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Considerazioni a sangue freddo su “Dalle uno schia...

Considerazioni a sangue freddo su “Dalle uno schiaffo!”

Adoro i video con bambini. Mi piacciono le risposte senza filtri, pavloviane, capaci di zittire anche l’adulto più arguto. Mi piace la loro naturale predisposizione nell’indicare il re nudo durante una parata di falsità. Mi piace che sappiano ridurre tutto all’essenziale, demolendo con poche semplici parole l’assurdità del mondo dei grandi.

Con qualche giorno di ritardo sono venuta a conoscenza – tra l’altro grazie ad una femminista libanese! – di un video creato dal sito di informazione indipendente Fanpage, con lo scopo di sensibilizzare il pubblico nei confronti della violenza sulle donne. Dall’anteprima di “Dalle uno schiaffo!” salta subito all’occhio che i protagonisti di questo filmato sono i bambini. Un inizio molto promettente. Ma il contorno, tra scenario natalizio e musica da réclame Bauli, preannuncia l’arrivo dei dubbi.

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La struttura
Il video è realizzato sotto forma di brevi interviste a maschietti dai 7 agli 11 anni. Tra una domanda e l’altra, si presentano, parlano delle loro ambizioni; hanno così l’opportunità di affermarsi come piccoli esseri pensanti. Poi arriva Martina, alta, bionda, capelli lunghi. Il suo ingresso sulla scena viene sottolineato da commento sonoro, una specie di nota fatata. Il montaggio acclude, inoltre, la reazione di ogni maschietto alla sua entrata: occhi sgranati, rossore, stupore trattenuto a stento, emozioni più o meno ingoiate. L’inibizione fa quindi la sua comparsa. La voce fuori campo – quella di un uomo adulto – forza i bambini a dare un giudizio sulla piccola Martina. La circostanza vuole che il parere espresso sia puramente estetico, mentre la bambina ascolta in silenzio l’intero elenco dei complimenti che vengono snocciolati.
Sempre dall’altro lato della scena, vengono pilotate le azioni degli intervistati. “Falle una carezza”, “Falle una boccaccia”, fino al fatidico “Dalle uno schiaffo, forte!”. Come facilmente prevedibile, tutti i bambini si sottraggono perplessi a quest’ultimo imperativo. Viene quindi loro chiesto il perché. In perfetto pendant con l’atmosfera natalizia, ascoltiamo un “perché Gesù non vuole” e non manca nemmeno il sempreverde “perché le donne non si toccano neanche con un fiore”. La frase clou viene scelta però concludere il video: “Perché so’ omm’”.

Fenomenologia del lieto fine
Bene, abbiamo visto che il gruppo di intervistati ha reagito positivamente all’esperimento. I bambini hanno fatto i galantuomini e Martina non è stata toccata. La discussione potrebbe finire qui. Peccato che l’irrefrenabile voglia di decriptare i segni ci porti a voler decostruire tutto, persino immagini candide e finali lieti.
Abbiamo iniziato col dire che i protagonisti di questo video sono tutti bambini maschi. Martina, dalla sua entrata in scena, non apre bocca. Apprendiamo il suo nome dalla voce fuori campo. A stento riusciamo a sentire il suono della sua risata. Il ruolo passivo che ricopre per l’intera durata del video fa sì che i bambini intervistati si sentano legittimati ad usare espressioni come “Mi ci fidanzerei”, “È bellina”, senza minimamente aspettarsi che dalla parte ricevente arrivi un segno di approvazione o meno.
Lo schema è, purtroppo, lo stesso dei programmi televisivi pomeridiani, dove l’ospite femminile o la valletta di turno calamitano su di loro una serie di commenti a cui non possono replicare se non con sorrisi di circostanza.

Quando arriva poi il momento in cui ai bambini viene chiesto di dare a Martina uno schiaffo, le motivazioni che sentiamo non sono pregne di quella consapevolezza in cui tanto avremmo sperato. La maggior parte di loro si sottrae alla violenza non in quanto tale, ma perché dall’altra parte c’è una donna, un essere che non si può toccare (viene da chiederci: perché inferiore? puro? diverso?). Il filmato suggerisce che le diseguaglianze di genere non stiano scomparendo nella nostra società, ma che esse permangano all’interno delle rappresentazioni diffuse tra le nuove generazioni. Esso comunica l’idea che l’unico modo per non far male a nessuno e mantenere l’onore (sì, ancora di questo si parla nel 2015) sia evitare il contatto con persone di genere femminile.
E poi, viene da chiedersi, quale sarebbe stata la reazione di questi ragazzetti se di fronte avessero avuto un bambino? In questo caso, l’uso – anche se indotto – della violenza sarebbe stato considerato legittimo?

Questo video è illustra come le diseguaglianze di genere siano apprese fin da piccol*. Durante l’infanzia si osservano le differenze nelle consuetudini degli adulti, e in parte ci si comporta di conseguenza.
Per quanto sia toccante avere un assaggio della complessità dei protagonisti del filmato – dall’arrossire, alla presa di coraggio per fare una carezza – ci spiace dover notare ancora una volta come le buone intensioni non bastino. Ciò che auspichiamo per il nuovo anno, è una maggiore consapevolezza nei confronti dei meccanismi che portano alla riproduzione e alla conferma degli stereotipi di genere, insieme all’impegno ad essere esempi positivi.


