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Lo Zen e l’arte della manutenzione di se stessi

“È un mondo difficile”. Qualcuno ci aveva scritto su una canzone, che sembra essere stata presa sul serio da molti come un mantra post-moderno. Lo ripetono il datore di lavoro, l’editorialista di turno, il professore, genitori e persone che ritengono di possedere chissà quale saggezza. Lo stress quotidiano, che siate studenti, lavoratori o disoccupati, o peggio ancora lavoratori non retribuiti, mette a dura prova la resistenza di tutti.

L’esaurimento nervoso non è prerogativa di donne fragili, come viene raccontato in una certa letteratura, ma è un’esperienza reale, tangibile. Ricordo bene lo stato di stress accumulato durante intere sessioni d’esame che sfociavano in mal di testa cronici e problemi di cervicali, dettati da posture sbagliate.

Spesso la soluzione alle nostre piccole disfunzioni quotidiane è più vicina di quanto pensiamo. Allontanare pc, telefoni o altri strumenti di tortura moderna e alzare le chiappette dalla sedia può essere il primo semplice passo verso la vostra salvezza. L’attività fisica non è la sola, sempre consigliata, soluzione per ritrovare l’equilibrio perduto. Ma non è sempre facile, innanzitutto vincere la pigrizia, ma anche solo avere spazio e strumenti adeguati a disposizione. Un’alternativa validissima e di comprovata efficacia anti-stress è una qualsiasi attività manuale-creativa.

La filosofia orientale, per esempio, dà maggiore peso al legame tra corpo e mente e di conseguenza al fatto che il lavoro mentale trovi un equilibrio in un’attività fisica. Nel libro Lo Zen e il tiro con l’arco, il tedesco Eugen Herrigel illustra, in maniera sintetica e intellegibile anche agli occidentali, per quanto forse un po’ approssimativa, i principi della dottrina zen giapponese. Il tiro con l’arco non va inteso come sport, ma come mezzo per raggiungere un profondo stato di connessione tra mente e corpo, tra conscio e inconscio, al pari di un profondo stato di meditazione.

“L’uomo è un essere pensante, ma le sue grandi opere vengono compiute quando non calcola e non pensa. [..] il tiro con l’arco non è fatto per rafforzare i muscoli. Per tirare la corda lei non deve impiegare l’intera forza del suo corpo, ma deve imparare a lasciare alle sue mani di compiere tutto il lavoro, mentre i muscoli delle braccia e delle spalle restano rilassati e non sembrano partecipare all’azione.”

Dopo una strenua esercitazione è possibile raggiungere un livello di allenamento tale che i movimenti non sono più governati dalla volontà, ma prodotti dal corpo stesso involontariamente, come per il respiro. Il tiro con l’arco è solo un esempio delle attività possibili: kendo, ikebana, cerimonia del tè, danza e arti figurative possono degnamente sostituirlo.

Una teoria simile viene ripresa dal libro che riprende il precedente nel titolo Lo zen e l’arte di manutenzione della motocicletta di Robert Pirsig. L’autore si serve della metafora della manutenzione della moto per svelare una sua personale teoria filosofica, così riassunta nella frase

“La vera motocicletta a cui state lavorando è una moto che si chiama voi stessi. La macchina che sembra là fuori e la persona che sembra qui dentro non sono separate”.

Senza necessariamente immergersi nell’esperienza ravvicinata del buddhismo zen o nella meditazione, l’idea di passare attraverso il lavoro manuale per rimettersi un po’ in sesto, per prendersi cura di sé, è veicolata da molto molto lontano. Via libera quindi alle attività che più assecondano i vostri interessi: che sia cucinare, disegnare, creare oggetti inutili ma bellissimiassemblare fanzine. Dedicarsi a simili attività non solo è profondamente liberatorio, ma è un autentico toccasana.

Volete qualcosa da cui partire?

Per rimanere nell’area geografica, prendiamo l’origami, l’arte giapponese del piegare la carta: è un esempio di lavoro manuale che non richiede particolari abilità ma è una garanzia di successo. Un piccolo tutorial per realizzare un segnalibro di carta può essere un ottimo punto di partenza.

Procuratevi un foglio quadrato. Io ne ho usato uno apposta per origami, di 15×15 cm, originale giapponese, con un gioioso pattern estivo. Se non avete a disposizione fogli simili, vi basterà ricavarlo da un normale foglio e ritagliarlo delle dimensioni che preferite, purché quadrato.

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Piegate il foglio a metà per la diagonale, avendo cura che l’eventuale pattern rimanga all’esterno, e poi ripiegate l’angolo superiore verso il basso, così

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Piegate le “ali” laterali in modo che si congiungano con la punta superiore, in questo modo

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Infine, infilate le ali che avete appena piegato nel triangolo ricavato e piegate per bene. Quello che ne risulerà è un quadratino con una taschina triangolare, che va infilata sull’angolo della pagina del libro. IMG_20140622_202104

La parte bianca può essere personalizzata come preferite, con un disegno o magari un messaggio di incoraggiamento per regalarli ai vostri compagni di studio/lavoro in questa terribile sessione estiva che vi separa dalle agognate vacanze.

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  1. Caterina

    2 Luglio

    Oh, ci voleva! Grazie!

  2. martina

    2 Luglio

    Bellissimo post, grazie Veronica

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