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Immaginare le possibilità con Barbie – o for...

Immaginare le possibilità con Barbie – o forse no

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Qualche anno fa, scrivevo del disagio che provo quando penso a Barbie: da un lato è stato uno dei miei giochi preferiti per i primi dieci (forse dodici, o quattordici) anni della mia vita. Dall’altro, ho fatto molta fatica a conciliare il mio amore per questo giocattolo con il fatto che sia l’incubo di ogni femminista.

Negli ultimi anni, grazie anche al fatto che le lezioni del femminismo stiano diventando più diffuse e i genitori più svegli, il fascino di Barbie è gradualmente svanito e le vendite sono diminuite drasticamente.

Dopo vari tentativi piuttosto penosi, a ottobre 2015 la nuova campagna di Barbie sembra puntare tutto sull’unico punto positivo del prodotto, e cioè che la bambola può diventare chi vuole. La nuova pubblicità si intitola Imagine The Possibilities e mostra delle bambine nel ruolo di professoressa, allenatrice, veterinaria, donna d’affari.

 

La mia prima reazione alla pubblicità è stata positiva. Le bambine protagoniste fanno riderissimo e l’espressione “Knees UP, like a unicorn!” è già entrata nel mio linguaggio quotidiano.

Un po’ come succede con le pubblicità di Dove, ad ogni modo, il mio entusiasmo è presto svanito durante le visioni successive. Ovviamente Mattel ha cambiato strategia di marketing per adattarsi alla “moda” del femminismo, questo non ve lo devo dire. Ad ogni modo, è interessante osservare che abbia cambiato solo la strategia di marketing, lasciando il suo prodotto fondamentalmente inalterato.

Come dice Jessica Valenti nella sua reazione a Imagine The Possibilities, “Le immaginazioni [di chi gioca] sono limitate quando le bambine vengono dotate soltanto un’idea rigidamente definita di che aspetto abbia una donna. E nel caso di Barbie: ha l’aspetto dell’impossibile“. Barbie rimane magra e alta con proporzioni inumane, sempre abile e quasi sempre bianca.

Il titolo di un altro articolo sul Washington Post, stavolta entusiasta, è: “Finally! A Barbie ad that’s empowering, adorable and just about perfect”, finalmente una pubblicità della Barbie che è empowering, adorabile e quasi perfetta. Come se Barbie non fosse sempre stata quintessenzialmente “adorabile” e “perfetta”.

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“Sì pronto, c’è una cretina di fianco a me che ride da sola”

Mi ha lasciato l’amaro in bocca anche il fatto che le bambine non stiano svolgendo il loro lavoro in maniera competente – come succederebbe in, non so, la pubblicità del Meccano – ma si limitino a indossare un tailleur in miniatura e dire castronerie, perché non vorrai mica che facciano sul serio. Non mi sembra che ci siano stati grandi passi in avanti rispetto alla debacle di Barbie Computer Engineer, in cui la protagonista non era praticamente in grado di accendere un computer da sola.

Le bambine della pubblicità non stanno certo “sfidando gli stereotipi di genere” come avanzano i titoli di alcuni altri articoli. In fondo, Imagine The Possibilities non ha assolutamente niente di nuovo rispetto a qualsiasi altra pubblicità di Barbie: le bambine fanno lavori sdoganati da tempo, sono carine, adorabili, ben curate. È una pubblicità carina? Certo. Ci sta dicendo qualcosa di nuovo e dovrebbe farci sperare in Mattel? No, certo che no.

 

 


RELATED POST

  1. Paolo

    5 novembre

    Tailleur a parte le bambine hanno un aspetto comune a quell’età, non sono adultizzate in maniera innaturale per fortuna ma ciò che voglio sottolineare è questo:
    “le bambine fanno lavori sdoganati da tempo..”
    bè nel video si vede anche una bimba allenatrice, non mi sembra che le donne allenatrici di sportivi uomini siano così “sdoganate” ma se mi sbaglio ne sono felice

  2. fan di "paolo"

    6 novembre

    Ecco, mi mancava l’ennesimo intervento di “Paolo” che, come in tutti i suoi fottuti altri commenti, cerca a tutti i costi di minimizzare i problemi descritti negli articoli di Soft Revolution Zine.

    “Paolo”: sempre a ridurre la portata delle discriminazioni che vengono raccontate, ma sempre con un tono umile e accomodante (“se mi sbaglio ne sono felice”? ma vai a farti fottere, ipocrita).

