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Femminismi futuribili e utopie concrete

Femminismi futuribili e utopie concrete

Some will say that all we have are the pleasures of this moment, but we must never settle for that minimal transport; we must dream and enact new and better pleasures, other ways of being in the world, and ultimately new worlds.
José Esteban Muñoz

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Lee Bul

I granitici programmi scolastici italiani, calati su di noi da burocrati senza volto della capitale, hanno molti difetti: sono desueti, rigidi e costruiti su un ideale di Cultura che fa acqua da tutte le parti. Ciononostante, da essi è possibile trarre parte della materia prima necessaria alla costruzione di un senso di giustizia sociale capace di accompagnare una persona per il resto della sua vita.

Si viene posti di fronte alla narrazione di stermìni, resistenze e lotte per il riconoscimento di diritti, con la speranza, cristallizzata nelle carte bollate e talvolta viva nelle parole di un* insegnante, che qualcosa attechisca. Pensiamo alla metafora dell’anfora, in cui i corpi studenteschi sono contenitori da riempire di senso d’indignazione, indipedentemente che sul fondo vi sia già qualcosa di pulsante e vivo, derivato dalle esperienze dirette e non dai libri.
Certe anfore restano sigillate in fondo ai mari, altre si rovesciano subito, spargendo il proprio contenuto in ogni direzione. Altre ancora finiscono frantumate al suolo durante il trasporto da un luogo ad un altro, dopo anni di abbandono.

Il contenuto delle anfore può portarci a vedere oltre la nostra esperienza diretta, oltre le posizioni assunte dal nostro corpo. Ci viene detto che ci sono problemi immediati dei quali preoccuparsi, vale a dire quelli concreti, come la mancanza di soldi che può affliggerci, e quelli che la società di cui facciamo parte riconosce come tali, come la disoccupazione.

In ambito femminista, ciò si traduce spesso nella definizione di ordini di priorità, in cui si attribuiscono pesi diversi a questioni come la disparità di salario tra uomini e donne, la tutela delle donne trans che si trovano in carcere, e le violenze sessuali subìte dalle sex worker prive di documenti. L’idea di fondo è che, per portare mutamento nelle istituzioni e nel nostro sistema legislativo, sia necessario andare per gradi. Non a caso, l’ordinamento che ne segue, riflette i dislivelli di potere interni ai movimenti femministi, in cui si privilegia chi gode di un maggior numero di diritti e si marginalizzano ulteriormente le persone che provengono da situazioni di forte svantaggio. Alla lunga, però, questa procedura risulta come meramente compensatoria.

Abbiamo notato una voragine nel parco e ora stiamo cercando di riempirla con terra e sassi.

Il parco è il nostro mondo, ora. I suoi vincoli. I modi in cui costringe definizioni, nomi e pratiche su ogni persona, con gradi diversi di violenza.

José Esteban Muñoz, nel libro Cruising Utopia*, ci insegna però che altri mondi sono possibili. Alla base della sua analisi, troviamo il concetto di queerness, dipinto come ideale “distillato dal passato e utilizzato per immaginare il futuro”. Queerness è voglia toccare con mano mondi nuovi; è un qualcosa che non è ancora stato raggiunto, ma che possiamo scorgere all’orizzonte. È rifiuto dei sistemi d’oppressione vigenti e dei compromessi che diventano annullamento dell’Altr*. Un’utopia concreta, in cui scenari radicalmente nuovi, frutto della nostra immaginazione e dei nostri desideri, si fanno punto di riferimento nella definizione di strategie d’azione politica.

Lee Bul

Lee Bul

Questo mese ci faremo ispirare dall’articolazione del concetto di queerness proposta da Muñoz per parlare del XXII secolo. Oltre a dedicare il dovuto spazio alla nostra fiction speculativa prediletta, torneremo a parlare di giustizia sociale, desiderio, tecnologia, e mondi in divenire.

 

* L’introduzione di Cruising Utopia è scaricabile gratuitamente qui.


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