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Decrescita alla prova: si può davvero scalare marc...

Decrescita alla prova: si può davvero scalare marcia?

di Marta Dalla Pozza

Downshifting, vivere con semplicità, con poco, lavorare meno per concedere maggiore spazio ai propri interessi e alle relazioni sociali: è un progetto realizzabile, nell’ambito della nostra frenetica vita quotidiana?

Per circa un mese ho provato a cercare una risposta di persona. Lo scorso dicembre, infatti, a causa di ragioni indipendenti dalla mia volontà, ho subìto una drastica riduzione delle mie ore di lavoro (anche se, per fortuna, temporanea). Invece di provare a cercare occupazioni saltuarie – l’ansia dell’affitto da pagare si faceva comunque sentire – ho deciso che avrei provato a vivere le giornate libere con più calma. Oltre ad essere attirata dalla filosofia del downshifting (letteralmente: scalare marcia), venivo da un intenso periodo di studio e lavoro, quindi sentivo proprio il bisogno di rallentare un po’.

Com’è andata? Posso dire di aver raggiunto gli obiettivi che mi ero proposta? Di seguito trovate un primo bilancio.

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Illustrazione di Chiara Fasanella

 

1. RALLENTARE

Quando si lavora, di solito, la giornata viene dedicata in prevalenza a quest’attività, mentre la propria vita sociale, ma anche le incombenze quotidiane, come fare la spesa e cucinare, sono relegate ai ritagli di tempo. Nel mio piccolo, ho provato ad invertire l’ordine delle priorità.

Ho deciso, ad esempio, di fare la spesa con calma, evitando, se possibile, gli acquisti dell’ultimo minuto. Il mio fruttivendolo di fiducia ha un angolo ben fornito in cui vende generi magari un po’ ammaccati o non più freschissimi a prezzi ridotti. Ho riempito le sporte, “tanto ho tempo per cucinare”, pensavo.
Piccolo imprevisto: se compri molte verdure “da consumare subito”, significa appunto che te ne dovrai occupare in fretta, altrimenti a breve saranno da buttare. Risultato: ho sicuramente mangiato meglio del solito, ma ho anche spignattato parecchio. Inoltre ho realizzato che, se vivi sola e non sei esattamente una cuoca provetta, NON puoi comprare confezioni giganti di coste o finocchi pensando di riuscire a consumarle in pochi giorni o fantasticando su ricette alternative per prepararle. Semplicemente, dopo aver lavato, tagliato, spadellato o lessato quintali di foglie verdi ti verrà la nausea e non vorrai più vederne per un bel po’. Anche se sono in offerta. Il passo successivo sarebbe dunque darsi alla preservazione degli alimenti, di modo da poterli consumare con calma nel tempo.

Vivere con calma ha significato anche godermi di più le giornate: tornare a casa a piedi facendo una passeggiata in centro, pranzare con le persone care, cercare di vedere più spesso gli amici, leggere, riprendere ad andare in palestra.

 

2. L’AUTOPRODUZIONE E L’ARTE DI ARRANGIARSI

Chi pratica il downshifting, secondo la letteratura sul tema (più sotto ho indicato alcuni autori e blogger per me interessanti), si cimenta anche nell’autoproduzione di ciò di cui ha bisogno e impara ad occuparsi da solo dei piccoli lavoretti da fare in casa, per ridurre spese e consumi. Per potersi permettere di lavorare meno, infatti, di solito si deve anche imparare a risparmiare! Premetto che non mi ero posta obiettivi molto alti in questo campo, anche perché non sono purtroppo dotata di grandi abilità manuali. Però ho ripreso a cucinare qualche torta, da mangiare per colazione o da portare alle feste con gli amici.

Inoltre ho provato a sturare da sola il lavandino del bagno, che si era otturato, usando sale, aceto e bicarbonato al posto di prodotti chimici. Risultato? Il lavandino ha iniziato a fare strani gorgoglii e con mio grande stupore si sono staccati degli orribili residui dal tubo di scarico. Apparentemente sembrava tutto risolto, e io ero molto soddisfatta, ma poi dell’acqua ha iniziato ad affiorare dallo scarico della doccia… Probabilmente i tubi erano comunicanti e l’ingorgo si era spostato lì! Stanca e costernata, con l’aiuto del mio ragazzo ho provato a ripetere la procedura, alternandola con l’uso dello sturalavandini. Risultato: la doccia ha rigurgitato a lungo una brodaglia nera, per poi finalmente rappacificarsi; nel frattempo anche il lavandino si era calmato, con un poderoso rutto conclusivo. Direi che arrangiarsi da soli in casi come questo può dare soddisfazione, ma vi consiglio di effettuare la procedura con l’assistenza di qualcuno, se si tratta della prima volta!