    “Paolo”, ma non ce l’hai un blog tutto tuo? Sarei ansioso di venire a farti sapere -quotidianamente- la mia opinione su quello che ci scrivi.

  3. Paolo

    6 novembre

    non sono affatto un ipocrita, e non minimizzo nulla quando faccio notare che nell’ambiente sportivo la donna che allena gli uomini non mi pare sdoganata. Che tu ci creda o no quel “se mi sbaglio ne sono felice” è assolutamente sincero

  4. FAN DEL fan di "paolo"

    10 novembre

    “Paolo” minimizza i problemi descritti da Soft Revolution Zine, è un fatto. Quando nega di farlo, nega l’evidenza.

    Nel suo commento, scrive che “nel video si vede anche una bimba allenatrice” e cerca di corregge (con paterna pazienza…) l’autrice rispetto a quanto siano diffuse le allenatrici di atleti maschili.

    Peccato che in questo articolo Marta Corato spieghi anche che (come le altre bambine dello spot) la piccola allenatrice è solo un’adorabile bambolina. Basta guardare le espressioni degli atleti: tutti ridacchiano, nessuno la prende minimamente sul serio.

    Il senso dell’articolo è che non c’è stato nessun passo in avanti. È detto chiaramente nel paragrafo conclusivo, e i motivi sono specificamente spiegati nel quinto e nell’ottavo paragrafo.
    Questo è il problema descritto dall’articolo.

  5. Paolo

    11 novembre

    non ho mai scritto che questo spot è un capolavoro di progressismo, quanto alla velata accusa di “paternalismo”, ciò che voi chiamate “paterna pazienza” è il tono standard che quasi sempre utilizzo sul web con qualunque interlocutore, di qualunque genere sia, e anche quando mi altero devo dire che non sono solito mandare la gente a “farsi fottere”, a differenza del mio fan

  6. Paolo

    11 novembre

    chiarisco comunque che non ho nulla in contrario al fottere e al farsi fottere purchè tutti i soggetti siano consenzienti e reciprocamente attratti

  7. fan del phon del fan di paolo

    11 novembre

    “non ho mai scritto che questo spot è un capolavoro di progressismo”
    Questa risposta si chiama “Fallacia logica” (nessuno ha sostenuto che tu avessi scritto ciò).

    “la velata accusa di paternalismo, ciò che voi chiamate paterna pazienza è il tono standard che quasi sempre utilizzo sul web”
    Ecco, appunto. Vedi che sai di esserlo. Paternalista, senza veli, quasi sempre.

    Non c’è nulla di particolarmente positivo nel risparmiare insulti a chi se li merita.

    Tutti i giorni -senza usare parolacce- un sacco di gente orribile si gode i propri privilegi e opprime gli altri.

    “Paolo” fa la sua parte in questo cercando di ridurre la gravità delle discriminazioni che Soft Revolution racconta – sempre con toni accomodanti e “beneducati”.

  8. Paolo

    12 novembre

    questi sono i miei toni e non intendo cambiarli. Ovviamente i vostri giudizi su di me sono sbagliati ma francamente non ho voglia di difendermi: volete credere che io faccia parte della gente orribile che opprime gli altri? Che io sia un maschilista paternalista che merita insulti? Credetelo, insultatemi come volete. Io continuerò a scrivere ciò che penso coi miei toni (toni che uso quasi sempre con qualunque interlocutore di qualunque genere) e anche voi farete lo stesso.

  9. PHON DEL FAN DI FINN L'AVVENTURIERO

    12 novembre

    Non “voglio” “credere” che tu opprima gli altri.

    *Rilevo che lo fai.*

    Descrivo come contribuisci a opprimere gli altri ogni volta che una forma di oppressione viene raccontata su questo sito, e arrivi tu a commentare che in fondo le cose non vanno così male.

    Insinuando indirettamente che le donne si lamentino esageratamente.
    Perpetuando lo status quo.

    Sei *tu* a essere fuori posto, qui.

  10. Paolo

    12 novembre

    se sono fuori posto esiste il ban quindi se chi di dovere mi ritiene un ospite sgradito può agevolmente mandarmi via, io non insinuo assolutamente quel che mi attribuite, ma se è sufficiente fare interventi come i miei nei toni in cui li faccio per essere considerati oppressori, disturbatori e quanto di peggio ne prendo atto

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