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BFI Flare: sei film da recuperare

Cinquantuno settimane all’anno, cerco i film che raccontino storie LGBT con la solerzia di Sherlock Holmes. Per fortuna esiste il BFI Flare (che vi avevo raccontato già due anni fa), che mi permette di vedere una varietà di film e documentari da tutto il mondo.

Come sempre, sono contenta di vedere film diretti da donne, ma non posso provare un certo disagio a constatare che solo in festival più piccoli e con tematiche marcatamente LGBT o femministe non ci si trovi completamente circondat* da film diretti da uomini bianchi.

La star del festival era Desiree Akhavan con il suo Appropriate Behavior (inserite qui una gif di me che dice “ve l’avevo dettoooo!”) ma i film pregevoli sono stati numerosi. Tra quelli che sono già stati sulla bocca di tutti quando sono apparsi in altri festival, non potete perdere  The Duke of Burgundy, Dear White People, Regarding Susan Sontag e Pride.

Ecco invece le cose nuove che dovreste tenere d’occhio nei prossimi mesi.

 

Do I Sound Gay? (David Thorpe, 2014)

C’è un insieme di caratteristiche e comportamenti che determinano, nell’immaginario collettivo e nei media, un uomo gay. Uno di questi tratti è il modo di parlare che è, come viene descritto più volte nel documentario, “effemminato”. Il regista e protagonista del documentario David Thorpe è gay e pensa che il suo modo di parlare influenzi negativamente la sua vita. La sua esplorazione del tema fa emergere una serie di domande interessantissime: la “voce da gay” è un’occorrenza naturale o è un comportamento imparato? E imparato da chi? Si può cambiare? È visto in maniera negativa – anzi, è davvero visto? Se dovete vedere un solo documentario, che sia questo.

*
In The Turn (Erica Tremblay, 2014)

Questo documentario parte dalla storia di una bambina transgender di 10 anni, alla quale è stato negato di fare sport a scuola perché (secondo i suoi insegnanti) non poteva essere assegnata alla squadra delle femmine, ma neanche a quella dei maschi.
Grazie a sua madre, che fa parte di una squadra di roller derby, entra in contatto con il Vagine Regime, un collettivo di roller derby per donne queer.
Mentre le storie che vengono raccontate sono incredibilmente interessanti – e divertenti, e commoventi – il documentario si perde tra le molte cose che sta tentando di raccontare allo stesso tempo. Vale la pena di vederlo per le informazioni che contiene, ma ci si deve preparare alla sua mancanza di forma.

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The Amina Profile (Le profil Amina, Sophie Deraspe, 2015)

Vi ricordate quando avete visto per la prima volta il film Catfish e vi è venuto il vomito dall’agitazione? Per fortuna a quel punto della mia vita avevo già incontrato di persona quasi tutte le mie più care amiche dell’internet e non avevo nulla da temere. La sensazione che ho provato allora è tornata prepotentemente mentre guardavo The Amina Profile, che racconta di come una blogger siriana, apertamente lesbica e apparentemente rapita nel 2011 durante le rivolte in Siria, si sia rivelata un personaggio fittizio creato da… no, se non lo sapete già non ve lo dico. Il documentario ripercorre le conseguenze politiche della truffa Amina Arraf, ma anche le conseguenze psicologiche per le molte persone che le erano state amiche – in particolare le donne con cui aveva intrapreso relazioni sentimentali a distanza. Completo, avvincente, terrificante.

 

Girltrash: All Night Long (Alexandra Kondracke, 2014)

Siccome mi piace essere sorpresa dai film, spesso non mi informo molto prima di guardarli. Immaginate la mia faccia quando le protagoniste di Girltrash hanno iniziato a cantare. La mia esperienza con un musical a sorpresa è andata bene: anche se le canzoni non sono esattamente eccezionali, il film è molto divertente e contiene delle frasi davvero memorabili. Mentre Tyler e Daisy si preparano a suonare alla battle of the bands locale, le loro relazioni passate tornano a tormentarle. La sorella minore di Daisy, intanto, ha recentemente ammesso a sé stessa di essere gay e si è decisa a conquistare la fanciulla del suo cuore, l’attrice Misty, nella stessa serata. Per nessuna delle fanciulle le cose vanno come previsto. Consigliatissimo se avete bisogno di guardare qualcosa che vi rallegri, e se ne volete di più c’è anche la webseries originale. Peccato per lo slut shaming che emerge qua e là.

*

Zoe.Misplaced (Mekelle Mills, 2014)

Non so se valga come una recensione, ma: Christ on a bike, ma cosa state facendo, STATE FERME. La protagonista Zoe, una persona con una vita semplice e piuttosto normale, si trova a migrare da una casa all’altra dopo che una decisione amorosa sventata manda all’aria tutto quello che la sua esistenza era stata fino a quel momento.
Zoe.Misplaced è la rappresentazione più onesta del senso di disorientamento che si prova quando, dopo mesi, ci si rende conto di aver distrutto tutto quello che si aveva ed essersi lasciat* dietro il deserto. Roba distruttiva.