Sempre nell’ambito del risparmio e dell’autoproduzione, dato che mi piacerebbe imparare ad usare macchina da cucire, ma ancora non mi ci sono cimentata, ho pensato di portare almeno a sistemare dei jeans che non mi stavano più bene, invece di disfarmene e comprarne un nuovo paio. In questo caso, però, ho imparato che non sempre vale la pena di recuperare un capo. Se, come me, avete speso pochi euro per comprare i jeans elasticizzati di qualche grande catena di abbigliamento, non sperate di ottenere miracoli dalla sarta… Forse fareste meglio a scegliere altri pantaloni!

 

3. PIÙ TEMPO DA DEDICARE AGLI AMICI

Durante il mese di semi-astinenza lavorativa mi ero riproposta di frequentare di più alcune persone che non vedevo da tempo e rimandavo sempre di chiamare: «Ora non posso, devo…». Però non è stato facile come pensavo:

Amica A: «Scusa, oggi non posso, devo finire un lavoro. Vediamoci domani».

«Scusami tanto, ma nemmeno oggi sono libera, devo ancora finire quel lavoro».

Amica B: «Se vuoi possiamo vederci il giorno X, tra una settimana. Finisco di lavorare, poi ho un’ora libera, prima di un altro impegno…»

Amica C: «In questo periodo mi è difficile… Ci vediamo il giorno X? Ah no, scusa, sono già occupata…»

Care aspiranti downshifter, ricordate che, mentre voi non avete grossi impegni e siete desiderose di rinsaldare le vostre relazioni sociali, il resto del mondo invece continua a lavorare. Quindi, magari non per cattiveria, le vostre amiche potrebbero rispondervi picche.

 

4. RISCOPRIRE SE STESSI

Negli ultimi giorni da semi-disoccupata, mi sono resa conto che, probabilmente, ero stata così ansiosa di occupare il tempo libero con altre attività anche perché ne avevo paura. Può sembrare paradossale, ma a volte è sgradevole svegliarsi e non doversi occupare di nulla in particolare, specialmente se ciò che sei solita fare ha anche degli aspetti che ti piacciono e ti gratificano. Però, dopo alcune settimane a casa, ho cominciato a distaccarmi maggiormente dal mio lavoro. Magari per qualcuno potrà risultare banale, ma spesso, secondo me, siamo così presi dal nostro ruolo che altri aspetti della nostra personalità, i nostri interessi, finiscono in secondo piano. Questo pensiero mi ha condotto ad altri interrogativi, come Dove sto andando? È davvero questo quello che mi interessa fare? Tempo fa mi piaceva molto anche… / vorrei fare un corso di… / andare in… Ovviamente non sto affermando che la soluzione giusta, nella vita, sia sempre mollare tutto e mettersi a fare altro, però ammetto di aver rispolverato parti di me che erano rimaste a lungo nel dimenticatoio. E che vorrei far tornare in agenda.

 

Chi per primo mi ha introdotto alla questione del downshifting, con i suoi libri sul tema e le riflessioni che trovano spazio sul suo blog è Simone Perotti. Non sempre sono d’accordo con quello che sostiene, ma invidio la convinzione con cui persegue il suo obiettivo: vivere scrivendo e navigando, nella maggiore libertà possibile. Interessante è anche la trasmissione televisiva da lui scritta e condotta per RAI 5, che racconta le storie di persone che hanno cambiato vita e lavoro.

Sui temi dell’autoproduzione, dell’ecologia, ma anche dell’adattare il proprio lavoro alla vita che si desidera (e non il contrario), consiglio il blog e i libri di Grazia Cacciola, alias Erbaviola, oppure la testimonianza di Tatiana Maselli, che in particolare si occupa di cosmetici naturali fai-da-te, ma ha anche sperimentato, per un mese ciascuna, le dodici eco-fatiche: senza prodotti chimici, senza sprechi d’acqua, senza frigorifero…

Segnalo anche new dress a day di Marisa Lynch, una creativa ragazza californiana che, dopo essere stata licenziata, si è dedicata alla passione per il cucito e il recupero, realizzando un vestito nuovo al giorno, a partire da ciò che trovava nei thrift shop o alle garage sales. In seguito ha pubblicato un libro con i suoi lavori migliori e creato, a partire dal suo interesse, una nuova professione.

Sicuramente ho tralasciato i lavori di altri autori interessanti, o le storie di downshifting di persone che conosco… ma sono sicura che guardandovi intorno ne scoprirete a bizzeffe. Anzi, i prossimi potreste addirittura essere voi!


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