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  1. Paolo

    9 gennaio

    c’è stato anche un bambino che ha detto “perchè sono contro la violenza”, e comunque anche il bambino che ha detto “perchè so omm” io lo interpreto positivamente: vuol dire che l’essere uomo, la virilità sana non ha niente a che fare col picchiare le donne, non c’è niente di positivamente maschile in un gesto simile.
    Rimango dell’idea che rifiutarsi di picchiare una donna non vuol dire considerarla inferiore, a maggior ragione una donna sconosciuta che non ti ha fatto nulla..e qui c’è la critica vera che mi sento di fare al filmato: nessuno, tranne un pazzo, picchierebbe a freddo una persona di qualunque sesso perfettamente sconosciuta.

    Quanto al concetto di “onore”, so che questa parola è stata sporcata, strumentalizzata e usata per giustificare cose orrende (ma in questo ha avuto lo stesso destino di parole come “patria”, “libertà”,”uguaglianza” e tante altre il cui significato però non è da buttare per questo), eppure credo che il concetto di onore vada riscoperto e tradotto nei tempi moderni, per cui l’onore di cui parlo non c’entra con i comportamenti sessuali delle donne nè consiste nell’evitare contatti con loro

  2. Paolo

    9 gennaio

    il ruolo “passivo” della bambina è dovuto al fatto che il tema del filmato, quello su cui gli autori volevano far concentrare la nostra attenzione sono le reazioni “spontanee” (così ci vengono presentate) dei bambini ai comandi dell’adulto, pertanto era necessario che martina non facesse nulla che avrebbe potuto modificarle

  3. Skywalker

    10 gennaio

    Facciamo un po’ il passo più lungo della gamba. La strage di Charlie Hebdo. Secondo il tuo ragionamento l’unica persona che si è salvata dalla strage, salva perché donna, salva perché gli attentantori le hanno proprio detto “noi non uccidiamo le donne” (perché inferiori? Per pudore? Per qualche motivo esistenziale che non sapremo mai?), doveva morire per una questione di equità. In questa situazione disumana cosa è importante: i principi o la sopravvivenza?

    Veniamo al video di Fanpage. Io non apprezzo affatto la testata, sono dei cani, fanno un giornalismo becero e sentimentale, ovvero una roba che va alla grande sui social network, ed infatti hanno 3 milioni di follower proprio per questo. L’obiettivo di quel video era, da un punto di vista di marketing, fare leva sullo stereotipo comune “ah, i bambini hanno tanto da insegnarci” lanciando il messaggio che un mondo migliore e si possibile. Un balsamo per le coscienze. Così facendo hanno ottenuto quel che volevano: macinare click. Il target in fondo è proprio quello della D’Urso e di Bruno Vespa versione delitto di Cogne, ma ti posso dire che un video così è riuscito ad imbalsamare anche me, almeno per quei 2 min di durata e perché? Perché a Natale tutto vale, siamo disposti a mettere da parte le battaglie e le ansie quotidiane per distrarci quei 2 min. E il video vince perché l’imbarazzo dei maschietti (ancora tutti appena usciti dalla fase toddler rispetto alla bambina, una ragazza in erba) dice di più e meglio delle istruzioni date dall’adulto manco fossero delle scimmie ammaestrate. Quell’imbarazzo, quel pudore racconta di bambini che non sono ancora capaci di elaborare “il diverso”, di comportarsi spontaneamente senza dover ricevere istruzioni (infatti si sciolgono solo dopo che l’adulto dice loro cosa fare) sul da farsi. Un’assenza totale di codifiche, atteggiamenti, idee. Buio totale. Tanto che le risposte date all’adulto sono farcite di banalità, sentite altrove, dagli adulti, e il video dice proprio che i bambini esistono solo perché guardati e codificati dalla lente distorta ed autocompiaciuta degli adulti. Ma la risposta quei bambini l’hanno già data quando si presenta la bambina. Un misto di paura e curiosità, inadeguatezza, desiderio di stare altrove. Mille pensieri che si accatastano l’uno sull’altro senza riuscire a mettere in ordine la pila. Lì mi è piaciuto tantissimo. Tutto il resto è fiction (partenopea per giunta).

  4. Paolo

    12 gennaio

    Importa sopravvivere ovviamente. Comunque per essere esatti le hanno detto “non ti uccidiamo ma devi leggere il Corano”
    comunque l’Isis non si fa problemi, nella “migliore” delle ipotesi, a schiavizzare le donne (quelle “infedeli”, ovviamente), il terrorista che ha assaltato il negozio ebraico ha ucciso una poliziotta, e i terroristi che hanno rapito le due attiviste in Siria minacciano di ucciderle. Si vede che anche nell’islamismo radicale ci sono diverse scuole di pensiero al riguardo

  5. Paolo

    12 gennaio

    e in Nigeria Boko Haram non si fa scrupoli a imbottire di esplosivo bambine di 10 anni per ammazzare uomini e donne.

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