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La Bellezza che non c’è: recensione del fume...

La Bellezza che non c’è: recensione del fumetto di Kerascoët e Hubert

** Attenzione: questo articolo contiene riferimenti a molestie e violenza sessuale **

Quando ho iniziato a leggere Bellezza, il fumetto di Hubert Boulard (sceneggiatore e colorista) e Kerascoët (pseudonimo dei due disegnatori francesi Sébastien Cosset e Marie Pommepuy), mi è venuto da ridere.

Ambientato in epoca medievale, ha per protagonista una ragazza di nome Baccalà che…
Sì, Baccalà. La poverina ha questo soprannome perché, avendo sempre da pulire il pesce alle dipendenze di una matrona che la odia, si porta appresso questo odore repellente, attirandosi così le canzonature di tutto il villaggio. Ho sorriso perché anche uno dei miei venetissimi cuginetti una volta mi ha chiamata Baccalà*, quando ero stata in visita a casa sua: dovrò cambiare deodorante?

Dopo quelle prime pagine, però non ho riso molto.

Bellezza, perfetto libro da Book Club, di cui potreste discutere per ore, una storia che non raccomanderei alle persone di età inferiore ai 14 anni, mi ha fatta discretamente infuriare.

Come accennavo, la storia è quella di Baccalà, ragazza di umili origini, che con la madre lavora alle dipendenze di un’acida signora locale. Derisa e scansata da tutti per via del suo cattivo odore e del suo aspetto (niente mento, orecchie a sventola e occhi in fuori), un giorno viene mandata a raccogliere la legna del bosco (“E tu vai a cercare legna nella foresta. Spero che qualche lupo ti sbrani!”).

Mentre si trova sola in mezzo alla macchia, viene presa dallo sconforto, finendo a dialogare con un rospo: nel commuoversi lo bagna con le sue lacrime e questo inconsapevole gesto di pietà, libera la fata Mab, che era rimasta imprigionata in quel corpo gracidante. Costei, piena di riconoscenza le chiede quale cosa desidera di più al mondo, per regalargliela. E Baccalà risponde: “La bellezza”.

Mab esprime il suo desiderio, ma non prima di averla rimessa al suo posto. La fata infatti non ha il potere di concedere a lei, che è una povera serva, una delle qualità più alte riservate alle figlie dei Re: non può renderla bella, ma può cambiare il modo in cui il suo aspetto fisico verrà percepito dagli altri. Baccalà rimarrà ciò che è sempre stata, ma gli altri la percepiranno in modo diverso. Per gli altri lei sarà Bellezza.

Seppur umiliata dalla puntualizzazione della fata, Baccalà ci mette poco meno di due pagine per rendersi conto che il desiderio è stato realizzato e che questo le procurerà nei guai. Il primo uomo che incontra (il marito dell’odiata madrina!) sembra ipnotizzato dalla sua beltà, e subito allunga le mani (“E il tuo collo è così morbido, vorrei morderti tutta… I tuoi seni poi, sembrano chiamare le mie mani, fammeli toccare”). Si scansa da lui, ma questo non le risparmia le ire di sua moglie, che la manda a dormire dandole della “svergognata”.

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Questo è solo il primo di una serie di episodi di slut shaming che Bellezza (d’ora in avanti verrà chiamata così) dovrà affrontare. La nuova qualità acquisita le aprirà molte porte: la sua condizione sociale in primis ne guadagnerà, portandola da sguattera ad essere regina, ma le costerà anche moltissima sofferenza. Saranno numerose le vite stroncate a causa sua, ma anche le angherie da subire.

Era da un po’ di tempo che un fumetto non turbava così nel profondo la mia sensibilità di lettrice. Prima di questo (insospettabile), forse Palomar di Beto Hermandez (con la sua realtà machista, dove le donne vivevano momenti di grande oppressione, sebbene intervallati da sporadici sprazzi di riscossa), o La cronaca degli insetti umani di Osamu Tezuka, con la scena in cui il marito della protagonista la prende con forza per metterla incinta. O ancora Luchadoras di Peggy Adam, che però meriterebbe un parentesi separata, dal momento che la violenza non capitava come sorpresa, ma costituiva l’asse portante di quella storia drammatica.

Mi sento dunque di ammonire sui contenuti del volume e piazzare in bella vista un trigger warning. Non mancano episodi di molestie e tentativi (anche riusciti) di stupro ai danni della protagonista. Tuttavia, a differenza dei libri che citavo, qui gli autori fanno un grosso intervento per mitigare l’orrore di certe scene, per non urtare eccessivamente la sensibilità del lettore. Non c’è niente di esplicito, in Bellezza.

