Crea sito
READING

L’abilità dell’artista: di Sue Austin,...

L’abilità dell’artista: di Sue Austin, Claire Cunningham e Caroline Bowditch

Stella Young è stata una comica e giornalista australiana.

Stella Young

Stella Young

Durante l’adolescenza è stata insignita di un premio per le sue conquiste da un’organizzazione comunitaria locale. Tutto splendido, se non fosse per il fatto che, come lei stessa candidamente ammette in una Ted Talk dell’aprile 2014:

I wasn’t doing anything that could be considered an achievement if you took disability out of the equation.

(Non stavo facendo nulla che potesse considerarsi una conquista, se si eliminava la disabilità dall’equazione.)

Stella sottolinea come i disabili siano spesso stati oggettificati a beneficio di chi non lo è, diventando materiale d’ispirazione costante per quelle persone che guardandoli pensano “la mia vita non è fantastica, ma almeno non sono in sedia a rotelle”. Stella ironizza inoltre sul fatto che i disabili vengono considerati speciali perché riescono a vivere normalmente nonostante la Cosa Cattiva (la disabilità) che li affligge:

Well, ladies and gentlemen, I’m afraid I’m going to disappoint you dramatically. I am not here to inspire you. I am here to tell you that we have been lied to about disability. Yeah, we’ve been sold the lie that disability is a Bad Thing, capital B, capital T. It’s a bad thing, and to live with a disability makes you exceptional. It’s not a bad thing, and it doesn’t make you exceptional.

(Dunque signori e signore, temo che vi deluderò drammaticamente. Non sono qui per ispirarvi. Sono qui per dirvi che vi hanno mentito riguardo la disabilità. Sì, ci hanno venduto la bugia che la disabilità sia una Cosa Cattiva. E’ una cosa cattiva, e vivere con una disabilità ti rende eccezionale. Non è una cosa cattiva, e non ti rende speciale.)

Non so voi, ma ho sempre detestato questa retorica del “c’è chi sta peggio, non ti dovresti lamentare”. Ho sempre pensato che è una cosa riconoscere le difficoltà di una persona, ma è tutt’altra cosa ammirarla perché riesce a gestirle più o meno bene: l’idea dell’eroismo quotidiano che glorifica una persona diversamente abile in quanto tale e non in quanto a personalità e talento mi ha sempre puzzato di discriminazione buonista.

La talk di Stella Young si conclude con una frase piuttosto iconica, che vale la pena di riportare per intero:

I want to live in a world where a 15-year-old girl sitting in her bedroom watching “Buffy the Vampire Slayer” isn’t referred to as achieving anything because she’s doing it sitting down.

(Voglio vivere in un mondo dove una quindicenne seduta nella sua stanza a guardare “Buffy l’Ammazza Vampiri” non viene additata come qualcuno che ha conseguito qualcosa in particolare perché lo sta facendo da seduta.)

Se come me avete voglia di dare una rinfrescata al modo canonico di pensare al concetto di disabile come altro rispetto al normale, questo è un buon momento. Se c’è qualcosa che vi disturba nel modo di ammirare gli sforzi quotidiani di queste persone come segni di un eroismo fuori dal comune, siete nel posto giusto. Se poi non sopportate l’apprezzamento esagerato nei confronti del lavoro di qualcuno che ce l’ha fatta a vivere una vita qualunque nonostante il fatto che sia disabile, siamo già sulla stessa lunghezza d’onda.

Vi presento tre artiste che hanno preso lo stigma della disabilità, l’hanno ribaltato come un calzino e l’hanno gettato nella spazzatura: Sue, Claire e Caroline hanno qualche problema, fisico, ma sono fondamentalmente artiste brillanti e creative.

Guardate le loro opere, i video delle loro performance e capirete quello che intendo quando dico che carrozzine, stampelle e simili hanno trasceso la spettacolarizzazione attraverso la disabilità, per diventare complessi macchinari scenici e veicoli subacquei che solo con un talento fuori dal comune potrebbe gestire.

Sue Austin

Sue Austin

Sue Austin

Sue Austin è un’artista visuale e performativa da parecchio tempo, ma ad un certo punto della propria carriera ha iniziato a sperimentare nuovi percorsi artistici usando la propria carrozzina – che lei visibilmente adora. Uno dei risultati migliori è un giro sui fondali oceanici di rara bellezza, con il comfort una sedia motorizzata sotto il sedere. Di miracoloso non c’è niente, di tecnicamente innovativo e geniale tutto: se si potesse fare scuba diving a motore in qualunque club nautico del mondo sarei probabilmente la prima a prenotarmi per un corso.

 

Claire Cunningham

Claire Cunningham

Claire Cunningham

Claire Cunningham ha capito il concetto di reinventarsi una carriera alternativa, e da cantante classica è diventata – non senza duro lavoro – prima una performer e poi una coreografa. In quest’intervista, Claire tocca il tasto talvolta dolente dell’associare l’arte alla disabilità con funzioni strettamente terapeutiche, sottolineando che

The arts are a career for people with impairment, they’re not a therapy and not a leisure activity.

(Le arti sono una carriera per le persone con un handicap, non sono una terapia e non sono un’attività ricreativa.)

Qui il promo di uno dei suoi show più recenti:

 

Caroline Bowditch

Caroline Bowditch

Caroline Bowditch

Mentre frequentava un BA in Performing Arts, Caroline Bowditch si sentiva sempre dire da una professoressa danza – probabilmente impreparata ad avere un’allieva disabile in studio: Go there and just make up your own version. (Vai di là e inventati la tua versione)

Questo è quello che l’artista australiana ma trapiantata a Glasgow ha fatto:

Non solo: Caroline Bowditch è scenografa e coreografa, attualmente in scena con uno spettacolo su Frida Kahlo.


RELATED POST

  1. Paolo

    3 luglio

    glorificare una persona disabile solo perchè tale non ha senso, ma ammirare il modo in cui alcune persone disabili gestiscono o superano le difficoltà derivanti dalla disabilità per poter avere la vita e/o la carriera che vogliono (la disabilità non sarà una Cosa Cattiva ma non è neanche una Cosa Auspicabile) non è buonismo e certamente non esclude l’ammirazione per il talento ove ci fosse come ammiriamo il talento dei normodotati quando ce l’hanno.
    Se è buonismo forse sono un po’ buonista

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.