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Consigli odorosi: i profumi preferiti dalla redazione di SR

La risposta delle ragazze della redazione alla domanda: “Tu che profumo usi? Dimmi perché ti piace.”


Acqua di Gioia di Armani

di Laura Vivacqua

È inutile negarlo: l’inatteso è costante fonte di sorpresa e spesso di rivoluzione. Quante volte un lettore assiduo ha storto il naso di fronte ad un libro regalato, apparentemente lontano dai suoi gusti letterari, finendo poi con l’esaurire le pagine del volume desiderandone di più dopo la parola “Fine”? Quante volte, dopo aver sollevato muri e chiuso il mondo fuori, una persona ha inciampato nella nostra vita e ha sorprendentemente abbattuto ogni difesa che ci eravamo creati, cambiandoci e permettendoci un’evoluzione imprevista?
Il mio incontro con Acqua di Gioia, la fragranza femminile dell’atelier di Giorgio Armani, è avvenuto più o meno così: come dono inatteso da parte di una donna che anni fa enumeravo come membro della mia famiglia e con cui ho ormai perso i contatti, una donna poco avvezza alle routine etichettate come prettamente femminili di cura del corpo, make-up e similia, una donna innamorata solo della natura che pure, avendomi conosciuta per poco e da poco, ha annusato questo profumo e lo ha associato a me.
Giustamente: sono anni che uso quasi solo ed esclusivamente Acqua di Gioia, due spruzzi sui polsi e tre sul collo prima di uscire, anche solo per andare al supermercato perché sono una di quelle persone che senza profumo si sente incompleta. È un profumo dalle note fruttate realizzato utilizzando menta sminuzzata, la variante del limone ‘Primo Fiore Femminiello’ della Calabria, acqua ricavata da un cuore di legno di cedro, zucchero di canna e labdano – leggero ma perfetto anche in inverno. Adatto all’estate, può essere sostituito dalla variante più soft ‘Eau fraiche’, ma attenzione a non esagerare perché temo provochi dipendenza.

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Coco di Chanel

di Caterina Bonetti

La vita è fatta di strani casi e ancor più strane coincidenze. Nel 1984 venne creato il profumo Coco di Chanel, la prima fragranza prodotta e commercializzata dopo la scomparsa della stilista. Sia nell’ideazione della formula che nella realizzazione del flacone – le cui linee s’ispirano direttamente alla confezione del celebratissimo Chanel numero 5 – i creativi della maison vollero rendere omaggio alla fondatrice del marchio, icona di stile, ma soprattutto pioniera nel mondo della moda a servizio della vita (dinamica) delle donne: ricercata, ma funzionale e non costrittiva.

Nel 1984 mia madre aspettava me e, preda delle frenesie olfattive che talvolta la gravidanza comporta, faceva massiccio uso (o per meglio dire abuso) proprio di questo profumo. Inutile dire che negli anni seguenti, vittima di una sorta di overdose à la Coco, la fragranza venne bandita dalla routine quotidiana e anche dalle occasioni speciali. Insomma, fino all’età di quindici anni, non ebbi più modo di annusare nell’aria quel profumo. Una sera in cui dovevo andare al cinema però, improvvisamente desiderosa di dare spazio alla mia vena frivola (ma ovviamente – da bravo maschiaccio – priva di mezzi adeguati) mi misi a scavare in un cassetto del bagno alla ricerca di un campioncino di mio gradimento e saltò fuori un rimasuglio proprio del celebre Coco. Fu amore alla prima annusata.

Il profumo, deciso ma con un tocco retrò di cipria, mi accompagna d’allora, nonostante negli anni sia stato affiancato da altri “colleghi”. Il potere evocativo di questa fragranza inoltre mi ha spinta a conoscere e approfondire la vita di chi l’aveva ispirato. Un’esplorazione interessante, un viaggio – non solo olfattivo – che vi consiglio d’intraprendere.