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La storia era stata pubblicata a puntate sul settimanale franco-belga Spirou, prima di essere raccolta in una trilogia dalla casa editrice francese Dupuis, e poi essere assemblata nell’integrale di 144 pagine che possiamo leggere oggi in italiano grazie a Bao Publishing. Il pubblico di Spirou è ampio, comprende anche fasce d’età molto giovani, per questo motivo il duo di disegnatori ha addolcito la forma con cui ritrae ciò che accade, pur non alterando le “basi oscure” del racconto. Il disegno delicato, molto pulito, rientra nella tradizione della linea chiara, e risulta estremamente raffinato in combinazione con l’oro della bicromia.

Gli autori operano di fino anche sulla forma della fiaba, di cui rivisitano gli aspetti più classici. Non ci sono eroi solidi, in questa storia. I personaggi ascrivibili alla categoria dei “buoni”, vengono continuamente messi in discussione, per cui il principe non è l’uomo perfetto che arriva e porta in salvo, ma una persona insicura e cocciuta, che vuole Bellezza costi quel che costi.

La stessa Baccalà non è una povera vittima del destino, ma una persona egoista (che sottrae al villaggio le scorte di grano per poterle consumare a suo piacimento a corte), che si trova a gestire un doppio potere (il regno da un lato, il suo aspetto dall’altro), con eccessiva superficialità. La comprimaria principessa Claudine, descritta come intelligente, autorevole, indipendente, potrebbe essere il personaggio che tutti attendavamo per vedere finalmente il riscatto femminile, finisce anche lei per mostrarsi insofferente a Bellezza, giocandosi poi la carta della rivale.

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Particolare della copertina del terzo (e ultimo) volume della trilogia – Comuni mortali

Se pensavate di trovarvi di fronte all’ennesimo racconto del brutto anatroccolo cui vengono donate per magia grazia e avvenenza, portandolo automaticamente verso il riconoscimento di sé e del proprio valore, rimarrete delusi. Baccalà non può nemmeno godere a pieno del dono che le è stato fatto, perché lei non riesce a vedersi bella.

Sono gli altri che la vedono così e, in questo senso, è geniale l’escamotage messo in atto dai disegnatori, che ci mostrano il vero aspetto di Baccalà nei momenti in cui riusciamo ad entrare nella sua testa ed empatizzare con lei, e in quelli in cui sono gli occhi altrui a posarsi su di lei ci mostrano Bellezza. Ma ciò che vedono in lei è un bello estremo, radicalmente sensuale, irresistibile. Un bello che non suscita la venerazione e il rispetto che potrebbero suscitare in noi alcune bellezze universali come le sculture di Canova (o Christian Bale). Bellezza è eccitante, provocante: così la vedono i suoi compaesani, i suoi sudditi, gli altri sovrani, e questo non può che generare il caos.

Ad una prima lettura, Bellezza sembra una fiaba classica che ci ammonisce circa la nostra tendenza a desiderare cose che poi ci metteranno nei pasticci. In realtà è molto di più: Bellezza è un libro sulla brutalità del genere umano, la narrazione della deriva cui vanità e bellezza possono condurre. Uomini e donne, nessuno si salva in questo affresco di grettezza, pregiudizi e diritti calpestati. E forse proprio da questa epifania si origina la mia irritazione.

Quanto può essere doloroso constatare la pochezza del genere umano?

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L’integrale (che ha un prezzo onesto di 21 Euro) si presenta splendidamente nel suo cartonato con copertina rosa fluo verniciata, dotata di elementi in rilievo; i suoi interni di carta avoriata, stampati in bicromia nero e oro e il dorso illustrato.

 

*A quanto pare era una parola che avevano imparato da poco a scuola, e usavano per prendersi in giro in classe. Come se in Romagna si chiamassero a vicenda “Piadina”. Tipico.


