo dello spettacolo. È magra, è grassa, è cambiata, si è fatta il botox e non ha più rughe, non se l’è fatto e ha le rughe, è incinta ed è grassa, è incinta ed è magra, ha le tette troppo grosse, ha le tette troppo piccole.

Il corpo femminile non va mai bene così com’è e ogni intervento, anche a fini di prevenzione del cancro, viene inquadrato come un vezzo, una follia, un tentativo di andare contro il presunto ordine delle cose. Gli stessi media che riempiono pagine con nuovi studi su diete, alimentazione, cura del corpo, non vedono l’ora di additare chi sembra aver esagerato con le rinunce. Gli stessi “autorevoli” media che si indignano in coro per la rappresentazione del corpo femminile delle vallette, della TV e della comunicazione pubblicitaria, mettono in scena un’oggettificazione molto più sottile, costante e diffusa, che giustifica la riduzione di una donna che è attrice, regista, inviata speciale UNHCR, moglie, madre di sei figli, ad un corpo che è doveroso giudicare e controllare.

20th Annual Critics' Choice Movie Awards - Red Carpet

Angelina Jolie sa di essere una persona privilegiata. È consapevole della sua ricchezza. Ha avuto tre figli naturali prima di effettuare l’ovariectomia, che comporta la menopausa forzata. Recita, scrive, dirige film, ha possibilità che tante di noi non avremmo, compresa quella di confrontarsi con diversi medici e effettuare analisi che spesso possono rivelarsi costose e invasive. Il privilegio e la discriminazione convivono in lei in un unico corpo, che è costantemente analizzato, dissezionato, giudicato. Le parole sulla sua bellezza precedono quasi sempre quelle sulle sue doti artistiche.

La scelta di comunicare al mondo le sue operazioni chirurgiche tramite la scrittura è per questo così potente: Angelina Jolie toglie potere agli scribacchini, agli articolisti, alle gallery morbose, ai contenuti acchiappa clic relativi alla sua ultima dieta o alla sua vita sentimentale e prende in mano il controllo della narrazione sul suo corpo. Qualunque articolo prodotto sull’argomento, anche il più detestabile, non potrà citare le solite “fonti vicine all’attrice”, perché la voce da citare sarà sempre la sua.

Questo ribaltamento dello schema classico fa innervosire molte persone, abituate ad arrogarsi il diritto di valutare le donne in base ai pezzi di carne e corpo di cui sono portatrici. Angelina Jolie, per molte persone e alcuni media, è una pazza, un’invasata che mutila il suo corpo senza ragione apparente, ossessionata dai bambini, dal sesso, dalle diete, una rubamariti etc etc. Gli unici che hanno messo le mani sul suo corpo senza un motivo razionale, in realtà, sono le tante persone che la giudicano sempre e solo in base al suo aspetto fisico.

Non sono interessata a speculazioni e news basate su indiscrezioni, foto rubate, silhouette sul red carpet, perché ogni volta che il corpo di una donna viene giudicato senza consenso del soggetto e usato come primo parametro di valutazione della stessa, si perpetua una violenza, che vive in ogni chiacchiericcio da bar, in ogni momento in cui ci fermiamo a vivisezionare corpi di persone che neanche conosciamo. E i media, che diffondono simili contenuti per fare più views, hanno responsabilità giganti in merito.

Posso relazionarmi a lei solo nei contesti in cui l’informazione è condivisa consapevolmente dalla diretta interessata, come in questo caso. Questa donna ha fatto una scelta. Non una scelta obbligata, non una scelta da imporre ad altre: la parola “option” ricorre 8 volte nel suo articolo per il Times. Ha potuto valutare tante opzioni e alla fine ha deciso quella che era più giusta per lei, decidendo di usare la sua popolarità e la sua voce a livello pubblico per condividere informazioni molto importanti che potrebbero aiutare migliaia di donne in condizioni simili alla sua.

Ha promosso la ricerca di informazioni e la consapevolezza del proprio corpo e della propria salute, sapendo che tanti media e persone l’avrebbero fatta a pezzi per l’ennesima volta, etichettata, giudicata. Evidentemente era un prezzo che era disposta a pagare per riuscire a colpire anche le persone pronte ad accogliere il suo messaggio.

“Non è facile prendere queste decisioni. Ma è possibile prendere il controllo e affrontare i problemi di salute in maniera diretta. Potete cercare consigli, capire quali sono le opzioni e fare scelte che sono giuste per voi. La conoscenza è potere”.

La conoscenza è potere e la possibilità di prendere decisioni sul proprio corpo senza che gli altri possano appropriarsi di tutte o alcune sue parti (i paralleli con il suo ruolo in “Maleficent” si sprecano) è il modo più potente con cui Angelina Jolie poteva comunicarci la sua difficile e ragionata scelta.

maleficent gif


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  1. Cosmic

    15 aprile

    D’accordo su tutto, ma non dire che lei ha delle possibilità che noi non avremmo… questo può dirlo forse una donna americana, ma in Italia il test genetico si può fare pagando un ticket (ovviamente è prescritto nel caso si abbiano altri casi in famiglia) e in caso il risultato fosse positivo, l’intervento è gratuito. Abbiamo un Sistema Sanitario Nazionale che non ostante tutto funziona bene. I commenti sono semplicemente frutto dell’ignoranza scientifica e della scarsa capacità di ragionamento degli italiani, che non sanno cosa significa “probabilità”, “rischio”, e che non sanno appunto che questa è una pratica medica ben consolidata, e che nemmeno si pongono il problema di informarsi prima di sparare sentenze.

  2. Paolo

    15 aprile

    Ottimo articolo. Angelina Jolie ha una mutazione genetica rara che la espone a un rischio altissimo, molto più alto di quello della maggioranza delle donne, di contrarre tumori molto aggressivi e ha fatto in accordo coi medici ciò che riteneva giusto per proteggersi, aveva il diritto di farlo e di parlarne, non obbliga nessuno a imitarla e le critiche che ha avuto, i timori di “emulazione” sono risibili

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