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#mainagioia on the road: i compagni di viaggio mol...

#mainagioia on the road: i compagni di viaggio molesti

Viaggiare è senza dubbio una delle cose che mi piace fare di più. Non mi riferisco solo al fatto di esplorare città e paesi sconosciuti scoprendo posti nuovi in cui sentirmi a casa, ma anche all’atto del viaggio in sé: mi piacciono gli aerei, mi piacciono i treni ed i duty free, mi piace un po’ meno il bar della ferrovia di Sacile tappezzato di articoli sui dieci comandamenti, ma son dettagli.

Qualcosa, però, mi manca: in tutti questi anni, non sono mai riuscita ad incontrare un compagno di viaggio con cui scambiare due parole o addirittura rimanere in contatto. Mentre molte persone che conosco riescono ad intrattenere conversazioni brillanti con vicini di posto o altri viaggiatori incontrati nel medesimo aeroporto o stazione, a me non succede quasi mai, lasciandomi il dubbio di avere un fare scostante o la faccia da stronza (probabile). In compenso, mi sono fatta una discreta esperienza sui compagni di viaggio da incubo, quelli che riescono a guastarti la gioia del viaggio e che andrebbero evitati come la peste, ma che la sorte piazza magicamente e puntualmente sul cammino. Di seguito, un piccolo “bestiario” dei casi più frequenti.

LiquidBan

L’inesperto e/o inetto (aeroplane edition)
Non viaggia quasi mai (o forse è solo sbadato/scemo), e quindi lascia biglietto e documenti sul fondo del bagaglio. Pretenderebbe di passare ai controlli di sicurezza con il giubbotto borchiato o la bottiglia di bagnoschiuma da litro come se niente fosse, o al contrario destina un “cestino” diverso ad ogni singolo avere, esaurendo le scorte dell’aeroporto e bloccando inesorabilmente la coda.

L’arraffaposto
Da qualche tempo le compagnie low cost assegnano i posti in aereo, nel triplice tentativo di guadagnarci in tempo, soldi e popolarità. Peccato che ad alcuni sfugga il concetto, e questi si siedano allegramente dove più gli aggrada, creando non pochi problemi logistici, malumori e talvolta azzuffatine.

SantasGravestone
Il bambino
Sui bambini in viaggio si potrebbero scrivere capitoli, ma qui riporterò solo i casi più frequenti: il bambino Tarzan che piange o urla per tutta la durata del viaggio (provocando, se ce ne sono altri, una simpatica reazione a catena); il bambino che decide di attaccare bottone e ti sfianca con millemila domande ed il bambino iperattivo seduto dietro di te che prenderà a calci, pugni e testate il sedile fino a quando finalmente si addormenterà stremato (di solito dieci minuti prima dell’arrivo).

Il genitore
Si segnalano due tipologie problematiche: quelli della scuola “So’ bambini”, che lasciano i figli allo stato brado e giustificano qualsiasi maleducazione con la scusa riportata, e quelli che trattano i figli come animali da mettere in mostra, ripetendo il loro (di solito particolarissimo e ricercato) nome ad ogni inizio di frase, commentando a voce altissima le gesta dei pargoli, in modo che tutti gli astanti, volenti o nolenti, possano apprezzare. “Tallulah Belle, vieni subito qui! Tallulah Belle, ti si è slacciata la scarpa? Tallulah Belle, attenta a non bagnarti! Tallulah Belle, saluta la bimba! Tallulah Belle, ecco la nostra barca. Tallulah Belle, vieni a salvare la mamma da questa tipa che sta tentando di affogarla nella Senna!”

Il logorroico
Si spiega da sé. Se siete fortunati, sarà già accompagnato da interlocutore/vittima. Se siete sfortunati, sarà solo e tenterà di attaccare bottone con chiunque. Specialmente con voi.

illustrazione di Silvia Ziche

Mai una gioia anche per Silvia Ziche


Il centralinista
Parente del logorroico, è quello che aspetta l’occasione di un viaggio per contattare l’intera rubrica telefonica. Abbastanza innocuo durante il giorno (a patto che mantenga il volume della voce a livelli accettabili), è fastidiosissimo nei viaggi notturni, durante i quali continuerà a parlare o, peggio, ricevere chiamate e messaggi sul telefono con la suoneria rigorosamente attivata.

Il catastrofista
“E se cade l’aereo?” “E se dobbiamo fare un atterraggio d’emergenza?” “Ah beh, siamo sull’ala, così se crolla [sic] l’aereo ci salviamo” “Mamma, prestami il telefono che faccio uno scherzo a X e le scrivo che stiamo precipitando”. Ma vai anche a cagare, grazie.
[Sono tutte cose che ho sentito dire e che riporto pari pari, non esagero, NdA]

L’affamato
Mangerà masticando rumorosamente e magari ruttando. Oppure sgranocchierà con dedizione cibo croccante, permettendo a tutti di ascoltare il suo ruminare. Oppure, ancora, si ingozzerà di cibo puzzolente, invadendo l’abitacolo del profumo di cipolla, formaggio fuso ed altri “aromi naturali”.

Ohio-State-fans-cheer-against-Miami

Il gruppo
Gite scolastiche, tifosi in trasferta, fan che si recano a un concerto, addii al celib/nubilato, che passeranno il tempo a ridere, scherzare, vociare, intonare coretti, canzoni e sfottò alla faccia degli altri passeggeri. Sembra quasi di stare in curva Nord. Di peggio c’è solo…

Il gruppo diviso
Vuoi per l’assegnazione casuale dei posti, vuoi per colpa di qualche arraffaposto, la compagnia è obbligata a dividersi momentaneamente. Ma questo non basterà a scoraggiarli, e infatti continueranno ad urlare da un capo all’altro dell’autobus – vagone – aereo, chiamandosi anche per telefono e sbracciandosi alla bisogna.

La coppia che amoreggia
O, ancora peggio, la coppia che litiga.

La stronza che viaggia da sola, leggendo, prendendo appunti e roteando gli occhi a cadenza regolare
Sono io.

Escludo volutamente i veri compagni-di-viaggio-in-grado-di-toglierci-la-gioia-del-viaggiare, ovvero gli attaccabrighe, gli sbronzi molesti e/o violenti e tutti quelli che, fra catcalling e palpatine, si meriterebbero una denuncia (e anche una raffica di mazzate, ma questo è un altro discorso).


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