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  1. Laura Vivacqua

    13 marzo

    Ho letto anch’io Bellezza poco dopo la sua uscita in Italia, e dal mio personale punto di vista penso che l’analisi di quest’opera vada fatta tenendo conto di qualche altro aspetto che, se non giustifica gli elementi negativi puntualizzati da Valeria, li contestualizza in un’epoca e in un modus narrativo appartenenti ad un passato in cui, storicamente, certi atteggiamenti e quella condizione della donna erano effettivamente attestati. Non fa piacere ricordarlo, non è giusto che sia stato così, ma si tratta pur sempre di un punto di partenza doloroso per una riflessione che tenda al miglioramento della suddetta situazione, una testimonianza di errori dati dall’ignoranza e dal contesto sociale e storico del periodo che debbono ricordarci come nel presente l’evoluzione abbia fatto il suo e sarebbe ora che, ricordando quanto fossero brutali e sbagliati, certi atteggiamenti vadano estirpati.
    ‘Slut-shaming’ è un termine che non credo del tutto corretto da applicare a Bellezza. Se sembra al centro della vicenda, in realtà secondo me è la manifestazione più concreta di un senso più profondo della storia. In primis potrebbe essere visto come la conseguenza della non accettazione di sé: certo all’epoca (immagino pseudo medievale?) era difficile accettarsi come bruttine in una società in cui l’aspetto e la dote erano i fondamenti per un futuro sicuro e felice, ma di fatto Baccalà si auto-consegna al volere di una fata malvagia perchè non riesce a vedere in sé qualità superiori ad un bell’aspetto che potrebbero darle la forza di ignorare i commenti superficiali delle persone che la circondano. Se Baccalà puntasse sull’impegno, sull’intelletto, sull’onestà di spirito, sulla correttezza, su tante altre qualità positive in una persona (non in una donna), non sentirebbe il bisogno di ricorrere alla magia per ingannare chi la circonda. Ricordo, però, che stiamo parlando di un’atmosfera da fiaba, dunque di un’ambientazione di supposto Medioevo, in cui tutti questi discorsi era molto difficile farli, vuoi per il contesto sociale, vuoi per mancanza di istruzione, vuoi per orizzonti limitati dati dalla scarsa conoscenza del mondo, vuoi per la posizione di inferiorità cui le donne erano relegate. Non dico che era scontato, ma era piuttosto ovvio che una fanciulla desiderasse essere bella, più che intelligente, avendo a disposizione scarsi mezzi per compensare una tale ‘mancanza’.
    Il termine ‘slut-shaming’ secondo me non è corretto anche perché, di fatto, il trattamento che Baccalà-Bellezza riceve e i maltrattamenti che subisce penso siano presentati dagli autori come una diretta conseguenza delle sue mancanze personali altre – il dispotismo, l’immaturità, la scorrettezza. Secondo me Bellezza non viene abusata perché troppo provocante, ma per la sua principale colpa – ossia quello di cui ho scritto poco più su, la poca consapevolezza di sé e la debolezza di spirito che l’hanno portata a pensare di poter compensare alla sua sfortuna con l’aspetto fisico. Infatti, tutte le sue sfortune alla fine della storia la fortificano, e la portano ad utilizzare la sua principale ‘sfortuna’, causa di tante altre sfortune, come un punto di forza capace di irretire il nemico e di confinare all’isolamento la fata cattiva.
    Non dimentichiamo anche la componente più mistica e fiabesca alla base della storia, la competizione tra la fata cattiva assetata di potere, malvagia e capricciosa, e la fata buona, un’assennata regina capace di far funzionare il suo mondo soprannaturale e di rendere tutti felici con il suo senso di giustizia e la sua onestà. Quello che voglio insomma dire è che credo si debba tener conto del contesto, del filo conduttore della storia di fatto irreale e fantastica, e che a differenza di altre storie ugualmente fantastiche in cui si possono trovare spunti attuali, non penso si adatti del tutto ad un’interpretazione femminista e di carattere moderno come quella effettuata da Valeria (che, conoscendola, so avere una conoscenza fumettistica infinita e che nondimeno stimo un sacco, spero si capisca che il mio è solo un parere personale e di interpretazione soggettiva e nient’affatto sminuente della sua analisi!).
    Anch’io ho avuto una serie di sensazioni sgradevoli nel trattamento subito da Bellezza, e il fatto che il personaggio non fosse dei più amabili non lo ha certo giustificato – una ragazza molto bella ma al contempo sciocca e un pò cattiva non merita certo di essere abusata a mò di ‘punizione’ per com’è fatta. Semplicemente, ripeto, credo che quest’opera abbia una serie di piani di lettura che andrebbero tenuti in conto per osservare la vicenda di Baccalà nel modo più trasparente possibile. (:

  2. Paolo

    13 marzo

    Recensione interessante. Osservo che se una bellezza sensuale non ci ispira rispetto è tutto un problema della nostra mentalità. Personalmente non ho problemi a rispettare una persona, sia che la trovi sessualmente attraente sia che no. Desiderio erotico e rispetto non si escludono necessariamente a vicenda, per fortuna..quando questo succede la colpa è di chi manca di rispetto

  3. Valeria Righele

    13 marzo

    @Laura: Non mi piacciono le analisi che scavano nei prodotti culturali per trovare ad ogni costo un difetto da criticare, ma qui, con “Bellezza”, non si poteva non parlare del trattamento che la protagonista riceve solo perché è (diventata) bella.
    Non difendo il suo carattere, ho sottolineato che Baccalà è superficiale ed egoista (su questo siamo d’accordo, è insopportabile), ma ciò non giustifica nel modo più assoluto il comportamento che gli altri hanno nei suoi confronti! Re Cinghiale non abusa di lei perché è una Regina debole di spirito.

