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Il futuro della riproduzione, tra ricerche in cors...

Il futuro della riproduzione, tra ricerche in corso e fantascienza

Stando a quanto riportato da alcuni giornali, un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge, in Inghilterra, e del Weizmann Institute of Science di Israele, è riuscito a produrre ovuli e spermatozoi dalla pelle di esseri umani adulti, indipendentemente dal loro sesso biologico. Questo esperimento era stato condotto con successo sui topi già qualche anno fa, mentre per la specie umana questi risultati risalgono ai primi mesi del 2015.

Non serve essere un esperto di bioetica per rendersi conto che la portata di questa scoperta potrebbe essere davvero rivoluzionaria. L’idea di usarla per risolvere problemi di sterilità tra coppie eterosessuali è la più scontata; ben oltre questo, questa scoperta permetterebbe alle coppie queer impossibilitate a generare figli biologici di farlo.

Spingendosi più avanti con l’immaginazione, su un piano di speculazione teorica che va oltre i risultati e gli obiettivi degli studi in corso — e, sottolineo, resta sul piano teorico, perché è evidente, data l’importanza del rinnovamento del patrimonio genetico, che quello che sto per dire avrebbe rischi elevatissimi se messo davvero in pratica — questa scoperta potrebbe persino darci la capacità, in potenza, di generare figli con noi stessi.

Sono rimasta molto stupita dall’eco limitata che questa notizia ha avuto. Anzitutto perché concretamente potrebbe essere una risorsa preziosissima per le coppie queer che desiderano avere figli. In secondo luogo, e tornando al piano puramente speculativo, perché mi sono chiesta: sono l’unica a essere terribilmente affascinata da questa scoperta, ma a sentire che non ho le competenze per chiarire — anzitutto a me stessa — tutti i piani che sono coinvolti?

Allo stesso tempo, però, la mia immaginazione galoppava dai film di fantascienza ai miti greci. Avete pensato che questa scoperta potrebbe arrivare a darci le capacità, in potenza, di realizzare la “partenogenesi”? Che, sempre pensando agli estremi, questa scoperta potrebbe far sì, in potenza, che molto di quello che per millenni è stato mito — per esempio, l’idea di un figlio che nasce dalla coscia del padre — perda molto del suo carattere di metafora?

bioetica

Una rivoluzione culturale

La mia reazione “di pancia”, quando ho letto questa notizia per la prima volta, è stata pensare subito al fatto che produrre spermatozoi dalla pelle di una donna e ovuli da quella di un uomo infliggerebbe un colpo mortale al “sistema teorico” di molti, dai difensori della famiglia naturale di stampo adinolfiano a certe branche del femminismo della differenza dalla spiccata impostazione psicanalitica.

Che conseguenze avrebbero queste pratiche, per esempio, sul nostro modo di pensare le donne come madri e gli uomini come padri? Cosa potrebbe rappresentare questa scoperta in quel cammino verso una società gender-free sognato da alcuni (pochi) teorici e tanto paventato dalla mamma del video no-gender?

D’altro canto, non serve essere un esperto di bioetica neanche per rendersi conto che questa scoperta porta con sé un enorme groviglio di problemi teorici e pratici, e lo spettro di scenari sinistri e distopici, se fosse messa in pratica senza un’estrema cautela e attenzione.

Il papà no gender è SCONVOLTO.

Il papà no gender è SCONVOLTO.

 

Teoria

La resistenza principale che ho incontrato in tutte le persone con cui ho discusso di questa scoperta sta nell’idea che, in qualche modo, non sia legittimo creare esseri umani in un modo diverso da quello “naturale”. Mi rendo conto che con ogni probabilità ci sono elementi che non sto considerando e che il mio sentire è minoritario e impopolare, ma domando, in maniera volutamente provocatoria e sperando che ne nasca una bella discussione: e perché? Cosa, di quello che facciamo nella nostra vita quotidiana, è naturale? Questa nostra resistenza non potrebbe essere una sorta di tabù che deriva dalla nostra cultura cristiana e, ancora di più, umanista?

Proviamo a tenere ben distinte, per un attimo, tutte le obiezioni di carattere pratico (Dove arriveremmo? Si realizzerebbe uno scenario tipo Gattaca? Che limiti stabilire? Come fare per far sì che tutto si realizzi in modo etico?) e cerchiamo di isolare la questione “Generare esseri umani artificialmente è legittimo o no?” in termini esclusivamente teorici (ammettendo, come ipotesi, che abbia senso un’etica che si isola dalla pratica).

