Nel mondo della magia e dell’illusionismo, le donne sono la netta minoranza. Secondo alcuni dati risalenti al 2008 relativi a Stati Uniti e Gran Bretagna le donne iscritte alla Society of American Magicians erano 479 su 7.000 (il 6.8%) e 70 su 1.500 (il 4.6%) al Magic Circle britannico. Quest’ultimo ha ammesso le maghe donne soltanto 24 anni fa, il 16 settembre 1991.

Nel Club Magico Italiano, un’associazione senza fini di lucro che opera su base nazionale e regionale, gli iscritti sono circa 600, di cui 19 donne (circa il 3% del totale). In Italia, la prima donna ammessa in questo Club è stata Lucia Sultana Cariso, nel lontano – almeno rispetto ai dati britannici – 1956.

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Illustrazione (animata!) di Ester Rossi

Il mondo della magia ha dei problemi con l’inclusività delle donne? Sì, anche se non più di tanti altri settori dell’intrattenimento e dello spettacolo (tv e cinema ad esempio), dove troppo spesso la figura femminile viene legata a doppio filo all’aspetto fisico e al suo ruolo di “spalla” rispetto a quello dell’uomo, protagonista assoluto.

I fattori che causano questa disparità possono essere molteplici e diverse voci sostengono diverse teorie. Eberhard Riese, presidente del Magischer Zirkel tedesco, scrive nel suo libro “Le basi fondamentali” che, dopo l’accesso al diritto di voto nel 1919 ottenuto anche grazie alle lotte delle suffragette, le donne tedesche iniziarono a proporsi sempre di più come maghe indipendenti con spettacoli che le vedevano protagoniste e non più assistenti di un uomo.

Questo sviluppo si doveva soprattutto al clima generato dalle nuove leggi tedesche e ad una società che di giorno in giorno si apriva timidamente ad una maggior rappresentanza femminile nella Repubblica di Weimar. Il Terzo Reich bloccò questo progresso e anche nella Germania federale del dopoguerra gli uomini di potere volevano spartire ben poco dei loro successi professionali con le donne, le quali dovevano disporre di un permesso scritto dal marito per esercitare una professione retribuita.

Nel suo libro, Riese cita anche il mago Friedrich Maldino, che avvertiva un pregiudizio da parte del pubblico nei confronti delle capacità femminili sul palcoscenico e che attribuiva certe differenze anche alla “naturale propensione” per “altre forme di arte come il ballo, la musica ed il canto”. Menzionati sono anche Utz Napierala, che si appellava agli “interessi differenti” delle donne, e Ilka Licht, che motivava la scarsa presenza femminile nel mondo della magia con la minore propensione da parte delle donne ad isolarsi dalle distrazioni e concentrarsi sullo sviluppo di un numero di successo. Strano, aggiungerei io, visto che siamo tutte così interessate alla danza, alla musica e al canto, attività che prevedono durissime sessioni di allenamento e prove.

In generale, oltre al fattore storico, emerge nei punti di vista citati la tendenza a chiudere la questione con motivazioni che escludono l’intervento di fattori esterni, quali il condizionamento di altre persone, l’educazione, i giocattoli con cui si gioca da piccoli, la comunicazione. Non si nomina l’esagerata enfasi e attenzione rivolta verso l’apparenza della donna e il suo sex appeal nel mondo dello spettacolo, rispetto alla richiesta di competenze professionali e virtuosismi che siamo abituati a veder eseguiti dagli uomini.

unnamedBasta dare un’occhiata ai prodotti di Clementoni, Ravensburger e altri grandi produttori di giocattoli: quando la scatola contiene un kit per piccoli maghi e per imparare le basi dell’illusionismo, il bambino che sorride e si concentra nella foto utilizzata sulle confezioni è sempre un maschio.

Le foto di stock sono un altro esempio cui attingere per capire come tanta comunicazione a tema magia non contempli ancora che una donna possa far magia senza essere al tempo stesso un sex symbol: nei risultati più popolari prevalgono foto dove la figura femminile è esageratamente sessualizzata, dove svolge il lavoro di assistente o dove interpreta i panni di una strega. Questo accade ad esempio cercando “female magician” su Shutterstock, su Getty Images e su Thinkstock, anche se su quest’ultimo sito le cose vanno leggermente meglio. Inutile dire che la ricerca “magician” su tutti e tre i siti restituisce soprattutto fotografie che ritraggono uomini e pochissimi risultati per pagina ritraggono invece una maga.

