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Caro, hai preso la pillola oggi?

MALE-Contraception

Illustrazione di Carol Rollo

 

“Non vi farebbe piacere se anche il vostro ragazzo potesse prendere la pillola?”

Sgancio questa domanda apparentemente innocua in una conversazione su WhatsApp fra amiche di lunga data, e attendo trepidante le loro reazioni. Sto sondando il terreno per capire se sono la sola a sperare che un giorno sia possibile condividere davvero l’efficacia e la responsabilità della contraccezione ormonale tra entrambi i sessi, o se la mia è un’utopia mattutina di chi non si è ancora del tutto svegliata.

I due tick a fianco del mio messaggio si illuminano di blu, e le risposte delle tre mie fidate amiche vanno praticamente all’unisono: “Sì, eccome!” oppure “Sarebbe ora che ci fosse!”. Rivolgo una domanda simile al mio partner e ottengo una reazione estremamente positiva: se esistesse, sarebbe sicuramente un’opzione da prendere in considerazione.

Quindi mi chiedo: perché da decenni è in commercio una pletora di forme e varianti della contraccezione ormonale femminile, mentre per gli uomini nel 2015 le opzioni contraccettive sono ancora piuttosto esigue, e nessuna di esse a base di ormoni? L’abissale disparità di sistemi mi lascia perplessa, e decido di guardare più a fondo.

La contraccezione ormonale femminile si basa sull’assunzione di ormoni sintetici (progesterone o estrogeni, o una combinazione dei due) che bloccano l’ovulazione mensile, impedendo che avvenga la fecondazione. Vivendo a Londra, mi rivolgo al sito nazionale in materia di sanità, e trovo conferma del fatto che il modo d’assunzione (cerotti, pillole, anelli vaginali a rilascio ormonale, iniezioni), la quantità e il tipo di ormoni che possono essere assunti variano. Quando utilizzata correttamente, la contraccezione ormonale è ad ogni modo efficace al 99%.

La storia della sperimentazione per la creazione e messa in commercio della moderna contraccezione ormonale femminile si sviluppa su un arco temporale piuttosto breve.
Nel 1946, l’infermiera e attivista per il controllo delle nascite Margaret Sanger collabora alla fondazione dell’International Commitee on Planned Parenthood, che nel 1952 diventerà la più grande organizzazione non governativa in materia di programmazione familiare – conosciuta oggi come International Planned Parenthood Federation. Fra il 1940 e il 1950 la Planned Parenthood Federation of America focalizza i propri sforzi divulgativi nei confronti dello sviluppo tecnologico del nuovo contraccettivo. All’inizio degli anni Cinquanta, Margaret Sanger ottiene il supporto economico di Katherine Dexter McCormick, che darà la spinta definitiva alla ricerca.

Nel 1956 la rivista Science annuncia il successo degli studi clinici, e nel 1960 la US Food and Drug Administration approva la distribuzione del primo contraccettivo ormonale chiamato Enovid, prodotto dalla G.D. Searle and Company. La prima tipologia di pillola non è sicuramente perfetta, ma la sua efficacia e semplicità la rendono un metodo contraccettivo che raggiunge capillarmente milioni di donne, dando loro un controllo sui propri corpi senza precedenti, e permettendo finalmente di sgravare il rapporto vaginale da una funzione strettamente procreativa. Nel frattempo, la ricerca per perfezionare la contraccezione ormonale e renderla sempre più innocua dal punto di vista degli molteplici possibili effetti collaterali non si è mai fermata.

enovid-birth-control-pills

Ironicamente, nel campo ormonale per l’uomo non al momento esiste nulla in commercio. Gli uomini hanno a disposizione metodi barriera come il classico preservativo e gli spermicidi (consigliati solo in congiunzione con altri metodi a barriera come quelli infra-uterini), e la vasectomia. Forse non esiste una domanda sufficiente a giustificare la creazione di un equivalente ormonale in versione maschile?

La contraccezione ormonale maschile è un tema dibattuto, ma sono in molti da tempo ad auspicare più opzioni contraccettive anche per l’uomo.

Sul portale di PubMed, inserendo il termine “male hormonal contraception”, si scoprono cose interessanti. La ricerca di un contraccettivo ormonale che sopprima la produzione di spermatozoi è in realtà in corso già dagli anni Settanta, e numerosi test sono stati condotti per verificarne l’efficacia e la sicurezza. In un articolo del 2010, Manetti e Honig presentano ben 16 differenti tipi di contraccettivi ormonali maschili. In uno studio di Liu Py dello stesso anno vengono presentati alcuni degli effetti collaterali a breve termine del contraccettivo maschile, che sono simili a quelli femminili: propensione all’acne, stanchezza, incremento di peso, cambiamenti di umore, disturbi del sonno. Come suggerisce lo studio, dato che il farmaco non è ancora in commercio, non è possibile determinare i plausibili effetti a lungo termine invece già identificati per le donne: maggiore propensione a contrarre un cancro al seno, trombosi, infertilità e pressione alta.