Pensandoci, mi sembra che l’unica giustificazione di una posizione del tipo “No, non abbiamo il diritto di creare esseri umani” artificialmente risiederebbe nell’idea che gli esseri umani siano in qualche modo “speciali”: in altre parole, nella nozione di anima, anche se declinata laicamente. Una posizione più che legittima — meglio, però, se ne siamo consapevoli.

Dall’altro lato però, se mettiamo da parte tutte queste idee e ci mettiamo nell’altra prospettiva, pensandoci come mere costruzioni discorsive, non perde senso, a monte, anche tutto questo attaccamento all’idea della necessità di figli “biologici”?

 

Pratica

Un altro (e probabilmente più rilevante) ordine di problemi che si porrebbero nello scenario ipotetico che abbiamo provato a tracciare, è quello pratico. Come regolamentare la generazione “artificiale” di esseri umani? Quali limiti stabilire, che criteri adottare? Come assicurarsi che tutto si verifichi in modo etico? Come trovare il discrimine che permetta la realizzazione di tutti gli scenari “etici” e impedisca tutti quelli “non-etici”?

La risposta — estremamente provvisoria — che mi sono data io è che tutto dovrebbe essere rigorosamente pubblico, e che il limite non potrebbe che essere arbitrario.

Il dibattito è aperto, e spero che sia fruttuoso.

L’articolo in cui viene esposta la ricerca
“SOX17 Is a Critical Specifier of Human Primordial Germ Cell Fate” di Naoko Irie , Leehee Weinberger , Walfred WC Tang , Toshihiro Kobayashi, Sergey Viukov, Yair S. Manor, Sabine Dietmann, Jacob H. Hanna , M. Azim Surani.

 


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  1. Paolo

    22 aprile

    non riesco a fare a meno di chiedermi che ne direbbe il professor Ian Malcolm, forse qualche perplessità l’avrebbe avuta

    il punto è che gli esseri umani non sono nè meramente “biologici” nè meramente “socio-culturali” (se vogliamo, anche la cultura con i suoi cambiamenti nello spazio e nel tempo è nella nostra natura), io non separo nettamente i due piani e chi pretende di ridurre tutto a biologia e tutto a cultura sbaglia dato che siamo entrambe le cose.
    Quanto a questa scoperta scientifica mi sembra ancora presto per valutarla (non so se credo nell’anima almeno in senso laico però ammetto che laicamente qualche dubbio etico sta cosa del farmi il figlio in laboratorio con i gameti ricavati artificialmente dalla mia pelle, me lo crea, è una cosa molto diversa dalla fecondazione medicalmente assistita che già conosciamo, e non mi sento un oscurantista perchè ho questi dubbi, ho perplessità etiche anche sulla clonazione umana e sulla gravidanza surrogata a prescindere dall’orientamento sessuale di chi la richiede)..per ora dico solo che produrre in laboratorio degli ovuli partendo dalla pelle di un uomo e sperma dalla pelle di una donna non ci rende meno uomini e meno donne secondo me, quindi i paranoici del no gender se ne stiano calmi.

  2. M.

    22 aprile

    Ma cosa vuol dire “esseri umani artificiali”?
    E’ semplicemente un piccolo (e gigante) passo lungo un percorso che già si sta seguendo: a mia opinione di artificiale ce n’è allo stesso modo in cui si congelano gli ovuli, si piantano gli ovuli in un diverso utero, si subiscono cure ormonali pesantissime per tentare di ricavare ovuli fertili… Il DNA ricavato dalla pelle è pur sempre portatore del patrimonio genetico di una persona vera e umana, e donerà all’ovulo una parte dei propri cromosomi esattamente come lo spermatozoo di un altro, non stiamo parlando di cloni o di architettura genetica di cromosomi sintetici.

    Sul fatto che gli spermatozoi siano del maschio e l’ovulo delle femmine devo dire che non ne sono granchè turbata, restano modalità specifiche dei sessi biologici per fare la stessa identica cosa, mescolare i cromosomi, e che si metta in gioco l’uno o l’altro lo trovo abbastanza indifferente filosoficamente (per quanto certamente un enorme passo avanti per le coppie lesbiche, e complimenti e auguri a loro se mai si tradurrà in pratica).

    Troverei più sconvolgente dal punto di vista ideologico rendere la gestazione e il parto non più specificamente femminili, quella sì che sarebbe una svolta esplosiva!