    Da quando smettiamo di criticare un’aberrazione solo perché accaduta in un contesto immaginifico o del passato? Non mi pare che la storia di Barbablù sia stata trattata diversamente. Quindi cosa cambia, qui? Certi atteggiamenti che i reali, i sudditi hanno verso Bellezza fanno male, perché sono assolutamente attuali. Il termine “Slut-shaming” è sicuramente moderno, ma non per questo non applicabile retroattivamente.

  4. mATTEO

    14 marzo

    mah… dire che Bellezza ci ha “fatto infuriare” basandosi soprattutto sui comportamenti negativi di alcuni personaggi è un po’ come “infuriarsi” perchè in Maus (per esempio) i nazisti ..come dire.. fanno i nazisti.
    Sembra quasi non tu l’abbia letto fino in fondo: c’è un riscatto per Baccalà/Bellezza, fortunatamente non il solito “ora che è bella va tutto bene”, ma una bella evoluzione del personaggio attraverso un’altalena fra vittima e carnefice, fino al raggiungimento della maturità.
    L’epilogo, poi, è bello e divertente.

    Non credo che ci sia un messaggio negativo di fondo.
    Il genere umano è formato da bestie, e questo si sa, ma una cosa lo può riscattare: L’ISTRUZIONE.
    Non so se hai notato che da quando Baccalà impara a leggere e scrivere con la figlia cambia radicalmente.

  5. Valeria Righele

    17 marzo

    @Matteo: Ma se non si provano emozioni forti per i modi in cui “i cattivi” si comportano come tali, allora what’s the point? Con (il meraviglioso) Maus il discorso è diverso anche perché sappiamo da subito che i nazisti SONO i cattivi, mentre qui la serie di reazioni a catena provocata dalla Nuova Baccalà giunge inaspettata. In Maus sei angosciato dai gatti, ogni vignetta in cui appaiono ti mozza il fiato, mentre qui non sobbalzi all’arrivo di ogni personaggio di sesso maschile. O semplicemente, io e te non siamo incazzati con i nazisti di Maus, ma chi ci dice che un ebreo che lo legga non provi quel senso di prurito alle mani? Ognuno ha una causa che gli sta particolarmente a cuore, per il quale la miccia è sempre accesa. Nel mio caso, vedere personaggi femminili trattati in quel modo è insopportabile. Non c’è niente da fare.

    Non c’è un messaggio negativo di fondo, non ho detto questo. Di fondo c’è un’amara riflessione degli autori sul comportamento degli uomini e le loro debolezze. L’istruzione viene in parte celebrata (certo), in parte però anche messa in discussione (il personaggio di Claudine, che citavo, era esempio di intelligenza, ma di fatto questa dote non bastava a renderla un’eroina). E Bellezza una volta arrivata al capolinea della sua avventura si ritira per stare bene con se stessa. A me sembrava dolcemaro come finale, il suo cosiddetto riscatto è monco: non vuole più farsi vedere dagli altri – non si sono redenti i cattivi di cui parlavamo prima, è stata lei che si è adattata alla sua condizione.

  6. PoisonAPPLE

    17 marzo

    È grazie alla tua recensione se Sabato sono corsa in libreria per cercare febbrilmente questo fumetto e comprarlo.
    Mi aveva troppo incuriosito.
    Il disegno rientra in quello stile semplice e squisitamente imperfetto che adoro.
    Mi sembrava doveroso fare una visita qui, insomma, visto che da questo articolo sono arrivata a Beaute.

    Io la storia l’ho trovata gradevole.

    Evito una recensione perché gli aspetti sono tanti ed io non sono un granchè a scrivere.
    Apprezzo il tuo punto di vista anche se discordo su qualche cosa ma ehi, intanto sono arrivata al libro tramite quest’articolo che incuriosisce al punto giusto no?

  7. Valeria Righele

    18 marzo

    @Poisonapple: Mi fa piacere sapere che la recensione ti ha incuriosito tanto da comprarlo. Grazie per esser tornata a raccontarmelo!
    Non dobbiamo andare tutti d’accordo per forza, ad ogni modo. Io stavo esplicitando le mie opinioni post lettura, ognuno è libero di interpretare la storia come vuole! Dicevo per l’appunto, “Bellezza” è perfetto per un ipotetico book club perché non c’è un modo univoco per leggerlo, ed è interessante confrontarsi con altri per vedere cosa “loro” ci hanno visto.

  8. giorgeliot

    11 maggio

    ancora prima di leggerlo: ci sono delle cose che mi hanno ricordato questo -> http://en.wikipedia.org/wiki/Kanashimi_no_Belladonna

    lo conoscete?

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