Nonostante tutta la ricerca già effettuata, quindi, non esiste ancora nessun prodotto in vendita. Nello studio pubblicato nel 2014 sul Journal of Health and Psychology, Lorelle Dismore ipotizza che le case farmaceutiche ritengano il contraccettivo ormonale maschile poco appetibile per una parte del pubblico di riferimento.
Per vederci più chiaro, Dismore ha condotto uno studio per indagare i costrutti sociali alla base dell’atteggiamento maschile di fronte alla possibilità di avvalersi della “pillola per uomo”. I risultati sono estremamente interessanti. Nonostante tutti partecipanti allo studio appaiano positivi all’idea di rendere disponibile la contraccezione ormonale maschile per far avanzare il cambiamento ideologico sulla responsabilità della contraccezione (da materia principalmente femminile a condivisa da ambo i sessi), appare evidente nei partecipanti il disagio di sperimentare questo nuovo tipo di tecnologia, perché tutti gli effetti collaterali non sono tutt’ora conosciuti.

Per scoprire e perfezionare il farmaco è però necessario commercializzare questo tipo di anticoncezionale. Dismore difatti conclude l’articolo scrivendo:

Unless this circle gets broken by some brave men, the male pill will remain a virtual rotating idea for a long time.

tmh-the-male-pill

Come dar loro torto. Assumere questo tipo di contraccettivi per la donna è diventato quasi scontato. Personalmente, ricordo con misto di orrore e sconcerto la facilità con la quale una delle mie prime ginecologhe (mai più frequentata, per la cronaca) mi ha prescritto la pillola, dicendomi che gli esami del sangue li “avremmo fatti più avanti, tu intanto inizia e vedi come va”.

Ricordo con altrettanta ansia il momento in cui ti lanci, finisci un’intera scatola di pillole rosa e poi tiri le somme per valutare gli eventuali danni dovuti al farmaco. Per anni le donne sono state cavie da laboratorio per la loro stessa indipendenza, ma trovo giustamente legittimo ogni dubbio in materia di assunzione di qualcosa che non si sa che effetto avrà.

L’anticoncezionale ormonale femminile nasce dalla necessità prepotente di evitare gravidanze indesiderate: quello maschile dal desiderio di condividere una responsabilità all’interno di una coppia, di sentirsi più sicuri nel fare sesso senza dover affrontare le conseguenze di una paternità imprevista, e in generale essere più coinvolti nel processo di controllo del proprio corpo. Rimanere in controllo della propria capacità riproduttiva è una cosa assolutamente empowering, sia per uomini che per le donne.

Commercializzare un anticoncezionale ormonale maschile potrebbe anche aiutare ad educare al sesso: se si pensa alla pianificazione richiesta dalla donna per ottenere la pillola (visite, esami, prescrizioni, acquisto del farmaco) e al fatto che l’uomo pensa alla contraccezione letteralmente secondi prima del rapporto, si porterebbe ad una responsabilizzazione precoce fin in età adolescenziale. Sfido anche il più conservatore dei genitori di ragazzi adolescenti a rifiutare un’ulteriore alternativa al diventare nonni giovani.

Realizzo anche che il cambiamento avverrebbe nella forma di dover dare più fiducia al proprio partner: dove lui ora si fida di me e della mia pochissima voglia di avere figli, che mi spingono a non dimenticare mai la mia dose giornaliera, dovrei io fidarmi della sua altrettanta voglia di condividere la mancanza di progenie. Quello della contraccezione ormonale maschile è un terreno ancora inesplorato, che mi spinge a però sperare davvero di vedere degli sviluppi concreti molto prima dell’avvento del 22° secolo.


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  1. contezuma

    15 aprile

    Io la prenderei volentieri.

  2. Elena

    26 maggio

    Bell’articolo, complimenti. I diversi metodi contraccettivi ormonali/a barriera (o la loro mancata messa a punto) sono giustamente messi in relazione alla loro valenza social-psicologica, oltre che ricondotti al mero avanzamento scientifico-clinico… La domanda/dubbio “Forse non esiste una domanda sufficiente a giustificare la creazione di un equivalente ormonale in versione maschile?” è anche a mio avviso centrale.

    Permettetemi una precisazione: nel paragrafo su Margaret Sanger, quando si dice “nel 1952 diventerà la più grande organizzazione non governativa in materia di programmazione familiare” il riferimento corretto è all’International Planned Parenthood Federation (e il link corretto è http://www.ippf.org/), federazione di associazioni attive in campo SRHR (sexual and reproductive health and rights) a livello globale, piuttosto che alla Planned Parenthood (http://www.plannedparenthood.org/) che di fatto è la Planned Parenthood Federation of America. Sarei grata alle autrici se potessero inglobare nel testo questa correzione.

  3. Martina Ioriatti

    27 maggio

    Ciao Elena, grazie per la precisazione!

  4. severin

    12 giugno

    ottimo articolo e ritengo l’argomento uno dei punti focali infatti, grazie per il vostro lavoro.

  5. Mario

    26 giugno

    Ma a distanza di un anno ormai, si hanno ulteriori notizie a riguardo? Sono un ragazzo e onestamente non avrei problemi a prenderlo, anzi, sarei ben lieto di poter evitare tale disagio alla mia ragazza

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