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Björk Appreciation Moment

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Chi la conosce sa che chiamarla cantante è riduttivo: Björk è un’artista innovativa che, nel corso degli anni, ha fatto scintille in un gran numero di campi, dalla composizione musicale alla recitazione.

Björk si mostrò un prodigio fin dalla giovane età. A undici anni, nel 1977, catturò l’attenzione di un rappresentante dell’etichetta discografica Fálkinn (all’epoca l’unica esistente in Islanda), grazie alla registrazione di una sua performance svoltasi all’interno di un recital scolastico. Di lì a poco uscì il suo album eponimo.

Durante l’adolescenza, Björk militò in diverse band, tra cui un gruppo punk di sole ragazze chiamato Spit and Snot e i più noti Sugarcubes. Attraverso quest’ultima formazione, l’impatto del prodigio islandese si propagò all’estero. L’album Life’s Too Good, uscito nell’aprile 1988, ottenne recensioni positive sulla stampa inglese e fu seguito da un tour negli Stati Uniti.

Dopo lo scioglimento degli Sugarcubes, avvenuto nel 1993, Björk tornò a lavorare come solista, pubblicando l’acclamato Debut nel giugno di quell’anno.
I primi due dischi degli anni ’90 pongono in equilibrio elettronica, pop, trip-hop e la memorabile impronta vocale di Björk, e sotto certi punti di vista rappresentano la palestra per la realizzazione di Homogenic (1997), considerato da molti l’apice della sua carriera.
Con questo disco Björk si è dimostrata capace di evocare, attraverso le sue canzoni, scenari dominati da forte tensione emotiva, che forse è riuscita a raggiungere di nuovo solo con Medulla, risalente al 2004.

La caratteristica principale di Björk è quella di sapersi rinnovare completamente album dopo album, creando nuove sonorità sempre al passo con i tempi e proiettate nel futuro. L’innovazione del suo sound è sempre stata accompagnata da elementi creativi che ampliavano la portata artistica dei suoi progetti: dai costumi sul palco, agli artwork dei dischi, passando per applicazioni digitali e documentari che rendono il processo di sperimentazione musicale portabile e trasparente.
Il suo lavoro più completo da questo punto di vista, seppur non il migliore dal punto di vista musicale, è stato il suo ultimo album, Biophilia (2011), la cui uscita è stata accompagnata dalla pubblicazione di un’app per smartphone e tablet finalizzata a far vivere in modo più completo l’esperienza artistica di ogni traccia. L’album prevedeva persino un progetto educativo associato, di argomento musicale e scientifico, poi divulgato nelle scuole islandesi.

Evolversi come musicista però non le è bastato: Björk, infatti, si è cimentata diverse volte nel ruolo di attrice (oltre ad aver composto numerose colonne sonore). Il suo ruolo più importante – e anche più faticoso ed impegnativo – è stato quello di Selma Ježková, la protagonista di Dancer in the Dark, un dramma musicale diretto da Lars Von Trier, per il quale Björk si è aggiudicata la Palma d’Oro al Festival di Cannes come miglior attrice.

Un altro fonte sul quale Björk ha lasciato il segno è quello dei videoclip.
I suoi video musicali compaiono spesso nelle liste che raccolgono le produzioni più memorabili e brillanti. Immaginari futuribili, fantasiosi e dall’impatto visivo talvolta sconvolgente, accompagnano di volta in volta l’enorme esperissività dell’artista islandese. Quasi tutti i suoi video toccano il tema della trasformazione, come quello di Hunter, in cui in un unico piano sequenza viene inquadrata la testa calva di Björk, che tenta di fermare e reprimere l’animale insito nel suo corpo, un orso metallico.

Uno dei suoi video più impressionanti, sia per la forza visiva che per il messaggio intrinseco delle immagini, è quello di Declare Independence, uno degli otto diretti da Michel Gondry, in cui delle funi, tese a simboleggiare gli elementi melodici, ma anche i messaggi politici e le idee delle persone, si tingono di numerosi colori e passano prima attraverso un’arma, suonata come un basso, poi nel microfono di Björk, per attraversare infine la testa di alcuni soldati ed essere ricolorati in un ciclo infinito.

Il messaggio di questa canzone è stato ripreso da Björk e da lei dedicato a numerosi movimenti di liberazione o di indipendenza, come quella del Kosovo, della Groenlandia e delle Isole Farhoe, del Tibet, e più recentemente della Scozia.

Di pochissimi giorni fa, infine, è la notizia della pubblicazione del suo nono album studio – reso disponibile con largo anticipo sull’iTunes Store dopo l’uscita di un leak – dal nome Vulnicura, tra i cui ospiti compare anche Antony Hegarty.

L’impegno e il valore artistico della produzione di Björk, nel corso degli anni, sono stati tali che, a partire da marzo fino a giugno, il MoMA le dedicherà una retrospettiva, che illustrerà la sua evoluzione artistica attraverso le sue creazioni musicali, i costumi e strumenti musicali singolari (a volte creati appositamente per la composizione dei suoi pezzi) che sono diventati parte del suo repertorio, e materiale scenografico tratto dai suoi video.

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