Crea sito

Janis Joplin: little girl blue

La cantante rock blues, famosa per la sua voce graffiata e per la sua passione per il whiskey Southern Comfort e le droghe che l’hanno portata alla morte prematura a 27 anni, sviluppò sin dall’adolescenza il germe di quello spirito ribelle che l’ha resa un modello per le successive generazioni di ragazze.

Janis_Joplin_HS_YearbookNasce a Port Arthur, Texas, negli anni Quaranta. Un ambiente notoriamente conservatore, non il più adatto ad accogliere una personalità straripante come quella della Janis adolescente. Al liceo non si era costruita la fama di reginetta, semmai il contrario, e il suo bisogno di distinguersi da quel tipo di società la spingeva a prendere posizione pubblicamente contro razzismo e sessismo.

Le vedute progressiste di cui era portatrice non giocarono a suo favore; nella sua scuola si diffuse la malevola convinzione che Joplin fosse “easy“, una “tipa facile”. Nonostante fosse una studentessa modello, il suo atteggiamento tradiva un’irrequietudine di fondo, dettata dall’incapacità di farsi accettare. Fu cercando una via d’uscita dalla chiusura del suo contesto d’origine che scoprì le proprie doti canore e il blues. Cominciò di lì a poco a fare una vita di continui spostamenti, che la condussero al paradiso dorato della California e di San Francisco nel 1963, dove iniziò ad esibirsi come cantante nei club. L’estetica beat, che a quei tempi era al suo declino, influenzò la sua attività artistica e il suo stile di vita.
Nel 1964, registrò alcuni standard blues insieme al chitarrista Jorma Kaukonen e a Margareta Kaukonen alla macchina da scrivere (usata come strumento percussivo).

Nel 1965, Janis decise di rifugiarsi in Texas. Abbandonò l’università e cercò di vivere come una donna austera e rispettosa delle aspettative che famiglia e società avevano per lei: abbandonò velleità artistiche e si limitò alla lettura e al massimo all’attività a maglia. Questa fase non era però destinata a durare.

janis

Illustrazione di Carol Rollo

Arrivò così il grande momento di svolta. Dopo essere stata contattata dal promoter Chet Helms, Janis si unì ai Big Brother & The Holding Co. Il primo album omonimo – un mix di blues, rock e psichedelia – vide la luce nel 1967. Janis adottò in quel periodo un look eccentrico, fatto di ampie gonne, accessori colorati e boa di piume, che la faranno ricordare al grande pubblico come la maggior rappresentante dei freaks dell’epoca, gli hippie.

Tra San Francisco e Los Angeles, il suo stile e quello di un altro gruppo capitanato da una donna, i Jefferson Airplane di Grace Slick, diventarono la bandiera della controcultura e del movimento hippy. L’esibizione dei Big Brother al festival di Monterey Pop (nel giugno del 1967) le permise di affermare di fronte all’intera nazione il suo enorme talento, grazie in particolare alla cover di Ball and Chain di Big Mama Thorton. La Columbia Records decide in questa occasione di mettere la band sotto contratto. Con il secondo album, Cheap Thrills, i Big Brother raggiunsero successo e notorietà, lanciando grandi hit come Summertime e Piece of My Heart.

Il momento di pace e successo ebbe però breve durata: nel giro di un anno, il gruppo si sciolse per tensioni interne e Janis proseguì la sua carriera optando per il ruolo di solista, facendosi accompagnare dalla Kozmic Blues Band.

A ventisei anni, nel 1969, Janis aveva già raggiunto la fama di “regina bianca del blues”. Fu tale qualifica che la spinse a compiere gesti carichi di significati politici, come il domandare una nuova sepoltura per la cantante Bessie Smith, morta in un incidente stradale e soccorsa in ritardo a causa del colore della sua pelle.

La giornalista Lillian Roxon parla di lei nella sua Rock Encyclopedia alla voce relativa al suo gruppo, defunto, Big Brother & Holding Co.

Le telecamere passano e ripassano su quei lineamenti accidentati come se fosse una bellezza straordinaria e, a modo suo, lo è. Gli sguardi degli uomini si raggelano quando pensano a lei. I giornalisti la stuprano con le parole come se non ci fosse altro modo di trattarla. Negli ultimi anni nessuno s’è mai eccitato per qualcuno così tanto come la gente per Janis Joplin. È stata per tutti un’esperienza totalmente nuova. La sua voce, per esempio. Le ragazze non dovrebbero cantare così, con una voce così roca e insistente e battendo i piedi. Non dovrebbero dare l’idea che stanno urlando per esprimere una qualche sofferenza terribile, urgente, ma non del tutto spiacevole, fisica. Una delle ragioni è che i tempi sono più rilassati (più o meno lo stesso vale per Aretha e Levi Stubbs, e loro sono neri mentre Janis è bianca). Janis ha ridefinito l’intero concetto di cantante donna. È talmente bella che ti toglie il fiato, e non c’è niente che possa farti cambiare opinione – di sicuro non la consapevolezza che se fosse vissuta in un’altra epoca la ragazza avrebbe fatto la casalinga. Procede a falcate, si veste come una battona, con buffi copricapi di piume, cavigliere, raso cascante. Li chiama vestiti da puttana, con una risata da puttana. E beve. Beve – pensate un po’ – mentre quelli della sua generazione si drogano. Beve Southern Comfort; una cantante di ventiquattro anni con vizi di un altro decennio. […] Ogni volta che cantava, era come se quella voce roca e logorata dal whisky fosse sul punto di cedere. «Preferirei non cantare piuttosto che cantare piano», ha detto e ha ragione, perché la frenesia che ha nei piedi e nei fianchi ce l’ha anche in gola. Non stupisce il fatto che, dopo avere passato tutto questo, ci sono volte in cui sembra vecchia e sfranta. Ma ce ne sono altre che sembra giovane e vulnerabile e il passaggio a volte avviene in un minuto. Sono entrambi lì, questi due estremi, e tutto quello che sta in mezzo.[1]

Quella vulnerabilità la colse proprio nel momento in cui stava cercando di riformare un nuovo gruppo, dopo l’ennesimo fallimento dei Kozmic Blues Band. Ripulita dalle droghe, ma non abbastanza per evitare un overdose che le fu fatale, nella camera del Landmark Motor Hotel di Hollywood, il 4 ottobre 1970. Il suo grande album, Pearl, uscì solo l’anno successivo, per poter mostrare al mondo il grande talento e la sensibilità di una donna costantemente al lavoro per dimostrare la propria statura, e per essere accettata per come è, disordinata, non irregimentata, sicuramente non ordinaria.

[1] Lillian Roxon, Rock Encyclopedia, Minimum Fax, 2014.


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.