Martina Ioriatti
Il mio primo proposito per l’anno nuovo è quello di essere più propensa a dire ad alta voce quello che non va, cercando di esternare qualunque cosa che penso sia rilevante dire, per quanto poco piacevole. Difendersi dai micro abusi quotidiani è uno dei miei obiettivi: sia che si tratti di qualcuno che ci ha innervositi anche per poco, che di qualcosa di più grave, voglio dirlo. Lo ha fatto, e continuerà forse a farlo se non agiamo. Il mio secondo proposito dell’anno nuovo, relativo al primo, è abbracciare il fatto di essere diventata una persona molto diversa da quella che ero un anno fa; è una cosa bella, curiosa e anche destabilizzante. Ma fondamentalmente, molto bella.

 

Marta Corato
Tra undici mesi (e mezzo) compirò venticinque anni, ovvero quello che, da questo lato dei venti, mi sembra lo spartiacque definitivo tra la gioventù e l’età adulta. Vorrei arrivare a quel momento senza la furia distruttiva che ha caratterizzato il periodo grigio tra l’uscita dall’adolescenza e questa presunta età della ragione.
Mi voglio sforzare di prendere le cose per quello che sono, senza trovarmi a dire: implodere, embolo, autocombustione, odio tutti. Se mi viene fatta una critica, o la gente mi sembra mediamente più scema del solito, voglio reagire con distacco. Non voglio più essere arrabbiata.
Voglio continuare a combattere quando penso sia giusto, ma con la calma di un gatto di marmo. Devo imparare a affrontare gli idioti senza voler gettare il mio computer dalla finestra o dovermi allontanare per non dare in escandescenze. Il 2015 sarà l’anno in cui imparo l’impassibilità.

 

Chiara Puntil
Il 2014 è stato l’anno in cui ho ricominciato a fare dei piccoli “salti nel vuoto”, mettendo a tacere la voce critica interiore che ripeteva “E se sbagli? E se te ne pentirai?”. Per il 2015 voglio quindi continuare a scacciare la paura del fallimento, vivendo secondo il detto “Jump and the net will appear (salta e la rete apparirà)”. Spero anche che questo sia l’anno in cui ricomincerò ad esprimermi creativamente: sono troppi i progetti che ho abbandonato prima ancora di cominciare. Voglio scattare foto e disegnare per il semplice piacere di farlo; voglio tornare a pensare un po’ più in grande.

 

Prepariamoci all'immersione! Illustrazione di Alice Lotti

Prepariamoci all’immersione! Illustrazione di Alice Lotti

Martina Del Romano
Io e i propositi per l’anno nuovo non andiamo molto d’accordo, in genere. Quest’anno però prometto di metterci tutta la buona volontà del mondo, in quanto il mio proposito per l’anno nuovo è nientepopodimenoche: continuare. Continuare a parlare e a far parlare di femminismo in ogni possibile ambiente e situazione, continuare a riflettere e cercare rappresentazioni soddisfacenti nei nostri prodotti culturali, continuare a litigare e ad arrabbiarsi e a spiegare, ritrovando la pazienza perduta, continuare a educarsi e a leggere e ad ascoltare e a fare autocritica senza adagiarsi troppo sugli allori.
In questo momento e per i prossimi mesi, il mio posto è il Giappone: fuori dalla mia comfort zone, più che mai ora mi rendo conto di quanto sia importante imparare a capire ciò che è diverso da noi, tralasciare il giudizio puro e semplice e abbandonare ogni stereotipo o concetto di unica verità in ciò che viviamo ogni giorno.
Questo è il mio proposito per il nuovo anno. Beh, questo, e far capire al mondo che Taylor Swift, nonostante i suoi errori passati, è sulla buona strada per diventare una role model perfetta per l’infinito numero di ragazzine adolescenti in cerca di guida. (Inoltre, potrei o non potrei essere ossessionata dal suo nuovo album).

 

Chiara Bonsignore
Se si esclude il nuoto in apnea, l’ultima volta che ho fatto sport sul serio risale a – pausa di profondo imbarazzo – 17 anni fa. Il fatto è che più il tempo passa meno una si sente, come dire, leggiadra alla prima lezione di una qualsivoglia attività sportiva. Siccome invece io tendo fastidiosamente a voler essere la prima della classe, la mia reazione a quelle prime lezioni non proprio entusiasmanti è stata sempre la stessa: sire, dileguossi.
In linea con questo copione a ottobre ho iniziato yoga e sono stata una pippa come da manuale, ma – udite udite – ho continuato ad andarci. La scelta ha avuto a che fare, credo, con la possibilità di ascoltare il mio corpo. Soffermarmi senza fretta sui suoi muscoli contratti e doloranti mi ha ricordato che, salvo sfighe imprevedibili, dovrò conviverci ancora per un po’. Il mio proposito per l’anno nuovo è emerso da quei minuti di ascolto: prendermi cura del mio corpo, non come si provvede a un oggetto che si vorrebbe più bello, ma come si protegge la casa che è opportuno resti in piedi. Più prosaicamente: se l’anno prossimo arrivo a toccarmi i piedi nella posizione di occidente mi accontento, eh.