Smentite, precisazioni, note a margine: è il quadro che emerge in questi giorni in risposta al dibattito scatenatosi on line riguardo la presunta abrogazione del divieto di discriminazione nel Jobs Act.

Valeria Fedeli, senatrice del Partito Democratico e vicepresidente del Senato, nega da subito il rischio di un possibile passo indietro nella difesa del diritto alla maternità. Secondo la Fedeli, che interviene sia sulla sua pagina Facebook che tramite comunicato stampa sulla pagina del PD Nazionale in data 26 febbraio, il tema non sussiste in quanto, a tutela contro le discriminazioni esiste il Codice per le pari opportunità fra uomo e donna (in vigore dal 20 febbraio 2006).
Si tratterebbe dunque di una mera semplificazione normativa. Si elimina un passaggio ridondante, i diritti restano.

Valeria Fideli

Valeria Fideli

Tuttavia Teresa Bellanova, eletta alla Camera sempre nelle fila del PD, esce – nella stessa giornata – con una precisazione: si è trattato di una svista nella stesura della norma che il Ministero del lavoro avrebbe già corretto, garantendo il mantenimento dell’articolo 3 del decreto legislativo 151 del 2001.
La norma viene reintegrata a testo dunque? Oppure è stata cassata per semplificare e non creare farraginose ambiguità? L’unica cosa ambigua sembra essere – in questo caso – la posizione del PD, almeno da un punto di vista strettamente comunicativo.

Siamo però portate, per correttezza dei piani istituzionali, a prestar maggiore ascolto alla Fedeli. In questo caso tuttavia restano da chiarire le motivazioni di una semplificazione così “spinta” su una norma che, ad essere sinceri, qualora venisse ribadita in più contesti, rimarrebbe comunque identica e non potrebbe dare adito a fraintendimenti. L’Italia, come molti altri paesi d’altronde, è nota per la sovrabbondanza di leggi che, sovrapponendosi le une alle altre come stratificazioni archeologiche, rischiano di dare supporto a posizioni contrastanti su uno stesso tema. Questo sarebbe stato forse uno dei pochi casi in cui il decreto del Job’s Act avrebbe semplicemente ribadito quanto espresso dal Codice per le pari opportunità. Una semplificazione insomma non urgente e che ha prestato il fianco a critiche e polemiche di vario genere su un provvedimento che già per molte altre ragioni sta sollevando dubbi e perplessità. A fronte di questo forse qualche sicurezza in più, da parte del Governo, non avrebbe guastato.