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Fahrenheit di Dior

di Martina Del Romano

Forte al punto giusto. Ogni tanto mi capita di ricevere complimenti per il profumo che uso, e, quando annuncio il nome del suddetto, mi accolgono occhiate confuse: “Ma non è un profumo da uomo?”. Ora, io non sono esperta di profumi. Infatti, ammetto che questo è l’unico che io abbia mai usato che non sia un deodorante.
Non posso perciò dirvi se questa storia di profumi da uomo e profumi da donna sia vera, o un’emerita castroneria. A intuito, però, vi direi: castroneria. Qualcuno in autobus si è forse girato all’improvviso verso di me urlando “AH AH! QUEL PROFUMO NON È PER TE!” o anche “AH AH! IL PROFUMO NON MENTE: SEI UN UOMO!”? Non che io mi ricordi.

Insomma, morale della storia, a nessuno importa. Se vi piace un profumo, come anche un qualsiasi capo d’abbigliamento, fregatevene. Io, da parte mia, posso dirvi che nessuno si è mai lamentato. Anzi, ha avuto sempre un successo strepitoso.

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For Her di Narciso Rodriguez

di Caterina Ghobert

La mia adolescenza è stata marcata da profumi forti e invadenti dei tamarri provincialotti che frequentavano le poche serate trentine (Dior Hypnotic Poison per le femminucce, Jean-Paul Gautier Male per i maschietti) e un bidone di patchouli che la mia migliore amica aveva finito ad usarlo per pulire i vetri, tanto era. Temendo di fare agli altri quello che i loro profumi facevano a me, fino ai sedici anni mi ero limitata a rubare nelle occasioni speciali (chissà quali poi!?) il profumo della mamma. Poi è apparso lui, Narciso.
Pubblicità eterea, confezione total black, profumo delicato. Giro disperata per le poche profumerie senza trovarne la benché minima traccia. In una visita a Padova finalmente ne recupero un campioncino e… scopro il prezzo assolutamente inaccessibile dell’eau de toilette, per non parlare del profumo. Centellino il campioncino fino all’ultima goccia, persa ormai ogni speranza di averne una boccetta. Poi, inaspettatamente un’amica di famiglia che abita in Inghilterra, in maniera del tutto inaspettata mi regala l’eau de parfum, 100ml. Inutile dire che, nonostante l’adori ancora, la boccetta a otto anni di distanza non sia ancora finita.

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 J’adore di Dior

di Salomè Sodini

Fino ai diciassette anni e mezzo non avevo un profumo. Scegliere un profumo mi pareva qualcosa di estremamente mistico e complicato e avevo la certezza di fallire – un po’ come quando, a tredici anni, mi spalmai sulle labbra questo lipgloss della Bon Bon Malizia chiamato Tirabaci e il mio fidanzatino dell’epoca commentò “che schifo, puzza!”. Segnata dalla tragica esperienza, mi sono quindi limitata a scroccare profumi alle mie amiche per tutta l’adolescenza, pensando che se li utilizzavano loro erano socialmente accettabili e sicuramente andavano bene pure per me.
Poi c’è stata la svolta: accompagnando la mia amica in profumeria mi rifilarono un cartoncino profumato ed era la cosa più buona che avessi mai sentito. Il solo problema è che non avevo capito che diamine fosse, quindi è servito un altro pomeriggio di esperimenti davanti al banco dei profumi per scoprire che era J’adore di Dior. Aveva anche un prezzo allucinante, ma la sorte era dalla mia: di lì a poco avrei compiuto diciotto anni e mia sorella non sapeva cosa regalarmi. Così, da sette anni, mi spruzzo J’adore sui polsi e sul collo ogni volta che esco per qualcosa di bello, o quando ho bisogno di energia positiva extra.

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Prada Candy e Prada Candy L’Eau

di Jennifer Guerra

Cosa succede quando una delle maison più fiche dell’universo aka Prada, Wes Anderson, Léa Seydoux, caramello, muschi e benzoino si mescolano? Ne esce un profumo dolce e squisito, Prada Candy, e una sua variante estiva, Prada Candy L’Eau, accompagnati da due spot molto francesi e molto nouvelle vague.

