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È arrivata mia figlia: il cambiamento passa dalla ...

È arrivata mia figlia: il cambiamento passa dalla porta della cucina

Uscito in Brasile con il titolo originale Que horas ela volta? (A che ora torna lei?) e premiato sia al Sundance Film Festival (Premio speciale della giuria per l’interpretazione a Regina Casé e a Camila Mardila – rispettivamente Val e Jessica) che al Festival di Berlino (Premio del pubblico e Premio CICCAE), È arrivata mia figlia viene universalmente considerato un film che denuncia la disuguaglianza sociale presente ancora oggi in Brasile… ma credo che ci sia di più.

Forse il titolo inglese, The second mother, enfatizza meglio la componente femminile presente all’interno di questa storia: è una storia di madri e figlie, è una storia di donne che – oltre a lottare contro una divisione ingiusta in classi sociali – sono vittime e lottano contro il patriarcato.

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Val

L’arrivo

Il film inizia con una telefonata che rompe quello che è l’equilibrio stabile e apparentemente immutabile di una famiglia benestante di San Paolo. Val ha preso servizio come domestica nel tentativo di offrire una vita migliore alla figlia, che però ha di fatto abbandonato con dei parenti nel Nord-Est del Brasile e da cui non è mai stata perdonata.
Quando alla vigilia dei test di ingresso all’università la figlia Jessica finalmente le telefona per chiederle se possa appoggiarsi da lei il tempo di sostenere il vestibulario (l’esame di ammissione all’università per gli studenti brasiliani) in una delle più prestigiose università di San Paolo, Val non osa credere alle sue orecchie: forse ha una seconda occasione per riallacciare i rapporti con sua figlia e ricominciare una vita insieme.

Ottenuto il permesso dei suoi datori di lavoro – anzi, per meglio dire, dei suoi padroni – e la loro benedizione a ospitarla nella loro casa per tutto il tempo che sarà necessario, sembra che le cose finalmente prendano il verso giusto. Almeno fino all’arrivo di sua figlia.

Jessica

Accolta con molta gentilezza e condiscendenza dalla famiglia, la ragazza proprio non ci sta a farsi trattare come una persona di seconda classe soltanto perché figlia della governante (“Non credo di essere migliore di loro! Ma nemmeno peggiore!” grida a un certo punto) e mano a mano che il film prosegue, in un mix di dramma e catarsi, vediamo Jessica rompere ogni limite, ogni barriera sociale, con una naturalezza tale da spiazzare prima i padroni, poi da irritarli.

E se la sua presenza fa da contraltare a quella di Val (remissiva, rassegnata e completamente devota alla causa della famiglia per la quale lavora da più di dieci anni), attraverso i suoi occhi vediamo tutta l’ipocrisia che circonda la classe media, in Brasile come in Italia, e – temo – ovunque nel mondo.

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Val e Barbara

Val e Donna Barbara

Se apparentemente sembra azzardato accostare la figura di Val a quella di donna Barbara – la prima serva, la seconda padrona, la prima tanto buona e ingenua quanto la seconda ipocrita e maliziosa – in realtà le due donne sono semplicemente i due lati della stessa medaglia.

Nonostante le differenti classi sociali, il livello di istruzione, i gusti, queste due madri rappresentano il passato: ognuna di loro due sa precisamente qual è il proprio posto nel mondo, e quali sono i limiti che non vanno oltrepassati. “Non sai niente, figlia”, dice a più riprese una esasperata Val a Jessica, “queste cose si imparano nascendo!”

Dal canto suo, Donna Barbara è senza dubbio uno dei personaggi più antipatici e meschini del film, che arriva a imporre a Val di tenere sua figlia “soltanto dopo la porta della cucina”.
Sono rimasta sconvolta dal fatto che, probabilmente, è anche il personaggio più maschilista: quando suo marito posa gli occhi su Jessica, attratto prima dalle sue capacità artistiche e poi dalla sua giovinezza, non ha alcun dubbio, la colpa è della ragazza, che considera alla stregua di un ratto. Tant’è che, quando in un’altra scena memorabile gli amici di Fabinho la gettano in piscina vestita e la ragazza suo malgrado si trova a fare il bagno nell’acqua dei padroni, donna Barbara impazzisce e ordina di svuotare la piscina, chiamando quelli della disinfestazione perché – come dice Fabinho a Jessica il giorno dopo, con un filo di vergogna – mia madre ha visto un ratto, ha contaminato l’acqua, non era più salutare farci il bagno dentro.

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Jessica e Carlos

Carlos e Fabinho

Sia il padre che il figlio sono attratti da Jessica, seppure in modo diverso. Carlos, il padre di famiglia, è stato un artista, ma ora come ora è soltanto un anziano signore apatico e privo di ogni speranza, di ogni volontà. Fabinho, pur amando realmente Val che l’ha cresciuto come una madre, è un ragazzetto viziato senza ambizione, senza personalità, che prova per Jessica un mix di sentimenti che vanno dalla gelosia (è dopotutto la vera figlia di Val) al timore reverenziale (“è così sicura di se stessa, così rigida”, confida a Val la sera dell’arrivo della ragazza, “osserva tutto con quell’aria di superiorità, sembra un presidente in visita”).

Sembra anche quasi spaventato e colpito dal fatto che Jessica, a differenza sua che non riesce a trovarsi una ragazza, non sia più vergine.
Ai fini della narrazione ho anche trovato particolarmente utile la presenza di Fabinho per sottolineare tutte le difficoltà che Jessica, in quanto donna e figlia di una classe sociale più bassa, ha rispetto a lui, uomo nato in una famiglia benestante.

I due concorrono per lo stesso posto nella stessa prestigiosa università di San Paolo, ma ovviamente non lo fanno ad armi pari: mentre Fabinho ha tutto l’appoggio dei genitori e ha perfino fatto il famoso cursinho (il corso di preparazione al test), Jessica arriva a San Paolo senza sapere granché e ritrovandosi ben presto a lottare contro tutti. La mattina del test di ammissione Fabinho viene portato all’università in macchina e con gli snack da mangiare durante la prova, mentre invece Jessica, costretta a una catartica fuga sotto la pioggia proprio la sera prima dei test di ammissione, è completamente sola.

jessica fabinho

Fabinho e Jessica

La piscina

La piscina di casa ha una grande importanza simbolica, in questo film. In tredici anni di lavoro non è mai stato consentito a Val di toccarne l’acqua, perché va bene che ormai è una di casa, però comunque sia rimane una serva; vedere Jessica, unica femmina, che ci sguazza dentro e schizza Fabinho e i suoi amici benestanti, corrisponde quindi a un sacrilegio, a un punto di non ritorno.

“È colpa tua”, la rimprovera Val aiutandola a uscire, “ti hanno gettato loro in acqua, ma chissà cosa hai fatto tu per provocare questa situazione”. Qualche ricordo del sempreverde “Se esci vestita così poi non ti lamentare se ti succede qualcosa” che ci siamo sentite dire, almeno una volta, tutte quante?

[Attenzione spoiler]

La vittoria di Jessica al test d’ammissione, improbabile nel mondo in cui vivono Val e donna Barbara, ne minaccia definitivamente lo status: la sera stessa, Val aspetta che tutti siano andati a letto per immergere i piedi nella famosa piscina di casa e lavarcisi, quasi come se fosse un rito catartico per la sua nuova vita, in cui ha iniziato a credere soltanto grazie a quella figlia troppo decisa e troppo ribelle, molto spesso incomprensibile e qualche volta sgradevole, ma con cui è pronta a ricominciare a vivere.

 

Il trailer


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