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Essere una donna non è uno svantaggio

Essere una donna non è uno svantaggio

Di recente la nostra Valeria ha scoperto (e ci ha comunicato con lieve orrore) che quando si prepara un evento mondano, nelle liste di partecipanti le signore che accompagnano i mariti tendono a perdere il loro nome e diventare Signora Tizio Caio – dove Tizio Caio è il nome del marito. L’importante è saperle “in coppia” con il coniuge, nessuno sa più come si chiamino loro per davvero.

Negli stessi giorni, su Facebook qualcuno si prendeva gioco di un annuncio lavorativo in cui si cercava un receptionist necessariamente uomo, perché avrebbe dovuto aiutare in officina all’occorrenza, cosa di cui una donna ovviamente non sarà mai capace.

Quando mi imbatto in questo genere di cose, mi rendo conto della miriade di piccoli comportamenti e stereotipi che intralciano la vita di ogni donna nella vita quotidiana. Perfino andare ad una festa e fare la receptionist (che, per esperienza, non richiede un’enorme preparazione) diventano situazioni in cui i rimasugli del patriarcato si ripresentano come sassolini nella scarpa. C’è sempre un ostacolo in più, un doversi giustificare sempre e comunque.

A questo proposito, ultimamente mi sono trovata a discutere più volte di come, mandando curriculum per un lavoro, gli uomini si vendono sempre come più bravi di quello che sono, mentre le donne tendono a fare un passo indietro, rifiutandosi di mandare l’application se non si considerano al 100% perfette per una quella data professione. Ne ha parlato approfonditamente The Atlantic (poi tradotto da Internazionale).

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Ne sono colpevole anch’io: ho perso conto di quante volte non ho neanche provato a fare qualcosa perché mi ero auto-convinta di non esserne in grado, di partire già al secondo posto rispetto a qualcuno più bravo di me.

Quante volte ci siamo tagliate le gambe da sole, come Pinocchio sul braciere? Quante volte non ci siamo accorte che stavamo agendo come ci è stato insegnato che una donna dovrebbe fare, mettendoci al secondo posto e lasciando il trono a qualcun altro – un uomo?

Sia per me che per il resto della redazione, parlare di “secondo” ha aperto un forziere di rifiuti e delusioni che con il senno di poi ci fanno un po’ ridere e un po’ no. Da quando non eravamo mai la prima scelta per le squadre durante l’ora di ginnastica, a quando la borsa di studio per il dottorato ci è stata soffiata da sotto il naso, quando non ci chiamavano per uscire perché eravamo semplicemente un ripiego.

Oltre alle situazioni in cui siamo state messe al secondo posto e quelle in cui essere donna è (ma non dovrebbe essere) uno svantaggio, parleremo di quelle che hanno superato le difficoltà e hanno realizzato i loro desideri – che fosse diventare leader politiche o illusioniste. Parleremo di sorelle vere e letterarie, di mogli maltrattate dalla storia, di personaggi secondari in libri e film.

Da un certo punto di vista, questo mese è diventato un agglomerato di testimonianze di donne che hanno lottato contro i rimasugli del patriarcato di cui sopra e hanno vinto. Spero che usciremo da febbraio sentendoci piene di fiducia nelle nostre capacità e smetteremo di relegarci in una posizione secondaria ancora prima di partire.

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  1. pixelrust

    2 febbraio

    Una parola chiave per chi volesse approfondire: “sindrome dell’impostore”
    http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_dell%27impostore

    e alcuni link in inglese a riguardo:

    It’s Dangerous to Go Alone: Battling the Invisible Monsters in Tech
    http://juliepagano.com/blog/2013/11/02/it-s-dangerous-to-go-alone-battling-the-invisible-monsters-in-tech/

    Impostor syndrome – Geek Feminism Wiki
    http://geekfeminism.wikia.com/wiki/Impostor_syndrome

    Impostor Syndrome – Tim Chevalier
    http://tim.dreamwidth.org/1779204.html

  2. Paolo

    2 febbraio

    i personaggi secondari di libri o film (maschili o femminili che siano) spesso non sono affatto privi di spessore.
    non so se sia vero che vendersi come più competenti di come si è sia una esclusiva maschile (io tendo a essere il più possibile a essere onesto ma sono combattuto tra il dire la verità sulle mie capacità e presentarmi nel migliore dei modi comunque finora sono disoccupato, forse qualcosa non va), certo è una tattica rischiosa

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