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Di simboli e significati: intervista ad Alice Rohr...

Di simboli e significati: intervista ad Alice Rohrwacher

Nelle ore che precedono la mia intervista alla regista Alice Rohrwacher, mi trovo nella sala stampa al May Fair Hotel di Londra, a spiegare a una giornalista svedese e una polacca chi sia Ambra Angiolini, la cui canzone classica T’Appartengo ricorre più volte in Le Meraviglie.

A loro si uniscono un paio di giornalisti inglesi proprio mentre cerco di riassumere i contenuti di Non è la Rai e spiegare la faccenda Mediaset da persona che all’epoca non aveva una coscienza. Quando Non è la Rai ha chiuso, io avevo quattro anni e mezzo.

Verso il punto in cui mi chiedono di tradurre il testo di T’Appartengo, per fortuna, Alice Rohrwacher si materializza (e io mi emoziono tantissimo, e faccio la figura dell’italiana che ride fortissimo alle battute).

“Per voi che vivete fuori dall’Italia è una bella canzone, a un livello così, ‘tenerezza’,” dice rivolgendosi ai miei colleghi non-italiani. “In Italia ha anche un significato politico molto forte, perché [Ambra] è stata molto giudicata, come simbolo di una cosa negativa.” Secondo Rohrwacher, i colpevoli alle spalle di Non è la Rai c’erano, ma erano altri: “Lei era l’ultima ruota del carro. È stata penalizzata tantissimo, e volevo liberarla da questo peso.”

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Le Meraviglie, film che quest’anno ha fruttato a Alice Rohrwacher il Nastro d’argento speciale e il Grand Prix Speciale della giuria al festival di Cannes, è ambientato negli anni ’90, in un’Umbria rurale e remota: “Anche in campagna, anche nel posto più sperduto si cantano le stesse canzoni,” spiega Rohrwacher.

Gelsomina e le sue sorelle vivono in un casolare e aiutano loro padre, che fa l’apicoltore. Anche il padre di Alice Rohrwacher e sua sorella Alba è un apicoltore, ma non è per questo che ha scelto il mestiere per il suo film: “È il mestiere più vicino a come io lavoro,” spiega.

“È un po’ assurdo. Normalmente gli uomini lavorano con animali che possono chiudere in una gabbia […]. Con le api è il contrario perché tu non le potrai mai chiudere: il lavoro funziona perché loro sono libere. Anche l’apicoltore più famoso del mondo […] non ha niente, ha delle casse vuote e deve solo sperare che le api non se ne vadano.”

Nella visione di Alice, anche le sue storie sono così: fa finta di averle, ma in realtà sono libere: “Io posso solo chiedere un favore alla storia, posso suggerirle delle cose ma non posso costringerla a fare quello che io voglio.”

Ripensandoci, però, forse la sua infanzia da figlia di un apicoltore ha contato nella scelta: “…E poi conosco molto bene le api ed era più facile.”

L’età di Gelsomina, invece, è la più difficile – è quel momento assurdo in cui non si è né bambine né ragazze. Chiedo ad Alice Rohrwacher che consiglio darebbe a delle ragazze ‘in transizione’: “È giusto tutto quello che sentono, questa tempesta che sentono. Quello che volevo dire a Gelsomina nella fine del film: tutto questo, che a te sembra insormontabile, alla fine passerà.”

“Adesso a te sembra che non ne uscirai mai, invece, ahimè, ne uscirai. Da una parte questo ti deve sollevare, e da una parte ti deve anche far pensare che te lo devi godere. Anche se c’è il dolore. Il dolore vuol dire anche che sei vivo.”

“È una cosa triste e è una cosa bella al tempo stesso.”

Gelsomina si trova a confrontarsi con la star della tv Milly Catena, interpretata da Monica Bellucci: “Volevo fosse un’icona e immaginavo gli extraterrestri. È la televisione, ma come se fosse la televisione degli extraterrestri. […] Ci siamo ispirati proprio ai Visitors.”

Milly presenta un varietà in cui i produttori agricoli locali “si sfidano” usando i loro prodotti, un tipo di programma per niente lontano da quello che si può vedere accendendo la TV. “La televisione non è cattiva per la sua storia […]. Invece volevo dire che è cattiva nel senso etimologico, come un animale in cattività.”

Per tutto il film, Milly Catena si vede solo frontalmente, adornata di gioielli: “Però ad un certo punto riesci a vederla di lato, e vedere che anche lei è la prima vittima.”

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A proposito di parole, le chiedo anche quale sia l’importanza per lei del fatto che il suo essere una donna venga sottolineato costantemente.

“Io penso che ci sono dei nessi tra le parole. Si sta riducendo il valore della parola; le parole nascono con grande complessità, poi dopo si semplificano e alla fine indicano quasi il loro opposto.”

Prendiamo per esempio la parola femminile – i personaggi femminili, il punto di vista femminile: “Nessuno ha detto che vuol dire delicato – femminile vuol dire anche violento, vuol dire anche forte, vuol dire anche sensibile. Vuol dire tutte queste cose insieme.”

Quindi essere delicati non va bene? “La delicatezza è una cosa incredibile, distruggere qualcosa con gentilezza è un atto di coraggio e nessun guerriero al mondo può competere con questo.”

Secondo Rohrwacher, il problema del termine ‘femminile’ sono le giornaliste donne (o forse i giornali per donne?), che vogliono parlare solamente di cosa voglia dire essere donna, della sua vita personale e se sia fidanzata o meno. Quando vengono rimproverate per questo, spiega la regista, rispondono che questo è quello che le donne vogliono sapere.

“Io voglio essere anche chiamata cinema femminile, mi va bene, però non voglio che questo sia sinonimo di una cosa un po’ così [frou frou, interpreto dal suo gesto, ndr]. Allora cominciamo anche a pulire l’idea che noi abbiamo delle donne.”

Foto bonus di Alice e Alba Rohrwacher per farvi vedere il cappotto pazzesco che aveva su il giorno dell'intervista. (Photo by Tim P. Whitby/Getty Images for BFI)

Foto bonus di Alice e Alba Rohrwacher per farvi vedere il cappotto pazzesco che aveva su il giorno dell’intervista. (Photo by Tim P. Whitby/Getty Images for BFI)


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  1. Veronica

    8 gennaio

    I film di Alice mi piacciono perché svelano qualcosa pur rimanendo molto misteriosi. Come immagino sia Alice di persona, che appare così pacata e deve essere una forza della natura.
    Però ho preferito il suo film precedente, Corpo Celeste a Le Meraviglie , forse proprio perché più abbozzato, imperfetto 🙂
    http://www.softrevolutionzine.org/2012/sempre-dalla-parte-delle-bambine-corpo-celeste-a-rohrwacher-2011/

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