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Il futuro (anche per le donne) si chiama microcred...

Il futuro (anche per le donne) si chiama microcredito

Supponiamo che voi vogliate cominciare un’attività o, con un termine che oggi fa molto “giovane”, una startup. Supponiamo che siate molto brave a tingere i tessuti, ma che non abbiate i 25 dollari che servono a comprare i colori e le bacinelle necessarie per iniziare la vostra attività. Qualcuno deve prestarvi 25 dollari, ma chiederli in banca sarebbe una vera e propria barzelletta:

– Vorrei accendere un mutuo.
– A quale cifra stava pensando, signora?
– A 25 dollari.

Probabilmente vi rivolgereste ad un* amic* o ad un* parente; ma se tutti intorno a voi fossero così poveri da non avere 25 dollari da prestarvi? Può sembrare un discorso esagerato, ma attualmente un miliardo e 300 milioni di persone nel mondo vive con meno di un dollaro al giorno. Permettere l’avvio di un’attività significherebbe far nascere la speranza di un riscatto per questa gente, ma nessuna banca è disposta a prestare a qualcuno 25 dollari.

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Muhammad Yunus

Muhammad Yunus ha trovato la soluzione: il microcredito. Nel 1976 fonda la Grameen Bank, la “banca villaggio” in Bangladesh, che permette di concedere piccoli prestiti ai più poveri per mezzo di gruppi di beneficiari (i Solidarity Group). Questo signore ha anche ricevuto un Nobel nel 2006 per questa invenzione geniale. È talmente semplice che nessuno ci aveva mai pensato prima, ed è stata pensata soprattutto per le donne.

Nei paesi sottosviluppati e in via di sviluppo, la donna spesso è infatti costretta a rinunciare al lavoro – seppure la famiglia ne abbia immensamente bisogno – perché deve stare a casa con i figli che, non ricevendo alcuna istruzione, non sono tutelati da nessuna figura tranne che quella della propria madre. Con il sistema di Yunus, si può dare alle donne una possibilità concreta di lavoro da casa, che permetta loro di guadagnare per sé e per la propria famiglia, e che frutti loro non solo denaro, ma anche una nuova dignità sociale.

Il ruolo di una donna lavoratrice in questo tipo di comunità è del tutto inedito, ma soprattutto nobilitante, poiché il microcredito non consiste in un’azione a breve gittata (come il lavoro svolto solitamente dagli uomini, con “contratti” saltuari e per conto di terzi), ma in una base concreta su cui costruire un futuro diverso.

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Esiste un’associazione, Kiva.org, fondata da Jessica e Matt Flannery nel 2005, che promuove il microcredito per mezzo di donazioni online. I Field Partners, ovvero le istituzioni che si occupano dei prestiti, scelgono le storie di alcuni imprenditori o imprenditrici, ne scrivono un profilo e lo mettono online. I finanziatori (cioè noi) scelgono un progetto che trovano interessante, donano una o più tranche da 25 dollari e quando sarà raggiunta una somma sufficiente a finanziare il progetto, i Field Partners potranno erogare il prestito. L’imprenditore o imprenditrice si impegna a ripagare i nostri 25 dollari con il denaro che guadagnerà dalla sua nuova attività. Dal 2005 fino ad oggi Kiva.org ha prestato 671,817,075 dollari, cambiando la vita a 1,553,412 persone.

Il microcredito non è una realtà esclusiva dei paesi sottosviluppati, ma è possibile anche in Europa grazie a progetti come Microcreditodonna, rivolto a tutte le ragazze che vogliono aprire un’attività, con la possibilità di ottenere prestiti di “piccole” somme a condizioni particolarmente agevolate. L’obiettivo del progetto è quello di rilanciare e promuovere l’imprenditorialità femminile anche se, come è ovvio, i prestiti ammontano a ben più di 25 dollari.

Il microcredito è una scelta etica prima che una scelta finanziaria. Milioni di donne, senza questo sistema, non avrebbero potuto in alcun modo garantire un futuro per loro stesse e per i propri cari. Un futuro diverso è possibile. 25 dollari alla volta.


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