*

Portrait of a Serial Monogamist (John Mitchell, Christina Zeidler, 2014)

La protagonista Elsie ha problemi a prendere un impegno sentimentale a lungo termine e, quando le cose si fanno serie, interrompe ogni relazione. All’ennesima crisi sentimentale, perfino lei si accorge che c’è qualcosa che non va, ma ormai è troppo tardi. Nel mio cuore, questo film è la dimostrazione che storie d’amore tra donne potrebbero entrare tranquillamente nel panorama dei film mainstream senza quelle tremende scene di sesso soft porn e aggressivamente filtrate dalla male gaze. Penso sia una delle commedie che mi ha lasciato più l’amaro in bocca tra quelle che ho visto negli ultimi anni.


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  1. Paolo

    16 aprile

    anche La vita d’adele ha raccontato con sensibilità una storia d’amore tra due donne

  2. Marta Corato

    16 aprile

    Non sono sicura del senso del tuo commento, ma:

    1) Blue is the warmest colour è esattamente il film a cui mi riferivo in quanto a scene di sesso soft porn e male gaze. Ne parliamo di più il mese prossimo, porta pazienza.

    2) Questo post parla solo dei film che ho visto al BFI Flare del 2015. BITWC è un film del 2013.

  3. Paolo

    16 aprile

    quelle scene di sesso non sono così “soft” (e neanche porno secondo me), sono sicuramente esplicite, crude, carnali (come al cinema non s’erano mai viste forse), bellissime e niente affatto gratuite, parlare di “male gaze” per questo film (e non solo) secondo me è sbagliato . Aspetterò comunque di leggere l’articolo del mese prossimo, grazie

  4. Marta Corato

    17 aprile

    le scene di sesso esplicite ma non da film porno sono il softcore porn. #themoreyouknow

  5. Marta Magni

    17 aprile

    “La vita d’adele ha raccontato con sensibilità una storia d’amore tra due donne.”
    Ehm, no. Posto che le storie d’amore fra due donne non necessitano della sensibilità di un delicato fiore, il male gaze in Blue is the warmest colour è imperante, e perfino una trashata come Girltrash: All Night Long è più verosimile di Kechiche.

  6. Marta Magni

    17 aprile

    Dopodiché grazie Marta per Appropriate Behavior, questi me li recupero tutti. The Duke of Burgundy merita le lodi che sta incassando?

  7. Paolo

    17 aprile

    quando ho parlato di sensibilità non intendevo quella di “un delicato fiore”, e sopratutto credo che ogni storia d’amore possa essere raccontata con sensibilità a prescindere dal genere dei suoi protagonisti. Sul film di Kechiche (forse anche sul softporn) abbiamo pareri diversi

  8. Marta Corato

    18 aprile

    @ Marta – per me the duke of burgundy capolavoro totale. non cedere alla tentazione di chiudere tutto dopo i primi venti minuti di WHAT, vale la pena di resistere.

    @ Paolo – d’altronde sei un uomo. non come offesa, ma vedi le cose con lo sguardo di un uomo. “male gaze” vuol dire quello, letteralmente. il problema spesso non è il sesso dei protagonisti, ma quello di chi racconta la storia: Kechiche è un uomo cisgender e racconta la storia attraverso lo sguardo di un uomo cisgender. c’è chi riesce a trascendere, ma lui no. te lo racconta come un uomo che dice UUH LE LESBICHE. sad but true.

  9. Paolo

    18 aprile

    come ho detto ho un altro parere sul film di Kechiche e non solo o non tanto perchè sono uomo, non credo (e qui sarai d’accordo) che essere un uomo cisgender sia necessariamente un ostacolo per raccontare in maniera credibile una storia d’amore tra due ragazze (in generale non credo che il sesso di chi racconta impedisca di creare personaggi credibili dell’altro sesso). Comunque sul film di Kechiche ho letto pareri molto diversi anche su diversi siti (anche siti a tematica lgbt) da parte di donne etero e lesbiche che hanno visto il film , alcune la pensano come te (o sono anche più dure), altre invece hanno apprezzato il film e anche la sua regia senza vederci morbosità e la loro interpretazione non è meno valida, checchè se ne dica
    Direi che questo film, come ogni altra opera artistica può essere letta e interpretata diversamente (a prescindere se chi da’ il suo giudizio è uno spettatore/critico o una spettatrice/critica), e nessuna interpretazione può pretendere di essere l’unica corretta e vera

  10. Robin

    21 aprile

    Non riesco a recuperare Do I Sound Gay :/

  11. Marta Corato

    22 aprile

    @Robin, sono film nuovi, quindi non sono ancora necessariamente usciti 🙂

  12. Daina

    22 aprile

    Se volete guardarvi una commedia carina con una protagonista trans guardatemi Boy meets girl, è un film piacevole senza le pretese del film “impegnato” ma che proprio per questo ha il pregio di farti empatizzare con la protagonista senza quei sentimenti un po’ di pietà che si provano a volte per il diverso/caso umano/emarginato/debole; è un film che parla di persone e non di categorie e per questo l’ho apprezzato molto.

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