  3. Paolo

    22 aprile

    “ho perplessità etiche anche sulla clonazione umana e sulla gravidanza surrogata”

    preciso che so benissimo che sono due cose diverse.
    Comunque un feto a prescindere dalle modalità con cui è stato generato ha bisogno del’utero di una donna per svilupparsi e questo dato non è ininfluente dal punto di vista etico.
    Tornando alla scoperta in esame: ma, a proposito dell’ipotesi di partenogenesi se i gameti femminili e maschili provengono dallo stesso individuo (soltanto che uno dei due gameti è stato sviluppato in laboratorio) saranno anche portatori del medesimo patrimonio genetico, l’ipotetico “figlio” non sarebbe una sorta di frutto dell’incesto con tutti i rischi correlati?

  4. p.

    22 aprile

    Io non ci trovo niente di sconcertante in questa possibilita’ e non mi crea nessuna preoccupazione l’idea che lo spermatozoo venga dalla mamma e l’ovulo dal papa.
    ho un figlio concepito in modo naturale ma non ci trovo niente di strano negli altri metodi.
    volevo solo dire riguardo ai dubbi che esprimono coloro che pensano che sia meglio fare le cose in modo meno artificiale possibile. Per molti potrebbe anche essere una questione morale ma il dubbio che ho io invece nasce da interrogativi pratici. Ci sono molte cose che la scienza ignora sul funzionamento del corpo umano, basti pensare a quanti milioni di volte assistiamo a notizie e studi smentiti dopo 1 anno da altri studi smentiti dopo anni da altri studi ecc ecc ecc. Non riescono nemmeno a mettersi daccordo se il caffe fa bene o male.
    Figuriamoci in una questione complessa come la creazione di un essere umano.
    percio’ io un po’ di inquietudine l’avrei se dovessi fare un figlio con questo sistema. Magari ci possono essere dettagli che ora sfuggono agli scienziati, magari la nascita di uno spermatozoo naturale comporta meccanismi che ancora nascondono qualche mistero che sara’ scoperto tra 500 anni e cosi via. Per cui sarei un po’ timorosa. Avrei paura che questo bambino concepito in questo modo non naturale possa avere qualcosa di diverso, qualche problema che i bambini concepiti naturalmente non hanno, che magari la scienza se ne accorgerebbe quando e’ troppo tardi ecc ecc. Detto cio’ ben vengano queste sperimentazioni, se non si sperimenta non si progredisce mai. Ma non bisogna dimenticare che questa e’ una sperimentazione che si fa su persone inconsapevoli cioe’ i bambini e che se in futuro si scoprisse che questi bambini hanno qualche problema poi le vittime sarebbero loro. Percio’ io se fossi una persona che non puo’ avere figli in modo naturale non farei questa cosa con tanta leggerezza. Avrei paura e preferirei optare per l’adozione.

  5. BOA

    30 aprile

    Leggiucchiando l’articolo non mi e’ molto chiaro se abbiano ottenuto solo cellule germinali o gameti veri e propri. Comunque sono d’accordo con M. Non e’ sensazionale tanto il fatto che ora anche da cellule somatiche si possano ottenere germ cells usate poi per figliare, ma e’ sensazionale cio’ che si decidera’ sull’appartenenza di queste cellule. Prima di tutto, credo che sia diverso prendere una cellula somatica, riportarla allo stato germinale e usarla per produrre gameti, piuttosto che usare direttamente cellule gametiche da due donatori. Infatti, il processo tramite il quale si ottengono i gameti dalle cellule somatiche probabilmente fara’ si’ che chi ha attuato il processo di dedifferenziazione e specializzazione possa accampare piu’ diritti su tali cellule. Dico questo perche’ non si trattera’ piu’ solo di donare e immagazzinare i propri gameti, ma di donare-processare-immagazzinare, piu’ soldi in ballo, piu’ voglia di lucrare. Poi se proprio non partenogenesi, magari sara’ possibile produrre figli esattamente identici da due genitori, perche’ se non si passa dalla ricombinazione che avviene per i gameti, usando cellule somatiche immagino che il risultato sarebbe sempre lo stesso con qualche accorgimento, o sbaglio? Interessante! Anche per la produzione animale piu’ in generale. E una volta che le cellule mie saranno in mano altrui, qualche piccola modifica al genoma (mutagenesi, trasformazione,…), le rendera’ brevettabili o degne di proprieta’ intellettuale? Con le piante si fa. E come sarebbe categorizzata una persona che deriva de cellule per cui qualcuno possiede proprieta’ intelletuale? Ci saranno contratti tra compagnie e genitori? C’e’ differenza fra comprare delle cellule e comprare un figlio?

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