Per una francofila come la sottoscritta, una spruzzatina sulle clavicole è più che sufficiente per sentirmi subito a passeggio sulla Rive Gauche mano nella mano con un affascinante attore d’oltremanica come Peter Gadiot o Rodolphe Pauly (i due protagonisti maschili dello spot).
Non sono una grande appassionata di fragranze, quindi non avevo idea di quanta dipendenza creasse questo profumo delicato e “caramelloso”, dolce ma non stucchevole. Il packaging è molto bello e minimal e sono seriamente intenzionata a conservare la confezione vuota.

Prada Candy è adatto ad un uso quotidiano perché ne basta pochissimo per avere un profumo gradevole garantito per tutta la giornata. Prada Candy L’Eau è altrettanto piacevole, dotato di una freschezza maggiore. Non si tratta esclusivamente di un profumo estivo, ma è sicuramente meno “pesante” della versione classica.

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Rose The One di Dolce & Gabbana

di Veronica Vituzzi

Di solito non uso il profumo: mi pare un lusso esageratamente costoso, a cui preferisco le creme corpo profumate che allo stesso tempo idratano e sanno di buono. Ma qualche anno fa per Natale ricevetti per regalo la mia prima e finora unica boccetta di profumo, Rose The One di Dolce & Gabbana.

Chi me l’aveva regalata sapeva che negli ultimi tempi avevo preso l’abitudine di entrare nelle profumerie e conservarmi i tester su cui spruzzavo questa essenza; aveva il pregio di non sapere troppo né di alcool, come la maggior parte dei profumi commerciali, né di banale acqua di rose, quanto di qualcosa che davvero mi ricordava l’omonimo fiore. Inutile dire che una volta tenuta fra le mani l’elegante confezione mi sono sentita subito una regina.

Non  potevo fare a meno di spruzzarmela sui polsi e dietro i lobi delle orecchie con un fare inconsciamente aristocratico. Piacere regale quanto effimero: in sei mesi il profumo era finito ed io ero tornata alle mie creme corpo, ma la preziosa boccetta da anni  sta ancora lì nel mio bagno, vuota e altera, come un antico soprammobile appartenente a un tempo prodigioso.

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Trésor di Lancôme

di Martina Ioriatti

Lancôme lancia Trésor – che è tutt’ora uno dei più famosi profumi al mondo – nel 1990. All’epoca avevo 3 anni e una capacità di discernimento olfattivo inclassificabile; quello che però Lancôme ha fatto in campo pubblicitario per la nuova fragranza ha fatto breccia perfino nell’immaginario di una bambina così piccola, e ora vi mostro il perché.

La prima testimonial di Trésor è Isabella Rossellini: in questo splendido spot pubblicitario la vediamo sorridere e muoversi accompagnata dall’omonimo tema Trésor composto da Philip Briche nel 1989, che è divenuto iconico quasi come il profumo stesso. È stato amore a prima vista! Ci sono ancora racconti di quando in casa di mia nonna venivo ipnotizzata dallo spot e dalla musica, senza capire nemmeno che alla base di tutto c’era un profumo.

A 15 anni mia mamma mi ha regalato la prima bottiglia di Trésor, più per scherzo data la mia ossessione per lo spot di Lancôme che per mio vero interesse verso il prodotto. Ironicamente, il profumo mi è piaciuto esattamente quanto la pubblicità: per anni è stato il mio regalo di Natale fisso, e anche se ora uso profumi diversi, identifico quell’odore come familiare e quasi intrinseco alla mia infanzia e adolescenza. Non sono un’esperta di profumi, e se vi interessa andare più a fondo ecco dove potete scoprire le note di base etc.

Nel corso degli anni, lo spot di Trésor viene interpretato da Ines Sastre, Penelope Cruz e Kate Winslet: il tema musicale viene ri-arrangiato, ma rimane ugualmente evocativo di qualcosa così magico che va di pari passo con l’idea di quello che deve trasmettere una fragranza: un’eco di qualcosa lontano, nostalgico e talmente profondo che non possiamo che sorridere intensamente al ricordo.

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