Che fine hanno fatto le maghe? Non erano forse loro le protagoniste di tante storie antiche, di tante fiabe che ci hanno raccontato da piccol*, di un immaginario fatto di streghe e poteri paranormali? Secondo Lindy West, contributor di Jezebel, la diseguaglianza contemporanea sarebbe dovuta alle tante ingiustizie subite nei secoli passati dalle donne e in particolare alla caccia alle streghe:

E devo dirlo, SERIAMENTE, GENTE. In questo Paese c’era una campagna piuttosto intensa per convincere le donne a non praticare mai e poi mai la magia in pubblico. E adesso siamo stupiti che non ci sono galanti donne-mago che girano per Las Vegas estraendo martore con piccole bombette dalle mutande dei sultani in gita?

Caccia alle streghe, disparità di offerta di prodotti dedicati, stereotipi di genere, fattori storici, accesso al voto e ai diritti fondamentali: i fattori che hanno tenuto alla larga le donne dalla magia sono molteplici e non si può puntare il dito solo contro uno di essi, escludendo il resto.

Il girl power è riuscito comunque a entrare in questo mondo apparentemente chiuso nei confronti delle donne e questo lento cambiamento è dovuto sia all’iniziativa di alcuni club di magia che si sono aperti presto alla presenza femminile, sia all’iniziativa di tante donne carismatiche e coraggiose che si sono imposte nel panorama sfidando pregiudizi, aspettative e battutine e dimostrando che “the magician” non dev’essere necessariamente un uomo in frac.

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Adelaide Herrmann / Fonte: adelaideherrmann.com

Facciamo qualche nome: Adelaide Herrmann, classe 1853, era la moglie ed assistente di Alexander Herrmann. In seguito alla morte improvvisa del marito, Adelaide decise di non abbandonare il settore e si allenò per preparare uno show tutto suo. Fece spettacoli “da solista” per trent’anni facendosi chiamare “Queen of Magic” e fu una delle poche donne ad esibirsi nel numero del bullet catch.

Il libro Adelaide Herrmann – Queen of Magic raccoglie memorie ritrovate nel 2010, testi pubblicati e include 145 fotografie rare dell’artista. L’autrice Margaret Steele, “a magician, musician, writer, historian and practitioner of Chinese medicine” sta cercando di recuperare dal dimenticatoio la figura di questa grande maga, che nel 1896 sfidò Houdini.

Elizabeth Warlock, figlia del mago Peter Warlock, fu la persona più giovane nonché la prima donna a vincere il prestigioso premio British Ring Shield di IBM nel 1953 e ha battuto un altro record nel 2002, quando ha vinto il David Berglas Award dal British Magical Society. Anche in questo caso si trattava della prima donna a vincere l’onorificenza. Secondo Magic Nook ha inventato il trucco Link Later e gli Anti-Gravity Glasses. Nel 2005 ha pubblicato un libro, “One Hundred by Warlock”, che descrive tecniche e trucchi usati dal padre nei suoi spettacoli.

Tra le assistenti che riuscirono a creare un personaggio che andasse oltre al semplice ruolo di “attaccapanni” del mago, Gloria De Vos, la moglie di Kalanag, eseguiva un numero in cui indovinava numeri di telefono e indirizzi liberamente scelti da elenchi telefonici.

Pamela Hayes, moglie di “The Great Tomsoni”, partecipava attivamente alle magie del marito proponendo un personaggio un po’ più carismatico di quello incarnato da molte colleghe, ma rimanendo sempre un po’ imbrigliata a mio parere nel ruolo di moglie, assistente e spalla sexy del marito.

Mercedes Talma, la Regina delle monete, era la moglie e l’assistente di Servais Le Roy, ma una volta scoperte le sue doti nella manipolazione creò uno show tutto suo incentrato sulla sua destrezza di mano con palline e monete.

