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Clorinda, la donna guerriera della Gerusalemme Lib...

Clorinda, la donna guerriera della Gerusalemme Liberata

Avvertenza: in questo brevissimo ritratto di Clorinda ho deciso volutamente di tralasciare un dettaglio fondamentale, cioè il destino di questo personaggio. Forse è una mancanza dal punto di vista filologico e interpretativo, ma voglio che questo sia un invito, per chi non ha mai letto quest’opera, a leggerla con la curiosità che spetta ad un romanzo o ad una bella storia. Per questo motivo ho ritenuto opportuno evitare “spoiler”.


 

Se c’è un termine che non avrei mai pensato di associare ad un autore del Cinquecento in un poema di argomento storico-religioso ambientato nel Medioevo, quello è femminismo. Forse la parola è anacronistica e sarebbe altrettanto sbagliato pensare che Torquato Tasso volesse costituire, con uno dei personaggi femminili più coraggiosi della storia letteraria, un ideale di rivendicazione per le donne del suo tempo. Possiamo dire però con certezza (anche perché questo fu proprio uno dei principali nodi su cui le critiche feroci al poema si concentrarono), che le figure femminili de La Gerusalemme Liberata sono tutt’altro che stereotipate.

Tintoretto, Tancredi e Clorinda, particolare

Tintoretto, Tancredi e Clorinda, particolare

Innanzitutto, bisogna abbandonare un’idea assai diffusa, cioè che le donne nel Medioevo – almeno in ambito letterario e di elevato status sociale – avessero un ruolo marginale. Sia come figure rappresentate che rappresentanti, le donne medievali furono fondamentali nella trasmissione della cultura (la straordinaria Eleonora d’Aquitania, tanto per citarne una), nella composizione e sviluppo di lirica e romanzi (Maria di Francia), nella creazione di un immaginario collettivo (sì, stiamo proprio parlando di Giovanna d’Arco).

La Gerusalemme Liberata infatti è ambientata nel 1095 durante la prima crociata, in piena epoca medievale, e ospita alcuni esempi di questa rinnovata concezione femminile. All’interno del contesto cortese e cavalleresco, che esaltava la dama o la pulzella come essere superiore, non tarda ad arrivare la figura della donna guerriera. Se queste rappresentazioni, non infrequenti in ambito provenzale ed occitano e nelle scritture successive ispirate a queste “scuole”, spesso si esauriscono in eroine cristiane (sì, stiamo ancora parlando di Giovanna d’Arco) o “guerriere per caso”, spesso spinte da motivazioni amorose, la straordinaria figura di Clorinda è un caso a parte.

La feroce, come la chiama Tasso, è infatti un esempio di donna guerriera totalmente indipendente dal volere maschile: la sua esistenza non è in funzione dell’eroe, che la ama non contraccambiato. Clorinda è infatti una guerriera musulmana, che poi scopriremo di origini cristiane, rispettata e onorata persino dal Re Aladino.

Clorinda

Illustrazione di Fiorenza Festa

Sin dall’infanzia, ci racconta Tasso, ha disprezzato gli uffici femminili per dedicarsi all’equitazione e alle armi. I suoi tratti delicati e virginali (siamo in un poema che celebra la liberazione del sepolcro di Cristo, Tasso non avrebbe potuto ardire ad una rappresentazione diversa) sono esaltati solo durante i fugaci incontri con Tancredi. Quando è sola, o perlomeno lontana dall’innamorato cavaliere cristiano, Clorinda appare come un guerriero maschio ed è temuta da tutto l’esercito, che è perfettamente conscio che sotto quell’armatura c’è una giovane ragazza.

Clorinda non combatte fingendosi un uomo, ma combatte come soldato donna e in quanto tale esige e si guadagna il rispetto dato a qualsiasi altro soldato. Consiglia il re musulmano, siede nel concilio dei cavalieri, si avventura in imprese eroiche e pericolose, rifiuta l’aiuto del fedele amico Argante, è mandata a proteggere altri soldati. La sua indipendenza sta proprio nel suo valore guerresco e nella sua estraneità all’amore – almeno nella prima parte del poema.

