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Deep Lab: cyberfemministe per una rete più sicura

Deep Lab: cyberfemministe per una rete più sicura

C’è qualcosa di Internet che non funziona più e che forse non funziona già da tempo.

Questa è la constatazione con cui si apre il documentario sul Deep Lab, un collettivo internazionale di cyberfemministe formato da ricercatrici, artiste, hacker, scrittrici e giornaliste che come conoscenza comune hanno quella del codice informatico. Le donne del Deep Lab si sono riunite lo scorso dicembre alla Carnegie Mellon University per sfruttare le proprie abilità ed indagare alcune problematiche che riguardano il web. Il loro focus è stato la rilevanza sociale delle stesse: si è parlato infatti di privacy, sorveglianza, programmazione, arte, social hacking e anonimato. Un mese di lavoro e collaborazione è risultato in un libro, un breve documentario e una serie di video lezioni, tutti fruibili liberamente: l’ebook è scaricabile gratuitamente e il documentario si trova su Vimeo, così come le video lezioni.

Gli argomenti delle loro ricerche sono vari (si parla, ad esempio, di cyberfemminismo e deep web), ma il messaggio che il Lab vuole trasmettere è unico: la rete dovrebbe essere uno strumento per appianare le differenze. In realtà, le problematiche basate sulle ineguali distribuzioni di potere fuori da internet si ripropongono nel mondo virtuale, ricalcando le forme strutturali di oppressione. Ne sono un esempio le categorizzazioni sottese alla raccolta (e in alcuni casi al furto) di informazioni, utilizzate nella creazione di profili di marketing, o l’influenza e il potere che hanno acquisito aziende come Google e Facebook.

Dopo la fase di ricerca, il Deep Lab ha condotto un’analisi critica delle questioni più urgenti. L’obiettivo è stato la creazione di risorse e contenuti capaci di delucidare riguardo il controllo che può essere esercitato su di noi mediante l’utilizzo dei dati che, spesso incurantemente, seminiamo online.

deep lab

Partecipanti del deep lab al lavoro

Secondo le donne di Deep Lab è la conoscenza della rete che può aiutare a risolvere questi problemi: alcune di loro hanno infatti imparato a programmare perché ritenevano che la consapevolezza del funzionamento del web potesse essere un primo passo verso la libertà. Proprio per questo il Deep Lab si è prestato anche alla ricerca di soluzioni: un esempio è Foxy Doxxing, un progetto di Harlo Holmes, che si occupa di aiutare le vittime di cyberbullismo ad acquisire più informazioni riguardo l’aggressore per poterlo eventualmente denunciare.

Quello del Deep Lab non è solo uno stimolo ad imparare a programmare; è anche un invito ad un utilizzo più cosciente di Internet, nella speranza di poter creare un mezzo più libero, rispettoso e consapevole e giusto, del quale tutt* possano servirsi con più tranquillità. Anche per chi è espert* di coding, è necessario informarsi per avere una consapevolezza maggiore di uno strumento che usiamo tutti i giorni, che per quanto utile – ormai quasi indispensabile – può esporci a pericoli sempre maggiori.


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  1. Cody

    15 novembre

    Cancellate i commenti ora! Bravi! Vedo che avete imparato bene! VOI siete i nuovi fascisti, altro che casapound. Per fortuna non vincerete mai. Avete già perso. E lo sapete pure voi. Per questo avete così paura di chi vi critica.

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