Ora facciamo un tuffo nel presente. Non sono moltissime le donne maghe che godono della notorietà dei colleghi maschi: Megan Knowles-Bacon, classe 1992, è una promettente maga che ha studiato a Londra, Las Vegas e in Canada e che è stata premiata più volte per le sue performance. Dall’ottobre 2014 svolge il ruolo di Segretaria presso The Magic Circle di Londra: è la prima donna a ricoprire questa carica nell’esclusivo club inglese.

Katherine Mills, maga e mentalista, è un’altra donna da primato. Nel 2014 è diventata la prima donna maga ad avere uno show tutto per sé in prima serata, “Katherine Mills: Mind Games” sul canale britannico Watch. Nel 2013 un altro suo show ha vinto il BAFTA per Best Children’s Entertainment.

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In Italia, tra le iscritte al CMI, Gaia Germani (“Maga Gaia”) è una delle “pochissime prestigiatrici professioniste donne italiane”, come spiega lei stessa sul suo sito. Lavora per clienti privati, per feste, sagre, scuole, teatri, club magici e tutti gli eventi e ambienti che possano desiderare un po’ di illusionismo.

L’ho contattata per farle alcune domande sulla presenza femminile di donne nell’ambiente della magia. Quando le ho chiesto quali fossero a suo parere le ragioni della prevalenza di uomini nel settore, Gaia ha attribuito tale differenza alle scelte delle donne: “Secondo me se c’è una prevalenza di uomini nel settore la “colpa”, o meglio, la scelta è delle donne stesse. In passato forse questo era un mondo dove le donne non erano ben viste ma adesso le cose sono assolutamente cambiate e le donne, almeno per quello che vedo io, sono assolutamente ben accette. Bisogna vedere però quante donne possano e vogliano scegliere di fare questa vita. Questo è un lavoro sostanzialmente solitario, con orari a sé, spesso le cose da caricare sono pesanti, si lavora quando gli altri non lavorano e si è liberi quando le altre persone stanno lavorando. E’ difficile conciliare il tutto con l’avere una famiglia e spesso le donne hanno comunque altri interessi”.

Le ho chiesto inoltre se qualcuno avesse mai manifestato stupore per la sua scelta professionale e se questo stupore potesse essere in qualche modo legato al genere. Gaia è convinta che sì, tutti si stupiscono che lei faccia la maga per mestiere, ma che il fatto di essere una donna non influenzi in alcun modo il giudizio altrui: “Le persone poi si sorprendono spesso che questo possa essere davvero “un lavoro”, a prescindere dal sesso di chi lo esercita”.

Quando però le ho chiesto quali ostacoli “di genere” trovasse quotidianamente nel suo lavoro, Gaia ha ammesso che qualche problema, talvolta, c’è: “L’essere presa sul serio probabilmente. Io poi dimostro molti meno anni di quanti ne abbia (33) e credo che questo non aiuti. La gente non si immagina che anche io possa farli divertire e stupire al pari di colleghi più conosciuti, che quello che faccio dietro ha uno studio e un investimento”.

Quali che siano le influenze e le cause di questa disparità, non posso fare a meno di additare con forza sempre maggiore la divisione per sesso dell’offerta per i più piccoli, che ricalca stereotipi di genere vecchi e ammuffiti, non solo sulla magia ma su tantissime altre figure professionali. Una divisione che non sta solo nei negozi, sulle scatole o nelle foto dei prodotti, ma che spesso è radicata profondamente nella testa di genitori, educatori e insegnanti.

Le attività e i prodotti “da maschio” e “da femmina” sono obsoleti, ma continuano a resistere e le donne che si fanno spazio in mondi considerati “maschili”, come gli uomini che fanno lo stesso in quelli considerati più “femminili”, hanno tutto il mio rispetto e la mia ammirazione. Esistono solo cose belle e cose brutte, attività soddisfacenti e lavori faticosi. E non c’è sesso che tenga.

 

Si ringraziano il dott. Aldo Ghiurmino, Vinicio Mileri e Andrea Baioni, rispettivamente Storico, Segretario e Tesoriere e Presidente del CMI, per il prezioso aiuto nella ricerca di informazioni, dati e materiali.