Tancredi la vede senza elmo, come donna e non come guerriera, e se ne innamora perdutamente: ma Clorinda rimane guerriera ostinatamente, fino alla fine. Non che amore significhi dipendenza dall’uomo, ma nel contesto e nell’epoca in cui ci troviamo, è facile capire che Tasso avrà avuto non pochi problemi a giustificare l’esistenza di questa coraggiosa eroina che non ama nessun cavaliere.

Anzi, in Tasso l’amore – specialmente quello giovanile, libero, puro – è trattato ambiguamente: se da un lato l’autore vorrebbe farne una rappresentazione gioiosa, dall’altro è vincolato dall’ingombrante questione della morale religiosa. Ed è Clorinda, in questo confuso calderone che mescola erotismo, legittimità dei sentimenti, fede e onore, a spiccare come personaggio più interessante e profondo.

Non avrei mai pensato che un librone di 1500 pagine, scritto in un italiano ostico e poco scorrevole, si prestasse ad una lettura così piacevole. Di per sé, La Gerusalemme Liberata è un capolavoro di stile. Ma è questa bellissima, fortissima ed intelligente donna guerriera a renderlo una storia attuale, universale, commovente. E nonostante il vero protagonista sia il valoroso Goffredo, in cuor mio sospetto che Tasso avesse un debole per la sua Clorinda (sua in ogni senso, dato che si tratta di un personaggio inventato da lui), una donna tenace e straordinaria, uno dei migliori personaggi femminili di cui abbia avuto il piacere di leggere.


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  1. sergio

    21 luglio

    ciao ragazze! io adoro la gerusalemme liberata, è un libro modernissimo solo che nessuno lo legge perchè (come la divina commedia, o l’iliade) tutti pensano che un libro scritto secoli fa debba essere una barba! intanto ci sono tantissime similitudini con lotr, sono sicuro che tolkien (che era professore di letteratura medievale e rinascimentale, o qualcosa del genere) abbia preso spunto dalla gl come da tante altre opere… secondo, non può essere indifferente al tono moderno della gl il fatto che tasso fosse un omosessuale assai tormentato (non me lo sono inventato io, le sua avventure con uomini le racconta esplicitamente nelle lettere, lettere che si trovano in ogni biblioteca d’italia). la modernità della gl ( e della divina commedia, dell’iliade) sono state sepolte sotto secoli di arcadie, accademie, versioni per la scuola (mi viene in mente anche catullo, che nonostante tutti i suoi pomp*ni e le sue sborr*te è conosciuto solo come il cantore di lesbia…). andrebbe rispolverata e riscoperta. sarebbe perfetta per un film. io, intanto, armida me la sono sempre immaginata come emilia clarke/daenerys…

  2. Arianna

    31 luglio

    Trovo davvero interessante come da un poema che voleva restare estramamente fedele ai valori religiosi del tempo scaturiscano altri temi laici, cenni (involontari?) a tendenze come il femminismo o parità dei sessi (tipo nel passo della morte di Clorinda quando questa si trova a lottare corpo a corpo con Tancredi)o ancora sensualità e erotismo (nello stesso passo la lotta che si trasforma quasi in un incontro d’amore) che alla fine sono tutte tendenze che espresse all’epoca in cui Tasso scrive costituiscono una piccola rivoluzione.
    Ma tenendo conto dei complessi dell’autore e di tutte le “paturnie” per la censura del poema sembra che le piccole “rivoluzioni” disseminate nell’opera siano date da un’incapacità di contenere i propri impulsi. Tasso voleva scrivere un’opera garante dei valori cristiani e finisce a descrivere l’effetto “vedo non vedo”, la bellezza e la sensualità della maga Armida quando entra nell’accampamento cristiano.
    articolo interessante!

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