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Allontanarsi dagli archetipi: Jessica Jones

Allontanarsi dagli archetipi: Jessica Jones

Attenzione: il pezzo contiene (piccoli) spoiler per le serie di Netflix Jessica Jones e Daredevil.


 

Jessica Jones, una serie prodotta da Netflix e disponibile dal 20 Novembre scorso, non è certo il primo prodotto serial-cinematografico incentrato su una persona con dei superpoteri, ma è il primo dell’attuale nidiata Marvel/DC che non affronta il momento in cui l’eroe acquista i poteri e impara ad usarli per il bene (cfr. l’ennesimo reboot di Spiderman).

Jessica Jones è un’investigatrice privata che si muove per le strade della città come milioni di altre persone, almeno finché non salta con agilità fino al primo piano di un edificio. Jessica Jones non ha un costume, né un nome di battaglia, ma è dotata di abilità sovrumane – super forza e capacità di… non proprio volare, “più una caduta controllata”. Per un certo periodo, è stata anche costretta ad usarle per il Male. Infatti, se le capacità di Jessica sono fisiche, il potere del villain Kilgrave riguarda la sfera psicologica: è in grado di far obbedire qualsiasi suo comando, e Jessica Jones lo ha imparato in prima persona quando Kilgrave ha deciso di obbligarla ad essere il suo giocattolo/schiava sessuale.

Questi sono i presupposti della serie, che affronta la narrazione da un angolo diverso dalla solita origin story per indagare questioni più profonde: il problema non è usare i propri poteri per il Male, ma cosa fare una volta che è già successo, anche se contro la propria volontà. Cercando di evitare spoiler sulla trama, possiamo dire lo stesso alcune cose.

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Jessica (l’attrice Krysten Ritter)

A marzo scorso, Netflix ha rilasciato la prima stagione di Daredevil; è una serie molto piacevole e tratta con rispetto i propri personaggi femminili. Tuttavia ha un limite importante: mantiene le donne sempre isolate non solo tra loro, ma anche da altre figure femminili che probabilmente sono presenze costanti nelle loro vite (colleghe, familiari, amiche).

Jessica Jones, invece, ritrae diversi tipi di relazione tra altri personaggi femminili; se vogliamo considerare solo i legami il cui perno è Jessica, possiamo vedere il suo affetto profondo per Trish Walker, l’antagonistico opportunismo con lo squalo Jeri Hogarth, la giustificata ostilità verso la sua madre adottiva.

Oltre al suo focus su una varietà di rapporti interpersonali tra donne, Jessica Jones esamina gli effetti di diversi tipi di trauma – fisico, psicologico, sessuale – su una galleria di personaggi femminili e maschili. Ciascuno ha reazioni diverse, in linea con la propria personalità e il proprio vissuto, ma tutti (perfino i meno simpatetici) sono trattati con compassione.

Particolarmente notevole è anche come i perpetratori di abusi stessi non siano solo uomini, cosa che mi ha fatto ripensare a I Was Not a Nice Little Girl, un articolo di Gillian Flynn sulla necessità di personaggi femminili malvagi ma sensati.

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Allargando il campo per includere altri aspetti della serie: la colonna sonora jazz rimanda ai classici del noir e in particolare a The Long Goodbye, uno migliori adattamenti cinematografici dei romanzi di Raymond Chandler (il pubblico di SR sarà lieto di sapere che la sceneggiatrice responsabile del film è Leigh Brackett, donna di molteplici talenti letterari), sottolineando una New York grigia e squallida. Non che i sobborghi borghesi siano meglio, come scrigno di orrori.

Nonostante il mio grande apprezzamento, tuttavia, Jessica Jones non ha un’esecuzione perfetta – e questo sia a livello di serie in sé, sia in un contesto più esteso. La grande pecca di Jessica Jones in quanto serie è una struttura che poggia troppo e fin da subito su una trama orizzontale (ovvero che si estende per tutta la serie, per esempio l’identificazione del/caccia al cattivo) che fagocita subito quella verticale (cioè gli archi narrativi che appaiono e si risolvono del corso di un’unica puntata): se in Daredevil le due vanno di pari passo e sono integrate in maniera abbastanza omogenea, in Jessica Jones la trama verticale è quasi inesistente, il che finisce per rendere statica la parte centrale della stagione.

Esulando un po’ dalle caratteristiche strettamente tecniche, è impossibile non notare come il cast femminile principale di Jessica Jones sia tanto bianco quanto le vette innevate delle nostre Alpi. La serie include due personaggi maschili afroamericani di spicco (uno, Luke Cage, ha una serie autonoma in produzione), ma è del tutto privo di personaggi femminili rilevanti di etnia non caucasica. Daredevil, a sua volta, non è particolarmente brillante in questo campo, ma viene aiutato dalla presenza di Claire Temple, interpretata da Rosario Dawson (il suo cameo in Jessica Jones è molto gradito, ma non è una soluzione).

Infine, un accenno a un personaggio che racchiude sia le caratteristiche negative che positive della serie. Carrie Ann Moss, dopo essere stata Trinity in Matrix, torna e di nuovo presta il viso a un personaggio che abbatte una barriera: Jeri Hogarth è il primo personaggio apertamente gay dei vari adattamenti supereroistici Marvel. Hogarth ha diversi punti in comune con Jessica Jones: entrambe più vicine all’archetipo dell’antieroe che dell’eroe vero e proprio, entrambe dotate di una forte volontà, entrambe caratterizzate da gravi zone d’ombra. Spiace quindi che le vicende che la riguardano risultino per la maggior parte del tempo così poco amalgamate al resto della narrazione.

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Qualche appunto per chi desideri dei trigger warning. Saltate questa ultima sezione se non avete bisogno di notizie a riguardo e siete dei fondamentalisti anti-spoiler.

Jessica Jones è una serie per adulti, quindi: sesso (ma senza nudità esplicita), sangue e violenza. Come già detto, esamina le conseguenze di vari traumi derivanti da abusi fisici, psicologici e sessuali. Jessica Jones, tra le varie cose, durante la serie soffre di sindrome da stress post-traumatico.

Kilgrave è uno stupratore: i suoi abusi sono riconosciuti e menzionati più volte, ma non vengono mai mostrati. Da questo punto di vista, è simile a Mad Max: Fury Road. Kilgrave ordina spesso alle sue vittime di suicidarsi: ci sono varie rappresentazioni di suicidi, sia solo tentati che riusciti.

La seconda metà della serie si occupa anche degli abusi fisici (non sessuali) e psicologici su minori da parte di figure genitoriali. C’è almeno una scena di bulimia obbligata.


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  1. Diletta

    2 dicembre

    Articolo perfetto. Jessica Jones è praticamente una serie che parla di relazioni e di come possano essere “nocive” o meno. La serie che serviva (a me Daredevil non piace proprio).

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